Frodi alimentari nel settore bio, ormai si tratta di “Green War”

[6 giugno 2013]

Le notizie della scoperta di frodi alimentari da parte delle forze dell’ordine si presentano quasi quotidianamente, il che fa pensare rispetto alla dimensione di un  fenomeno che ha conseguenze sulla salute dei cittadini, e sulle aziende che operano nel pieno rispetto delle normative e  che subiscono una concorrenza sleale. A queste pratiche illecite non sfugge nemmeno il settore bio come testimonia anche l’ultimo caso venuto alla ribalta della cronaca.

Le Fiamme gialle di Pesaro e i funzionari dell’Ispettorato repressione frodi del ministero delle Politiche agricole e forestali di Roma, impegnati da mesi in tutta Italia nell’ambito dell’operazione ‘Green War’, nel corso di perquisizioni presso aziende del settore dei prodotti da agricoltura biologica, a Cremona, Brescia e Pesaro, hanno sequestrato 800 tonnellate di semi di soia proveniente dall’India e 340 tonnellate di panello e olio di colza proveniente dalla Turchia (per un valore di 600mila euro circa), in quanto prodotto contaminato con il “clormequat”, un pesticida altamente tossico.

Queste  produzioni, falsamente certificate come biologiche, venivano importate dalle aziende per essere successivamente commercializzate nel territorio nazionale e all’estero. «La presenza della sostanza tossica, con un’alta concentrazione – hanno spiegato gli investigatori -rende la merce invendibile sia come biologica sia come convenzionale. I semi di colza e di soia sequestrati erano destinati ai mangimifici, mentre l’olio di colza doveva essere impiegato nell’alimentazione umana».

Aiab ha colto l’occasione della notizia per ripresentare le sue denunce e proposte: «La storia si ripete perché manca ancora, a livello europeo e nazionale, quella sicurezza alle frontiere che garantisca al 100% la certificazione dei prodotti, né è presente un sistema sanzionatorio così severo da scoraggiare questo tipo di frodi. Ma la causa di portata maggiore va attribuita alla carenza italiana di colture proteaginose, come la soia, il pisello proteico o il favino, che spinge il nostro Paese, cronicamente deficitario, ad importare dall’estero. In questo senso- ha aggiunto Alessandro Triantafyllidis, presidente di Aiab- un piano di strutturazione per la produzione di proteine vegetali bio, come abbiamo proposto già da anni, sarebbe la soluzione migliore per l’agricoltura italiana,  in termini sia agronomici che economici. Gli esempi in tal senso non mancano e fa specie che iniziative come “Soia Danubiana” nascano e si rafforzino in areali dove la coltivazione delle proteaginose è ben più problematica che in Italia, senza neanche il coinvolgimento di attori italiani che potrebbero svolgere, invece, un ruolo di peso sia come produttori che come utilizzatori, a beneficio di entrambi e con un utile impatto sull’economia agricola nazionale».

In questo caso l’attività di controllo ha consentito di dimostrare che il meccanismo fraudolento attuato dalle aziende è consistito nel finanziare società estere compiacenti, al fine di introdurre nel territorio nazionale merce falsamente biologica.

L’indagine, coordinata dalla procura della Repubblica di Pesaro, ha permesso finora di sequestrare oltre 2.640 tonnellate di prodotti “falsamente bio”, per un valore di un milione e 200mila euro, contaminati da sostanze fitosanitarie nocive alla salute umana ed animale. Trenta sin qui le persone indagate per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio.

«Il fatto che le truffe vengano scoperte vuol dire che i controlli in Italia ci sono ed in tal senso un plauso va alla Guardia di Finanza che fin dall’indagine “Gatto con gli stivali” ha effettuato un lavoro minuzioso di analisi del settore che continua a portare alla luce ramificazioni e distorsioni delle volontà criminali che le hanno organizzate – ha aggiunto Triantafyllidis – Ma se tra le persone e le organizzazioni coinvolte ci sono dei recidivi, questi devono essere espulsi definitivamente dal sistema bio e pagare per il danno che arrecano.  Il consiglio che possiamo dare ai consumatori, quindi, è quello di acquistare biologico italiano proveniente dalle filiere corte nazionali che garantiscono con certezza la provenienza e la certificazione dei prodotti. In questo momento rappresenta la strada migliore per la sicurezza degli alimenti che consumiamo e per la credibilità del bio», ha concluso il presidente Aiab.