Innov-E 2015, l’innovazione cambia lessico e paradigmi del mercato energetico

Startup energetiche +20%. Il trend dei nuovi rapporti tra utility e consumatori

[25 giugno 2015]

rapporto I-com

Secondo il rapporto 2015 di  Innov-E, l’Osservatorio sull’Innovazione Energetica dell’Istituto per la Competitività (I-Com) «Dagli impianti di produzione alle case dei consumatori: è questa la traiettoria che l’innovazione energetica sta seguendo nei Paesi più sviluppati e anche in Italia. Ruolo sempre più attivo della domanda, nuove forme di partecipazione al consumo, ma anche alla produzione, e centralità delle applicazioni ICT sono gli stilemi di un futuro sempre più prossimo, che chiama le imprese a rivisitare i propri modelli di business in chiave digitale».

Presentando il rapporto 2015, realizzato con la collaborazione di Axpo, Cesi, Edison, Enel, Engie, E.On, Innowatio e Terna, il presidente di I-Com  Stefano da Empoli ha sottolineato che «La bidirezionalità è l’innovazione più profonda che il mercato energetico sta attraversando. Lo sviluppo delle rinnovabili ha ormai ridisegnato i contorni del mercato dell’energia, creando centinaia di migliaia di piccoli produttori e gettando le basi anche per un consumo più consapevole, affidato all’innovazione. Per non essere travolte dalle web company, le utility nei prossimi anni dovranno concorrere non solo e non tanto sul prezzo (leva spuntata, visto che gran parte del prezzo si determina al di fuori dei rapporti commerciali con i clienti) ma su servizi sempre più sofisticati, eventualmente non solo energetici».

La nascita di nuove imprese innovative è, anche nel settore dell’energia, un termometro attendibile attraverso cui misurare l’auspicata inversione di tendenza in fatto di competitività e sviluppo. Ecco quale era, per  I-Com, la situazione a maggio: «Le start-up energetiche in Italia erano 444, pari all’11,4% delle start-up totali. Nel 2014 erano 368; Il Nord Italia ne ospita il maggior numero (59%), anche grazie a un contesto economico più favorevole e alla larga presenza di università e centri di ricerca. Il 22% è ubicato in Centro Italia e il 19% al Sud; La prima regione del Sud è la Campania, con 228 start up. La Lombardia è al primo posto della classifica generale con 850. Segue l’Emilia Romagna con 467 unità; Il dato sulla presenza pro-capite di nuove imprese mette in luce le province minori: ad esempio, Bergamo accoglie il 5% delle start up energetiche, pur ospitando solo l’1,8% della popolazione nazionale; I servizi rappresentano l’ambito di attività più diffuso: l’88% (392 start-up) si occupa di ricerca scientifica e sviluppo; Le start-up energetiche dimostrano una capacità di sopravvivenza in linea o di poco inferiore al complesso delle altre start-up: a maggio 2015, il tasso di mortalità si attestava su un 7,5% (9% per le altre). Il tasso di natalità ha registrato picchi fino al 40% per le start-up energetiche attive in ambito industriale. Il settore dei servizi, più popolato in termini assoluti, vede invece la natalità al 20% circa; Il Sud presenta una natalità crescente nel tempo: 23,2% nel 2015 vs 16,4% nel 2014; Il Centro presenta la natalità più elevata: 30,6% nel 2015 (2,5% nel 2014); La dimensione è l’aspetto di maggiore criticità: solo il 30% delle aziende che hanno presentato il bilancio dichiara un fatturato superiore a 100.000 euro. Solo il 2% ha più di 10 addetti (per l’insieme di tutte le start up questo dato è pari al 4%)».

Dal sondaggio I-Com, realizzato a marzo 2015 emergono chiaramente alcuni orientamenti degli italiani riguardo  all’innovazione energetica: «Tra le filiere tecnologiche sottoposte all’attenzione del campione (energia, sanità, ICT, beni culturali, aerospazio e mobilità), l’energia è il comparto dove l’intervento dello Stato viene indicato come prioritario da un maggior numero di persone (il 36,8%, in aumento rispetto al 32,1% del 2014, al secondo posto le tecnologie della salute con il 34,4%); Quasi tre persone su quattro (72,6%) ritengono l’energia una delle prime due priorità dove indirizzare i finanziamenti pubblici alla ricerca (contro il 62,7% della sanità e percentuali che per le altre tre filiere tecnologiche non vanno mai oltre il 25%); Il 44,9% degli intervistati (contro il 37,7% del 2014) è lo Stato l’organizzazione che più dovrebbe contribuire alla R&S energetica, forse anche per effetto di un maggiore attivismo del Governo attuale su questo fronte; Diminuiscono coloro che assegnano alle imprese l’onere del finanziamento della ricerca energetica: dal 18,3% del 2014 al 15,4% del 2015; Gli italiani intervistati sono favorevoli all’introduzione di nuove imposte per finanziare l’innovazione energetica, piuttosto che finanziarle attraverso la bolletta: la pensa così il 66,7% del campione (63,7% nel 2014). Un segnale chiaro anche rispetto alla vicenda canone RAI; Per il 60,8% le rinnovabili sono la tecnologia innovativa da promuovere con più forza. La pensa così soprattutto la popolazione over-65 (71,5%); Tra gli scenari tecnologici proposti da qui a 10 anni, quelli ritenuti probabili o molto probabili sono la domotica (l’80,9% ritiene che sarà possibile ottimizzare realmente i consumi domestici tramite app, smartphone e tablet), il modello prosumer (per il 61,3% consumeremo soprattutto l’energia che autoprodurremo) e la mobilità elettrica (il 58,3% prevede che acquisteremo soprattutto veicoli elettrici). Il 55,4% non ha invece fiducia nella sharing mobility e crede che da qui a 10 anni continueremo a spostarci con mezzi di proprietà; Più ottimismo sulle prospettive tecnologiche degli usi energetici tra le donne e nella ripartizione geografica Sud e Isole.

Il rapporto dedica una parte anche ad un’analisi dei dati più aggiornati sui brevetti nel campo della mobilità sostenibile ed emerge che «In questo settore, l’Italia produce un numero di brevetti molto contenuto, rispetto agli altri paesi (22 nel 2013); Energy Storage (10 brevetti) e veicoli ibridi (8) sono le tecnologie più presenti. Settori come fuel cell e idrogeno non raccolgono alcun brevetto; La classifica generale 2013 è dominata dal Giappone (2.799), seguita da USA (1.726) e Germania (1.515). L’Italia si classifica ottava, dopo la Cina; A livello mondiale, l’energy storage presenta il maggior numero di richieste di brevetto (6.637 nel 2013); I dati provvisori 2014 segnano per l’Italia un’inversione di tendenza rispetto al 2013, con il sorpasso dei brevetti per i veicoli ibridi (60%) sull’energy storage (40%). Quest’ultimo settore, infatti, catalizzava nel 2013 il 45 % delle attività innovative; Nel 2014, l’attività brevettuale italiana si concentra in sole 4 regioni: Emilia Romagna (33%, con focus su energy storage), Lombardia (33%), Piemonte (17%, con focus su veicoli ibridi) e Toscana (17%).

In un contesto caratterizzato da bassa domanda e dalla diffusione crescente di fonti di produzione spesso rinnovabili sparse sul territorio, sta determinando un profondo cambiamento anche nei desideri e nei comportamenti dei consumatori. Secondo il rapporto, emergono nuove tendenze: «Forme di consumo condiviso: dai gruppi di acquisto alle energy community, i consumatori scelgono di mettersi insieme per spuntare condizioni più vantaggiose sul mercato; Equity crowdfunding: in Italia è ancora agli inizi, ma esistono già 2 piattaforme dedicate al settore energia. Le potenzialità sono interessanti soprattutto per le start-up: il consumatore finanzia e diventa socio, l’azienda raccoglie capitali a costi ridotti e al contempo aumenta le ricadute economiche sul territorio, innescando processi partecipativi; Le utility sono destinate a trasformarsi da (semplici) fornitori di energia a (strutturati) provider di un ventaglio di servizi a crescente valore aggiunto. L’energia diventa così un piattaforma attraverso cui passano prodotti diversi, accessibili tramite App, comunicati attraverso i social network e fruibili anche attraverso iniziative di gamification (es. App per la promozione di efficienza energetica, legate a competizioni tra clienti)».

Antonio Sileo, direttore Osservatorio Innov-E, conclude: «Le innovazioni sia nella produzione di energia che nel consumo sono, in tutti casi, sempre più interrelate con la difesa degli ecosistemi, il contrasto dell’inquinamento e la lotta al riscaldamento climatico. Temi che saranno al centro della Conferenza sul clima di Parigi 2015 e che sono ormai di diretto interesse dei non addetti ai lavori, oltre che di voci tanto autorevoli quanto ascoltate come quella di Papa Francesco».