Greenpeace: «Il gusto amaro delle mele. Cocktail di pesticidi nei meleti europei»

Nuovo rapporto: «Fino a 13 sostanze in un campione. No alla produzione intensiva»

[16 giugno 2015]

mele greenpeace

Greenpeace ha presentato il rapporto “The Bitter Taste of Europe’s Apple Production – and how Ecological Solutions can Bloom”, che contiene i risultati delle analisi di 85 campioni di acqua e suolo prelevati in 12 Paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna, Svizzera e Ungheria) ed esempi di pratiche agricole ecologiche per effettuare una produzione sostenibile senza contaminare il suolo e l’acqua. Dal rapporto degli ambientalisti viene fuori che «Due terzi dei campioni di suolo e acqua prelevati nei meleti europei contengono residui di pesticidi e il 70% dei pesticidi identificati hanno livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. In un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a 13 sostanze chimiche diverse, e 10 in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi».
Il rapporto presenta 36 campioni di acqua e 49 di suolo, raccolti a marzo e aprile in meleti a gestione convenzionale e analizzati per verificare la presenza di residui di pesticidi. Da questa “fotografia” della situazione all’inizio del periodo della fioritura en megge che «Su 85 campioni, sono stati rilevati 53 pesticidi differenti. Il 78% dei campioni di suolo e il 72% dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida».
Il pesticida riscontrato con più è il fungicida boscalid (presente nel 38% dei campioni di suolo e nel 40% dei campioni di acqua). Greenpeace evidenzia che «7 dei pesticidi trovati non sono attualmente approvati nell’Ue, ma possono essere utilizzati solo via eccezionali deroghe temporanee. La presenza di questi residui potrebbe essere il risultato di applicazioni pregresse, mentre in un caso potrebbe trattarsi di un fenomeno di degradazione».
Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia, sottolinea che «L’Italia è uno dei maggiori produttori di mele a livello europeo. Abbandonare un modello agricolo fortemente dipendente dai prodotti chimici è fondamentale, anche per proteggere i nostri agricoltori e le loro famiglie, che sono i primi a essere direttamente esposti. L’imponente uso di queste sostanze nella produzione intensiva di mele è un altro fallimento dell’agricoltura industriale».
Secondo il rapporto di Greenpeace, «Una produzione di mele sostenibile, senza contaminazione del suolo e delle acque, è fattibile» e l’associazione presenta una serie di soluzioni sostenibili già adottate nella produzione di mele per ridurre l’utilizzo di pesticidi chimici.
«Un ecosistema agricolo in equilibrio è il fattore chiave per una produzione sostenibile di mele dal momento che aumenta la resilienza a parassiti e malattie e, contemporaneamente, favorisce i nemici naturali dei parassiti, come le vespe, attraverso una maggiore disponibilità di polline e nettare», dice Greenpeace e la Ferrario chiede ai Paesi dell’Ue di «Bandire i pesticidi chimici di sintesi dalle coltivazioni europee, e di indirizzare i sussidi a sostegno di pratiche ecologiche, tutelando così la salute degli agricoltori, delle acque e del suolo. Esistono già soluzioni ecologiche adottate da migliaia di agricoltori in tutta Europa. Per lo sviluppo di queste buone pratiche, è necessario che anche la grande distribuzione faccia la sua parte incentivando il passaggio a pratiche sostenibili»