Grano autoctono, presentato ad Arezzo il progetto europeo per salvare le sementi

Il grano “antico” più resistente al cambiamento climatico e migliore contro le intolleranze alimentari

[23 marzo 2015]

Oggi, durante una conferenza stampa in occasione della tappa del Treno Verde di Legambiente ad Arezzo,  Navdanya International, l’associazione fondata dall’ambientalista indiana Vandana Shiva ha presentato una ricerca congiunta fra istituti scientifici e agricoltori sul campo «Per dimostrare che le antiche varietà di grano, più ricche per biodiversità genetica, sono anche quelle che meglio resistono alle variazioni climatiche. E non solo possiedono migliori caratteristiche qualitative e nutrizionali e sono più adatte per l’alimentazione di persone con intolleranze alimentari che interessano una percentuale sempre maggiore di popolazione».

Si tratta del progetto Life SEMENte parTEcipata che vuole conservare il  germoplasma del frumento duro (Triticum turgidum subsp durum L.) e di altre specie di grano e Navdanya International spiega che «Attraverso la selezione partecipata il progetto mira ad ottenere varietà adatte ad ogni ambiente di coltivazione capaci di resistere meglio alle variazioni delle condizioni climatiche, caratteristica non riscontrabile nelle varietà maggiormente coltivate e prodotte dall’industria sementiera, Far evolvere le varietà negli ambienti dove poi verranno coltivate è estremante importante per garantire le produzioni costanti di anno in anno e per estendere la coltivazione anche in zone marginali, dove attualmente si assiste all’abbandono dell’attività agricola. Inoltre producendo varietà caratterizzate da un’elevata variabilità genetica sia ha una maggiore possibilità di compensare gli effetti dovuti ai cambiamenti climatici in atto.
Il potenziale della selezione evolutiva è proprio quello di avvalersi di un pool genetico in costante evoluzione, quindi in grado di fronteggiare le diverse avversità che si possono verificare in ogni stagione produttiva
Si favorirà quindi un sistema produttivo che necessita di minori input energetici, che permette una riduzione degli interventi colturali e che mantiene la fertilità del suolo, stabilizzando le produzioni nel rispetto dell’ambiente circostante».

SEMENte parTEcipata ha come capofila il Dipartimento di scienze delle produzioni Agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze e come partner Navdanya International, la Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica, la Provincia di Grosseto, la Regione Marche e l’Ente Regionale Terre Toscane. Inoltre parteciperanno al progetto aziende agricole toscane, siciliane e delle Marche, campi sperimentali, in cui gli stessi agricoltori saranno soggetti attivi per lo studio e la selezione del frumento duro con miscugli di antiche varietà.

Le varietà ottenute saranno selezionate anche per migliorare le  caratteristiche qualitative e nutrizionali, in particolare per incrementare il loro grado di tolleranza da parte delle persone che soffrono di sensibilità al glutine (gluten sensitivity GS) di tipo non celiaco che in Italia riguarda il 25% della popolazione. «La disponibilità, quindi, di prodotti a base di frumento con ridotta capacità di attivare reazioni intolleranti, risulta di estrema importanza, non solo per le persone con la gluten sensitivity, ma anche per un’alimentazione dedicata all’infanzia – spieganon ancora a Navdanya International – Il progetto inoltre favorirà la realizzazione di filiere integrate che vedranno coinvolti oltre agli agricoltori anche i trasformatori come pastai, pasticceri, rivenditori e consumatori».

Intervenendo alla conferenza di Arezzo sul Treno Verde, Mariagrazia Mammuccini, vicepresidente e portavoce in Italia di Navdanya International, ha sottolineato che «La selezione delle sementi, sarà svolta insieme agli agricoltori che potranno poi mantenere e riprodurre autonomamente i semi, diventando in questo modo custodi attivi della biodiversità. Tali innovazioni incideranno positivamente sul reddito degli agricoltori, dato che i costi di produzione diminuiranno e sarà incrementato il valore dei prodotti ottenuti da una filiera integrata locale».

Il coordinatore scientifico del progetto SEMENte parTEcipata, Stefano Benedettelli, ha concluso: «La selezione partecipativa evolutiva icalca in piccolo i percorsi che avvengono normalmente in natura nell’evoluzione delle specie ed è solo rispettando le leggi della natura che è possibile un sostanziale risparmio energetico. L’utilizzo di materiale seminativo adattato all’ambiente di coltivazione è un modo per rispettare le esigenze produttive senza compromettere l’equilibrio ambientale».