L’associazione: «Ingredienti stranieri negli alimenti italiani, i consumatori all'oscuro»

Cosa mangiamo davvero? Coldiretti blocca il Brennero: «Basta col finto made in Italy»

«Dal concentrato di pomodoro cinese all'olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese»

[4 dicembre 2013]

La chiamata di Coldiretti ad una manifestazione per difendere il settore agricolo dalle importazioni di prodotti di bassa qualità che varcano le frontiere, per poi essere spacciati come italiani, è stata ascoltata in massa. Migliaia di agricoltori e allevatori, dalle prime ore di questa mattina, hanno invaso la frontiera del Brennero tra Italia e Austria per la mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia”.

Nell’area di parcheggio “Brennero” al km 1 dell’omonima autostrada (direzione sud Austria-Italia), scelta come campo base della protesta, ci sono trattori e decine di pullman che nella notte hanno portato al valico gli imprenditori agricoli provenienti da tutta Italia. Gli allevatori si sono schierati attorno al tracciato stradale e hanno iniziato a fermare i camion per sapere quale merce arriva e dove va a finire, mentre sono stati sollevati cartelli, indirizzati agli automobilisti in transito, per chiedere di sostenere la proposta di etichettatura obbligatoria per tutti i prodotti alimentari.

«Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali – ha dichiarato il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo – riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani ma fatti con maiali allevati all’estero. Inoltre tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta; oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano non coltivato in Italia e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere».

Secondo il dossier presentato da Coldiretti nell’ambito della mobilitazione, contiene materie prime straniere circa un terzo della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, con i consumatori che peraltro sono all’oscuro di tutto. La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia – ha informato Coldiretti – è dovuta alla ricerca del rifornimento a basso costo e senza preoccupazioni per le conseguenze sulla salute: perciò finisce nel piatto dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese.

«E’ anche necessario – ha aggiunto Moncalvo – che sia resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto spendono per produrre». Secondo un’indagine Coldiretti su dati Unioncamere dall’inizio della crisi (2007) sono state chiuse in Italia quasi 140mila  stalle ed aziende anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy.

«Solo nell’ultimo anno sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati nelle campagne- hanno spiegato da Coldiretti- Oggi l’Italia, anche a causa delle importazioni di minor qualità produce appena il 70 per cento dei prodotti alimentari che consuma ed importa il 40 per cento del latte e carne, il 50 per cento del grano tenero destinato al pane, il 40 per cento del grano duro destinato alla pasta, il 20 per cento del mais e l’80 per cento della soia».

Al contempo dall’inizio della crisi ad oggi le importazioni di prodotti agroalimentari dall’estero sono aumentate in valore del 22 per cento, secondo un’analisi di Coldiretti relativa al commercio estero nei primi otto mesi del 2013. Gli arrivi di carne di maiale sono cresciuti del 16 per cento, mentre le importazioni di cereali, hanno segnato un +45 per cento, con un +24 per cento per il grano e un +49 per cento per il riso. Aumenta anche l’import di latte, +26 per cento e netta è la crescita delle importazioni di frutta e verdura, +33 per cento, con il pomodoro fresco che sovrasta tutti (+59 per cento). «Stiamo svendendo un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che fa bene all’economia all’ambiente e alla salute», ha concluso Moncalvo.

Nell’occasione è intervenuta in difesa del made in Italy, anche il ministro delle politiche agricole Nunzia De Girolamo «Il made in Italy è la grande occasione per il nostro Paese per uscire dalla crisi. Il settore ha sostanzialmente retto- ha aggiunto- occorre insistere specialmente per quanto riguarda la tracciabilità in modo tale da consentire agli agricoltori italiani di essere protetti. Soprattutto  dobbiamo tutelare i consumatori finali che devono sapere da dove arrivano i prodotti e che cosa mangiano», ha concluso il ministro.