Rapporto del governo: la Cina sta diventando un Paese “Dink”

Dalla Cina del figlio unico a quella delle famiglie senza figli?

Sempre più coppie senza più bambini

[22 maggio 2014]

Solo pochi mesi fa il mondo e la Cina hanno accolto con favore la fine della a volte spietata politica del figlio unico imposta dal Partito comunista per evitare sovrappopolazione e fame, ma quel che prima era imposto politicamente oggi sembra diventato una scelta frutto del nuovo stile di vita consumista ed “occidentalizzato”.

Riprendendo il rapporto Foreign Policy cita il romanzo di  Lao She “Quattro generazioni sotto un tetto” che racconta la vita di una famiglia multi-generazionale a Pechino sotto l’occupazione giapponese. Ma da allora la Cina prima maoista e poi turbo-liberista è stata stravolta da massicce migrazioni esterne che hanno cambiato anche le famiglie.

Il Rapporto sullo sviluppo delle famiglie cinesi della Commissione nazionale della Cina per la salute e la pianificazione familiare  (Nhfpc), il primo studio  ufficiale della struttura della famiglia cinese, evidenzia che i cinesi fanno una vita più isolata e con meno figli, un quadro che comincia a preoccupare alcuni economisti cinesi e politici.

Le grandi famiglie “confuciane” sono ormai un ricordo, da decenni le famiglie cinesi si stanno rimpiccolendo e non solo a causa della politica del figlio unico. Prima degli anni ‘50, la famiglia media in Cina era composta da 5,3 persone, nel 1990 era già scesa a 3,96 e nel 2012 aveva raggiunto le 3,02 persone. Dal 2000 è stata la diminuzione del tasso di natalità il principale elemento della contrazione della dimensione della famiglia cinese e in questo hanno svolto un forte ruolo la mobilità geografica ed i cambiamenti dei costumi sociali.

L’impressionante sviluppo cinese, concentrato sulla costa, ha provocato l’immigrazione interna dei lavoratori giovani e le coppie hanno cominciato a sposarsi sempre più tardi e a fare figli sempre più tardi o a non farne affatto, ed ora ci sono sempre più coppie anziane senza figli.

La rapidità con la quale la Cina ha assunto il modello demografico occidentale, che vede nell’Italia uno degli esempi più significativi, è impressionante: Foreign Policy  scrive che «160 milioni di famiglie cinesi, o il 40% del totale nazionale, ora consistere solo in una o due persone». Nel decennio tra il 2000 e il 2010, quando l’urbanizzazione viaggiava a pieno regime, il numero di famiglie con un solo componente è raddoppiato e il numero di famiglie con due dei membri è aumentato del 68%.

Anche l’usanza confuciana di vivere con i genitori fino a che non si è sposati appartiene al passato: nelle aree urbane il 45,4% degli scapoli vive da solo, milioni di giovani cinesi lavorano in città lontanissime dai loro luoghi di origine e anche quando vivono nella stessa città dei loro genitori molti appena iniziano a lavorare si cercano un’altra casa. Così ragazzi e ragazze ritardano il matrimonio e pensano più alla carriera, a risparmiare per comprarsi un’auto o una casa, che a mettere su famiglia, oppure semplicemente aspettano di trovare il compagno giusto, cosa inconcepibile nella Cina rurale.

Secondo il rapporto il numero di famiglie nucleari, cioè una coppia sposata con figli, «E’ declinato significativamente», ma il numero di famiglie “ofdingke”, la traslitterazione cinese di Dink, famiglie “dual income, no kids”, è in aumento, anche se lo studio non dice di quanto.

La Cina che invecchia è ancora in parte diversa dall’Europa e dagli Usa: il 90% degli anziani cinesi vivono in  casa invece che in residenze assistite, ma i loro figli e nipoti sempre più spesso scelgono di non vivere con loro, oppure non possono farlo. Il problema dei vecchi soli è particolarmente grave nelle zone rurali, abbandonate da milioni di giovani braccianti che sono andati a lavorare nelle fabbriche e nei cantieri edili delle metropoli, ma le risorse sociali e sanitarie nella Cina rurale sono relativamente scarse, quindi i vecchi vivono spesso in situazione di estrema povertà. Foreign Policy scrive che «Una nascente rete di sicurezza sociale è in costruzione nelle zone rurali, ma non è ancora particolarmente robusta».

Secondo il rapporto, oltre il 40% degli anziani sopra gli 80 anni vivono completamente da soli ed un altro studio nel 2013 denunciava che 37,5 milioni di cinesi anziani  non sono in grado di prendersi cura di se stessi, mentre un quarto di tutti gli anziani vivevano al di sotto del livello di povertà. Da un sondaggio realizzato dall’Nhfpc risulta che l’80% delle famiglie cinesi si dicono preoccupate per il mantenimento dei loro parenti anziani.

Il comunismo sembra davvero un lontano ricordo e l’atomizzazione consumistica delle famiglie sta suscitando forti preoccupazioni per il futuro della società e per lo sviluppo economico e sociale del Paese . Zhi Xiefei, che insegna all’ Information Technology University di Nanjing, in una delle province più ricche della Cina, ha scritto che con questo trend demografico  «La Cina non sarebbe in grado di realizzare una crescita sostenibile».  Sotto accusa resta ancora la politica del figlio unico, ma nonostante la riforma del  dicembre 2013 che ha permesso alle coppie avere due figli non è che si registri un boom di donne in stato interessante, la verità e è che ormai in Cina, come in Europa, per alcune coppie allevare bambini può risultare economicamente proibitivo.

Della cosa sembrano però guadagnarci gli speculatori immobiliari: anche se non nascono bambini, la Cina nel 2040 avrà 500 milioni di famiglie, rispetto ai 430 milioni di oggi. Nuclei familiari più piccoli significano una maggiore domanda di unità abitative urbane nei decenni a venire.

Il resto dell’economia cinese rischia di rimetterci. Ma anche i genitori che decidono di fare un figlio sembrano sempre più preoccupati per le spese per la cura e l’istruzione che dovranno sostenere e questo fa calare la  loro propensione a spendere, un incubo per il governo comunista che punta su un forte e continuo aumento dei consumi interni per sostenere la crescita infinita.  Secondo Foreign Policy, «Per i politici cinesi, questo può essere il campanello d’allarme di cui hanno bisogno per continuare a riformare la politica della tanto vituperata pianificazione familiare del paese. Si possono fare in modo che anche quattro generazioni cinesi che vivono nella stessa casa siano sempre più rare, ma non è necessario che ci siano tante mono-famiglie».