Il senato Usa boccia il trattato Tpp del Pacifico. A rischio anche il Ttpi con l’Ue? (VIDEO)

I democratici contro il "fast track" di Obama: troppe trattative segrete e favori alle multinazionali

[13 maggio 2015]

Il Senato statunitense ha votato contro l’inizio del dibattito sul “Wyden-Hatch-Ryan trade promotion authority bill”, più conosciuto come “fast track”  che avrebbe dato al presidente Barack Obama l’autorità per istituire una  “corsia preferenziale” per mandare avanti il trattato Tpp, un accordo commerciale tra Stati Uniti ed altri 11 Paesi del Pacific Ring: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Il Tpp creerebbe una zona di libero scambio che coprirebbe il 40% dell’economia mondiale, diventando così il più grande accordo commerciale da quanto l’accordo di libero scambio nordamericano ha liberalizzato il commercio tra gli Stati Uniti, Canada e Messico, provocando però effetti ben diversi da quanto oggi Obama e i repubblicani promettono per il Tpp e il Ttpi: se è vero che sono aumentate le esportazioni Usa, non sono certo aumentate  la qualità e quantità dell’occupazione e le tutele sociali per i lavoratori.

Il voto procedurale si è risolto con 52 favorevoli e  45 contrari, ma ci volevano almeno 60 “ayes” per permettere di avviare la discussione in Senato sul “fast track” e il raggiungimento di questa soglia mette non solo  in pericolo il futuro dell’accordo commerciale Tpp per il Pacifico, ma anche il contestato Ttpi (Transatlantic Trade and Investment Partnership) con l’Unione europea che sta sollevando le stesse critiche e perplessità da parte di sindacati, ambientalisti, consumatori.

Inoltre Obama ha un grosso problema: la bocciatura non è venuta dai repubblicani ma dai democratici, che si sono fatti interpreti del grande movimento di opinione contro il nuovi trattati commerciali internazionali e che hanno fatto proprie le grosse perplessità delle maggiori associazioni ambientaliste. Tra queste ultime c’è anche Sierra Club ed infatti è proprio,  Ilana Solomon, la responsabile Trade Program della più influente associazione ambientalista Usa, a dichiararsi per prima soddisfatta di quello che è successo in Senato:    «Nonostante dovesse far fronte alle intense pressioni dei grandi inquinatori e da altre corporations per far passare uno spericolato accordo commerciale, il Senato si è levato a favore delle nostre aria, acqua, terra e democrazia Il voto odierno è un segnale positivo che il Congresso sta perdendo il suo appetito per affrettare i voti sul commercio che avrebbero minacciato i lavoratori, le comunità e l’ambiente. Le organizzazioni ed i cittadini che si battono per proteggere le nostre comunità e il nostro pianeta useranno questo slancio per continuare a sollecitare i nostri membri del Congresso a resistere contro il fast track  ed a battersi per le famiglie americane».

La politica americana sembra ribaltarsi: Sierra Club critica duramente la richiesta di Obama e i democratici la bociano, mentre i repubblicani, che solo poche settimane fa si erano opposti a iniziative simili del presidente Usa su altre questioni, ora si schierano con il  fast track   per il Tpp.

Il presidente della Commissione finanze del Senato, il repubblicano Orrin Hatch, teme che con questo voto il Tpp e i trattati simili in via di negoziazione con l’Ue possano finire su un binario morto e avverte: «In futuro, se vedremo un forte calo della dell’agricoltura e del manufatturiero Usa, la gente potrà benissimo guardare indietro agli eventi di oggi e mi chiedo perché non siamo riusciti ad agire insieme. Sto già pensando: perché non riusciamo ad agire insieme. Non ho alcun dubbio che, in un modo o nell’altro, qualcuno alla fine rimpiangerà quello che è successo»

Anche un altro leader repubblicano, il senatore texano  John Cornyn  si è dichiarato «Deluso dal fatto che i legislatori democratici si sono astenuti dal voto per il fast track» ma si è detto disposto a «Lavorare con chiunque, comprese la presidenza  degli Stati Uniti, per cercare riuscire a far crescere la nostra economia».

I repubblicani, reduci da mesi di ostruzionismo e durissima opposizione contro qualsiasi cosa proposta da Obama, sembrano essere stati folgorati sulla via di Damasco, ma molto probabilmente si tratta della solita lobby delle multinazionali che determinano le loro politiche economiche ed energetiche.

Obama si era dato molto da fare per accelerare l’approvazione del Tpp, presentandolo come un’occasione per aumentare il lavoro negli Usa e per rafforzare i diritti dei lavoratori all’estero. Per rispondere alle critiche provenienti dalla base democratica, l’8 maggio Obama era andato alla sede centrale della multinazionale dell’abbigliamento sportivo Nike per dire: «Se non pensassi che questa non fosse la cosa giusta da fare per le famiglie americane, allora lotterei per mandarla avanti».

Dopo la bocciatura Obama ha incontrato i democratici del Senato per capire come procedere e far tornare sui loro passi i senatori che non vogliono sentir parlare di Tpp e Ttip. Intanto il repubblicano Hatch sta lavorando ad una nuova versione del disegno di legge per il fast-track  che potrebbe essere presentata anche domani.

Quel che non convince i democratici ribelli sono i negoziati dietro le quinte per la stesura dell’accordo ed i dettagli segreti mai resi pubblici. Le stesse critiche rivolte in Europa e negli Usa alle trattative per il Tppi. Ma chiedendo l’autorizzazione ad una “corsia preferenziale” la Casa Bianca ha solo fatto aumentare i sospetti su accordi commerciali multinazionali concordati alle spalle del Congresso e dettati più dgli ineresssi delle multinazionali che da quelli del Paese. La strana mobilitazione del Partito repubblicano a favore del fast track per Obama non fa che confermare i sospetti .

Intanto le informazioni rese pubbliche sui lavori in corso per arrivare all’accordo Tpp  sono frammentare ed episodiche e in molti casi sono arrivate solo da documenti riservati pubblicati da Wikileaks.

Il 6 maggio la senatrice californiana Barbara Boxer, una che conta nel Partito democratico, si era detta preoccupata per la mancanza di trasparenza dell’amministrazione Obama sulle trattative del Tpp: «Lasciate che vi dica cosa dovete fare per leggere questo accordo. Seguite questo: solo alcuni dei membri del nostro staff possono avere un nulla osta di sicurezza. Perché? Conosco bene queste cose: questo è sicuro, questo è classificato. Non ha nulla a che fare con la difesa. Non ha nulla a che fare con l’andare contro l’Isis».

Eppure Obama aveva assicurato: «Non ci sono fast track su questo. Questa è un percorso molto intenzionale che sarà pienamente soggetto al controllo». Poi ha chiesto il   fast track  che è stato bocciato dal suo Partito.