Fermare la scomparsa della dieta mediterranea: l’allarme Fao, Unep e Chieam

Gli effetti della globalizzazione e dei cambiamenti dello stile di vita sul modello alimentare mondiale

[11 giugno 2015]

Dieta mediterranea

Secondo un nuovo rapporto di Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei (Ciheam) e del Programma Fao/Unep per Sistemi Alimentari Sostenibili. «La regione del Mediterraneo sta attraversando una “transizione nutrizionale” che la sta allontanando dalla sua antica dieta, a lungo considerata un modello per una vita sana e per sistemi alimentari sostenibili, in grado di preservare l’ambiente e favorire i produttori locali».

Il rapporto “Mediterranean food consumption patterns – diet, environment, society, economy and health”, presentato oggi ad Expo Milano, illustra infatti «gli effetti negativi del cambiamento dei comportamenti alimentari nella regione del Mediterraneo» e auspica «un programma d’azione per promuovere delle diete più sostenibili in tutta la regione».

Fao, Unep e Ciheam sottolineano che «La globalizzazioene, la commercializzazione alimentare e il mutamento degli stili di vita – tra cui anche il cambiamento del ruolo delle donne nella società – stanno alterando i modelli di consumo nel Mediterraneo, allontanandosi da cibi quali frutta e legumi verso un maggior uso di carne e prodotti caseari, secondo il rapporto. Mentre la sottoalimentazione continua ad affliggere i paesi del Mediterraneo meridionale, obesità e sovrappeso stanno diventando fenomeni sempre più comuni in tutta la regione. Al stesso tempo, la regione nel suo insieme sta riscontrando un aumento delle malattie croniche legate alle diete, che porta sempre più spesso a disabilità e morte. La sottonutrizione è ancora un problema rilevante nel Mediterraneo meridionale, come lo è il ritardo della crescita tra i bambini sotto i cinque anni di età, sia nei paesi del Mediterraneo meridionale che orientale».

Quella mediterranea, basata su olio vegetale, cereali, verdure, legumi ed un moderato consumo di pesce e carne, viene definita «Una dieta modello, un contesto in evoluzione» che è stata a lungo associata ad una vita lunga e sana. Il rapporto evidenzia: «Poiché è largamente incentrata sull’uso di piante, questa dieta ha un impatto relativamente basso in termini ambientali, richiedendo minori risorse naturali rispetto alla produzione animale».

Per Alexandre Meybeck, coordinatore del programma per i Sistemi Alimentari Sostenibili della Fao, «La dieta mediterranea è nutritiva, ben integrata nelle culture locali, sostenibile in termini ambientali e favorisce le economie locali. “E per questo è essenziale, per noi, continuare a promuoverla e sostenerla». Ma i sistemi alimentari tradizionali stanno risentendo dei cambiamenti nelle abitudini alimentari derivanti dal costante aumento dei prodotti importati da fuori regione e dalle monocolture che rin mpiazzano sempre di più la biodiversità dei contesti locali.

Secondo il rapporto, «Oggi solo il 10% delle colture tradizionali locali viene ancora coltivato nella regione del Mediterraneo, mentre una gran varietà di colture tradizionali è stata sostituita da un numero limitato di colture non locali migliorate. Turismo, sviluppo urbano, depauperamento delle risorse naturali e perdita di sapere tradizionale sono tutti fattori che contribuiscono alla rapida diminuzione della diversità genetica delle colture e delle specie animali in tutto il Mediterraneo».

La Fao ed i suoi partner sono convinti che «Policy maker, ricercatori e industria alimentare devono aumentare la collaborazione tra loro per capire meglio i sistemi alimentari e i loro trend. E’ necessario impegnarsi maggiormente per sostenere modelli di consumo e di produzione alimentare che preservino risorse ed eredità culturali locali. Sono inoltre necessarie delle campagne di sensibilizzazione per aumentare la domanda di prodotti tradizionali mediterranei, cercando anche di integrare gli attuali trend alimentari ed abitudini dei consumatori con l’uso di prodotti locali in tutta la regione».
Per sostenere questi obiettivi, oggi il Ciheam – un gruppo di 13 Paesi che cooperano nei campi dell’agricoltura dell’alimentazione, della pesca e delle aree rurali nel Mediterraneo – ha pubblicato il Il richiamo all’azione di Expo per la dieta mediterranea, «che promuove sforzi volti a preservare i sistemi agro-ecologici, rendere i sistemi alimentari della regione più sostenibili, ed assicurare la sicurezza alimentare per una popolazione in crescita».

Fao e Ciheam stanno lavorando insieme per migliorare la comprensione internazionale su come rendere le diete mediterranee più sostenibili e spiegano che «La collaborazione mira a sviluppare dei casi di studio locali sui modi di aumentare la produzione in maniera sostenibile e promuovere l’aderenza alle diete tradizionali. Il rapporto di oggi auspica anche il lancio di un progetto pilota, della durata di tre anni nei paesi del Ciheam, da attuare in collaborazione con la Fao, insieme a delle linee guida speciali per migliorare la sostenibilità delle diete nel Mediterraneo».