A Roma la X edizione del Forum Compraverde

Gli acquisti verdi in Europa sono «pari a circa 2mila miliardi» di euro? Purtroppo no

I dati citati dal commissario europeo all’Ambiente riguardano tutta la spesa pubblica Ue: il maggiore consumatore europeo ancora non compra verde

[14 ottobre 2016]

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È lecito pensare che stia negli acquisti verdi (o Gpp, Green public procurement) la rampa di lancio per i prodotti e servizi innovativi, a basso impatto ambientale. Ovvero, per la green economy. Se non è il settore pubblico il primo ad acquistarli e difenderli, creando loro uno spazio di mercato per crescere, chi dovrebbe farlo? Ad oggi, la verità è però che la confusione sul tema continua ad esser molta. La buona notizia è che – di conseguenza – i margini per crescere rimangono ampi.

Il centro della riflessione sul tema è tornato da ieri a Roma, con l’apertura del decimo Forum CompraVerde-BuyGreen, gli stati generali degli acquisti verdi in cui si incontrano e si confrontano gli attori coinvolti nella diffusione e nell’attuazione del Gpp.

Tra i presenti anche Karmenu Vella, commissario all’Ambiente dell’Unione europea, il quale ha ricordato che «il Gpp è riconosciuto come un veicolo per la crescita grazie anche al pacchetto sull’economia circolare adottato lo scorso dicembre», decantandone poi le lodi: il Gpp rappresenta «circa il 14% del prodotto interno lordo europeo, pari a circa 2mila miliardi di euro».

Sia stato per uno scivolone del commissario, della traduzione o della stampa, il problema è che il dato non appare veritiero. Come riporta la stessa Commissione europea nelle pagine dedicate al Gpp, è l’intera spesa pubblica in beni e servizi a rappresentare il 14% del Pil dell’Ue, il che è cosa ben diversa. Il settore pubblico è il più grande consumatore dell’economia europea, e orientando i propri acquisti verso la sostenibilità sarebbe in grado di influenzare in modo determinante il mercato.

Quanto in realtà questo avvenga rimane un mistero. I dati riportati dalla Commissione risalgono a uno studio del 2011, che ha passato al setaccio 1.783 contratti firmati dal pubblico in 26 stati europei, constatando che solo nel 26% dei casi erano presenti tutti i criteri Gpp individuati dall’Ue, e nel 55% ne era compreso almeno uno. Di certo non è possibile concludere che tutta la spesa pubblica Ue sia condotta nei termini dettati dagli acquisti verdi.

Perché questo non accade? Come – stavolta senza ombra di dubbi – cita ancora il commissario Vella,  il Gpp «in Europa è una politica volontaria, e renderla reale dipende dall’impegno degli stati membri e delle singole autorità politiche in materia».

In Italia – e a quanto pare anche altrove – questo ancora non avviene. Il potenziale degli acquisti verdi nel nostro Paese è a dir poco ampio, 60 miliardi di euro l’anno, ma non sfruttato.

Intervenendo a Roma, il ministro italiano dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha dichiarato che «dai toner rigenerati per le stampanti alla carta riciclata fino al cibo che si serve a mensa, gli acquisti verdi nelle pubbliche amministrazioni sono sempre più uno strumento strategico per ridurre gli impatti ambientali e insieme razionalizzare la spesa. Con il Collegato ambientale e il Codice degli appalti sono stati rafforzati i cosiddetti ‘criteri ambientali minimi’, che permettono alle P.A. di promuovere e attuare politiche cruciali di efficienza energetica, di riduzione delle emissioni inquinanti, di riutilizzo della materia e anche di contrasto agli sprechi di cibo».

Le leggi in fatto di acquisti verdi indubbiamente non mancano, il problema rimane semmai farle rispettare. In Italia il Gpp è obbligo di legge solo per alcune categorie di beni e servizi, e un obbligo che generalmente neanche viene fatto rispettare tramite sanzioni. «I regimi sanzionatori – commentava già un anno fa sulle nostre pagine l’organizzatore del Forum Compraverde – possono influenzare l’applicazione di una norma, ma qui serve un vero e proprio salto culturale».

Il cittadino, alla fine dei conti, andrebbe anche a risparmiare. Alcuni beni, acquistati secondo i criteri Gpp, all’inizio possono costare di più rispetto ai concorrenti, ma lungo tutto il ciclo di vita del prodotto sono convenienti sia per il contribuente sia per l’ambiente. Una forma di flessibilità intelligente che sarebbe conveniente introdurre senza dover elemosinare altrove.