È tempo di risparmiare risorse e di riciclarle utilizzando le nostre “miniere urbane”

Le comunità di tutto il mondo unite contro le multinazionali delle miniere

L’esempio della piccola comunità colombiana di Doima in lotta contro Anglo Gold Ashanti

[13 gennaio 2015]

Per molte comunità di tutto il mondo un territorio integro, acqua e aria pulita e la salvaguardia di mezzi di sussistenza vitali sono ottime ragioni per opporsi alle attività più devastanti che hanno a che fare con le miniere. Ora è nata una nuova piattaforma web, ispirata dalle comunità che resistono alle attività minerarie, per creare un network di solidarietà e ampliare il crescente coro di voci che dicono “Yes to life, no to mining”, “Sì alla vita, No all’industria mineraria”.

Tra le piccole comunità che hanno promosso “Si a la vida, no a la mineria” c’è anche quella di Doima, nella Colombia centrale, che rischia un triste destino se il colosso minerario Anglo Gold Ashanti (Aga) riuscirà a farsi strada nel suo territorio. La multinazionale sudafricana vuole trasformare la gola di un vicino fiume in una diga per lo stoccaggio degli sterili della sua miniere d’oro di La Colosa.

La gigantesca diga, che alla fine arriverà a 250 metri di altezza verrà alimentata da un “minerodotto”, una strada lunga più di 100 km che taglierà in due fertili terreni agricoli, ed  alla fine dovrebbero esserci stoccate 1.420 milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Il tutto a monte dei ricchi terreni agricoli ricchi della comunità e del grande fiume Magdalena, la “spina dorsale” della Colombia.

La popolazione di Doima è fortemente consapevole dei pericoli che corre con la diga di La Colosa, rischi che riguardano non solo i servizi ecosistemici e la biodiversità locale, ma quelli dell’intera Colombia.  L’enorme vasca per gli sterili minerari verrebbe realizzata a soli  4 km dalla faglia di Igabue, una delle più sismicamente attive del Sud America e se la diga dovesse crollare le scorie tossiche si riverserebbero a valle fino a raggiungere in soli 10 Km il fiume Magdalena, inquinando l’acqua ed i  terreni agricoli lungo una vasta area conosciuta come “La despensa de Colombia” per la sua fertilità. Purtroppo i crolli delle dighe dei lagunaggi minerari non sono infrequenti.

Ma l’Aga non molla e sta attuando una tattica molto aggressiva e con , l’aiuto delle autorità centrali e la mancanza di consultazione della popolazione, sta cercando di far passare un progetto che prevede l’utilizzo di 530 litri di acqua consumati per ogni grammo di oro prodotto- Ma la gente di Doima non si fa convincere dalla propaganda e dalle promesse e continua a resistere contro  la diga e la miniera.

Negli ultimi tre anni la comunità ha bloccato il ponte che porta a Doima; fatto pressioni sull’amministrazione locale ed il governo nazionale; indetto e vinto un referendum comunitario con 2.971 voti contro 24 e difeso quel voto con successo di fronte alla Corte Constitutional de  Colombia. Ma la cosa che da maggior forza a questa comunità è la notorietà che la sua lotta ha ottenuto in tutto il mondo grazie  alla rete della solidarietà d tra le comunità che si oppongono alle miniere in tutto il mondo.

Su Ecologist Mariana Gomez, un’attivista e antropologa di Doima, spiega che i messaggi di sostegno che sono arrivati dagli alleati internazionali hanno svolto un ruolo fondamentale nel sostenere la resistenza di questa comunità contadina colombiana: «Abbiamo un detto qui: la resistenza è come un fuoco, è necessario continuare ad alimentarla per non farla estinguere. Il sostegno che abbiamo ricevuto ovunque da parte dei nostri alleati ci ha fatto andare avanti. Sappiamo che sono con noi e la company sa di essere sotto osservazione».

Hannibal Rhoades, di Environmental Justice Organizations, Liabilities and Trade, sottolinea che «Incoraggiata da questo sostegno, la gente di Doima ha ottenuto recentemente significative vittorie nella sua campagna per fermare la diga. Il loro processo di solidarietà è stato ora messo in un  un nuovo film, In Solidarity,  condividendo i loro messaggi ed il loro ‘esempio indomabile».

La necessità di una maggiore della solidarietà espressa in modo così semplice e potente a  Doima è stata una fonte di ispirazione per le comunità che, dal Ghana all’Honduras, lottano contro la rapida espansione delle miniere e dell’industria estrattiva. E’ da qui che nasce il network internet di “Yes to life, no to mining” dedicato alla solidarietà e che evidenzia che tutte le comunità sono legate nella lotta per proteggere la vita ed i mezzi di sussistenza ed i servizi ecosistemici dalle minacce poste dalle miniere all’ambiente, alla società ed alle culture locali. La piattaforma web ha sia un’importanza pratica che simbolica.

«Il sito – spiega Rhoades – offre uno spazio alle comunità divise dalla geografia, ma unite  nella resistenza, per riunirsi in un movimento globale di e per le comunità resistenti all’industria mineraria. Consente alle comunità e ai loro alleati per condividere storie di resistenza, di imparare a connetersi tra loro sildarmnte, ad accedere ad informazioni legali e di difesa vitali e ad  organizzare la pressione internazionale per far pendere dalla loro parte la bilancia di lotte locali che rischiano di rimanere sconosciute.

“Yes to life, no to mining” è stato lanciato appena nel dicembre 2014, ma il movimento è già cresciuto fino a comprendere 30 organizzazioni comunitarie ed associazioni loro  alleare nelle Americhe, in Asia, Europa, Africa e Pacifico. Oltre 530 persone hanno assicurato il loro sostegno solidale ed il il movimento sta crescendo ogni giorno con lo slogan «È giunto il momento di dire “Yes to life, no to mining” e di unirsi in solidarietà. Unisciti a noi».

Per saperne di più: http://www.yestolifenotomining.org