Standard&Poor’s declassa il rating del debito italiano

In Italia calano i consumi, l’Europa spinge per tasse verdi: non perdiamo quest’occasione

Capossela: «La crisi è sempre un’occasione di scelta, anche di scegliere cosa consumare»

[10 luglio 2013]

I consumi devono ripartire: tassiamo i consumi. Ha un che di allucinato la ricetta dominante circa le priorità per uscire dalla crisi economica. Il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, entra a muso duro nel dibattito che ha seguito il taglio del rating del debito pubblico italiano da parte dell’agenzia Standard&Poor’s, che ha declassato la valutazione da BBB+ a BBB, oltretutto con outlook negativo.

«L’Italia è un Paese profondamente europeista – premette Rehn – e quindi ho fiducia che il governo italiano prenderà seriamente in considerazione le nostre raccomandazioni», ossia quelle confermate dall’Ecofin: è necessario «spostare il carico fiscale da lavoro e capitale ai consumi, beni immobili e ambiente», o meglio sulle esternalità negative che sull’ambiente impattano.

In altre parole, Rehn – unendosi al parere del Fondo monetario internazionale e quello dell’agenzia di rating S&P – chiede al governo italiano di lasciar perdere il dibattito su Iva e Imu, che stanno bene come stanno. Su questo fronte, all’Europa non sembra una buona idea procedere per sforbiciate.

D’altra parte, diventa difficile chiedere che “l’economia riparta”, e quindi anche risalgano anche i consumi, mentre si chiede di tassarli. Tanto più in Italia, dove – ricorda l’Istat col suo rapporto su Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società – la spesa delle famiglie per consumi finali, in valori correnti, è diminuita dello 0,1% rispetto all’ultimo trimestre di riferimento, e dell’1,4% rispetto al 2012.

Eppure, per uscire da quest’apparente cul-de-sac basterebbe esplicitare quell’anello a chiusura del ragionamento, che però continua sempre a sfuggire. Uscire dalla crisi con un rilancio dei consumi privati quali che siano, ricalcando perfettamente il modello economico che ci ha portato sino a qui (ossia al disastro) non sembra un’idea particolarmente brillante. Come non lo è l’assunto che maggiori consumi implichino maggior benessere individuale o – peggio – sociale. Nella quasi totalità del mondo occidentale (Italia compresa) non abbiamo bisogno di più consumi, ma di migliori consumi.

Le raccomandazioni dell’Ecofin per l’Italia potrebbero dunque rappresentare un eccezionale grimaldello per introdurre – magari al consueto grido è l’Europa che ce lo chiede – un’incisiva riforma fiscale ecologica nel Paese. Ossia, una complessiva ri-armonizzazione del sistema fiscale, che miri a tenere sotto controllo il bulimico metabolismo economico, affamato di materia ed energia. Una manovra fondamentale per il Paese, ma a saldo zero: non si tratta di aumentare la tassazione complessiva, già a livelli vertiginosi, ma di diminuire le tasse sul lavoro per spostarne il carico sui consumi materiali ed energetici.

La mano invisibile del mercato potrebbe allora raddrizzare almeno un po’ la mira, e dirigere gli acquisti degli italici consumatori verso quei beni e servizi ambientalmente più efficienti, tagliando fuori dal mercato gli altri. Al contempo, tramite mirati interventi fiscali, la durabilità degli oggetti potrebbe essere incentivata rispetto alla loro obsolescenza programmata, oggi tollerata se non auspicata. Privilegiando quelle attività a più alta sostenibilità economica, sociale e ambientale occuperebbero una posizione di primo piano anche quelle che offrono una più alta densità di lavoro, e il volume complessivo dei consumi potrebbe così anche diminuire senza incidere drammaticamente sul tasso di disoccupazione.

D’altronde, un rilancio indifferenziato dei consumi non potrebbe arrecare nessun vantaggio ad una ripresa (sostenibile) del sistema economico. In questa fase di svolta dobbiamo avere il coraggio di scegliere cosa può crescere, e cosa no. Rubando le parole di Vinicio Capossela, oggi sull’Unità, «crisi è una parola greca che significa separare, quindi scegliere. La crisi è sempre un’occasione di scelta, anche di scegliere cosa consumare». E le tasse verdi potrebbero darci una grossa mano, nella scelta.