In Cina finisce la politica del figlio unico. Pil raddoppiato nel 2020 rispetto al 2010

Nuovo piano quinquennale: aumento dei consumi e crescita economica tra media ed elevata

[29 ottobre 2015]

Figlio unico Cina

Il Comitato centrale del Partito comunista cinese (PCC) ha approvato oggi a Pechino le proposte per il 13esimo Piano quinquennale (2016-2020) per lo sviluppo economico e sociale del Pase  e tra queste ce n’è una molto attesa: «La Cina permetterà a tutte le coppie di avere due figli, abbandonando la politica del figlio unico  messa in atto da diversi decenni. Il cambiamento di politica ha lo scopo di bilanciare lo sviluppo della popolazione e affrontare la sfida dell’invecchiamento della popolazione», si legge in un comunicato ufficiale del PCC.

Il PCC ricorda che «La politica di pianificazione familiare della Cina è stata introdotta alla fine degli sanni ‘70 per tenere a freno la popolazione in aumento, limitando la maggior parte delle coppie urbane ad un bambino e la maggior parte coppie rurali a  due figli, se il primo bambino nato era una bambina. La politica è stata poi ammorbidita per dire che tutti i genitori potevano avere un secondo figlio se erano entrambi figli unici. La politica del figlio unico è stata ulteriormente ammorbidita nel novembre 2013, dopo la terza sessione plenaria del 18esimo comitato central del PCC, che nella forma attuale che prevede che le coppie sono autorizzati ad avere due figli, se uno dei genitori  è figlio unico».

Quindi, ormai la politica del figlio unico, utilizzata troppo spesso senza misericordia, ma che ha salvato la Cina dalla fame e dalla sovrappopolazione, era già stata costantemente minata da deroghe, concessioni e violazioni e il PCC ha un’urgente bisogno di giovani cinesi per rinvigorire una popolazione in rapido invecchiamento ed urbanizzazione, che rischia di desertificare le campagne. L’immigrazione interna (legale e illegale) non basta più e la Cina ha di fronte l’incubo di centinaia di milioni di anziani che vivono più a lungo, hanno bisogno di cure e non hanno qui figli che, in base alla traduzione confuciana, dovevano provvedere a loro.

Infatti questi decenni post-maoisti la Cina ha subito una vera e propria mutazione antropologica che rischia di vanificare la svolta “prolifica” del PCC. Nelle aree urbane il 45,4% degli scapoli vive da solo, milioni di giovani cinesi lavorano in città lontanissime dai loro luoghi di origine e anche quando vivono nella stessa città dei loro genitori molti appena iniziano a lavorare si cercano un’altra casa. Così ragazzi e ragazze ritardano il matrimonio e pensano più alla carriera, a risparmiare per comprarsi un’auto o una casa, che a mettere su famiglia, oppure semplicemente aspettano di trovare il compagno giusto, cosa inconcepibile nella Cina rurale. Ma anche i genitori che decidono di fare un figlio sembrano sempre più preoccupati per le spese per la cura e l’istruzione che dovranno sostenere e questo fa calare la  loro propensione a spendere, un incubo per il governo comunista che punta su un forte e continuo aumento dei consumi interni per sostenere la crescita infinita.  Ma il PCC sta pensando ad incentivi per «ridurre l’onere di allevare i figli per incoraggiare le coppie ad avere un secondo figlio», secondo il China Youth Daily.

Come si è visto, già ne 2013 il governo cinese aveva allentato le briglie alla politica del figlio unico, permettendo alle coppie di avere un secondo figlio se uno dei genitori era un figlio unico.  Ma la risposta è stata fiacca e non c’è stato l’aumento di natalità che si aspettavano i leader comunisti. «Inoltre – spiega China Business News – i nati dopo il 1980 sono meno entusiasti di avere più di un figlio. Pertanto, un forte aumento delle nascite al di là della capacità della società è improbabile. Tuttavia, l’introduzione di una politica di due figli potrebbe aiutare in qualche modo controbilanciare la tendenza all’invecchiamento».

Secondo scol.com.cn, la draconiana politica di pianificazione familiare cinese (che ha funzionato evitando alla Cina i problemi che si riscontrano in altri Paesi in via di sviluppo) «si sta adeguando a soddisfare meglio le necessità delle persone e lo sviluppo della popolazione e, quindi, sta diventando sempre più umana. Tuttavia, prima che i dettagli di qualsiasi nuova politica siano resi noti ufficialmente le coppie che vogliono un secondo figlio, ma alle quali è attualmente proibito averlo, devono attendere con pazienza».

Comunque, il via libera definitiva per tutti alla nascita del secondo figlio provocherà sicuramente un mini-boom delle nascite, soprattutto tra le coppie che hanno una femmina e che vogliono l’agognato erede maschio, ma invece bisognerebbe sperare che colmi il gap tra maschi e femmine in Cina, dove il problema dei maschi scapoli  sta diventando preoccupante.

Inoltre la probabile nascita nei prossimi anni di milioni di nuovi piccoli cinesi darà una mano a raggiungere due altri ambiziosi obiettivi fissati dal Partito comunista per il 13esimo Piano quinquennale: il raddoppio del PIL  e l’aumento dei consumi.

Secondo il PCC, «Il reddito pro-capite degli abitanti degli spazi urbani e rurali» entro il 2020 deve raddoppiare rispetto al 2010. Questo non sanerebbe le enormi differenze di reddito tra chi vive e lavora nelle grandi città come Pechino e Shanghai e gli abitanti delle arre rurali, ma potrebbe rendere più attraente la vita in campagna. Anche perché il PCC assicura che «La Cina aumenterà considerevolmente il contributo dei consumi alla crescita economica durante il periodo che andrà dal 2016 al 2020» e la ina «Punta ad una crescita economica tra media ed elevata  per i prossimi 5 anni a partire dal 2016».