Italia all’avanguardia per la sicurezza alimentare

Ma per Coldiretti i rischi arrivano dai cibi low cost

[18 luglio 2013]

I cibi che finiscono sulle nostre tavole sono sicuri anche se il Ministero della salute vuole fare un riordino delle norme in materia di sicurezza alimentare, al fine di migliorare ulteriormente i controlli anche attraverso il coordinamento delle amministrazioni, inasprire le sanzioni, incrementare la lotta agli sprechi alimentari attraverso il riutilizzo.

Sono questi in sintesi i punti cardine sui quali intende agire il ministro della salute Beatrice Lorenzin, che ha presentato i risultati del Piano nazionale integrato dei controlli per la sicurezza alimentare, i quali mettono in risalto una situazione complessivamente buona: il nostro Paese in Europa è secondo solo alla Germania.

«Le Asl hanno effettuato oltre 700mila controlli sulle imprese alimentari e i controlli sull’ortofrutta, per la presenza di residui di prodotti fitosanitari, rappresentano circa il 110% di quelli programmati. Le irregolarità riscontrate in questo settore, pari allo 0,4%, sono risultate nettamente inferiori alla media europea del 2,6%» ha dichiarato il ministro.

I controlli sono stati effettuati sulle imprese per la produzione di alimenti di origine animale e non animale, per la somministrazione e commercializzazione di alimenti e bevande, sui distributori per la vendita di latte crudo, sulle imprese del settore agricoltura biologica, di produzioni DOP, Igp e Stg e di vini D.O. e Igt.

La relazione riporta anche i dati sulla vigilanza delle imprese alimentari, settore in cui sono state effettuate oltre 215mila ispezioni e più di 9600 audit sugli stabilimenti per la produzione di alimenti di origine animale, oltre 535mila ispezioni su imprese per la produzione di alimenti di origine non animale e per la commercializzazione e somministrazione di alimenti e bevande e sono stati prelevati e controllati più di 124mila campioni.

I Nuclei anti sofisticazione dei carabinieri (Nas), hanno a loro volta effettuato oltre 36mila controlli e prelevato 4540 campioni riscontrando poco meno di 13mila non conformità. Per ciò che attiene i residui dei prodotti fitosanitari negli alimenti, sono stati prelevati e analizzati 6864 campioni, dei quali solo 26 sono risultati non conformi ai limiti consentiti, pari allo 0,4%, e 23 non regolari per l’impiego di un principio attivo non autorizzato per quella tipologia di alimento.

Complessivamente, i risultati confermano la tendenza alla diminuzione delle irregolarità in questo settore, che ha visto diminuire le percentuali dal 5,6% del 2003 allo 0,4% del 2011.

Una nota negativa arriva dal sistema di autocontrollo Haccp che presenta ancora carenze applicative. «Queste carenze – ha spiegato il ministro – sono emerse nel corso delle attività ispettive svolte sia dalle Asl che dal Comando carabinieri per la tutela della salute che ha attivato il sistema di allerta principalmente per via di lamentele dei consumatori. Tali problematiche risultano essere ricorrenti negli anni. Questo evidenzia la necessità di proseguire nelle attività di formazione sia degli operatori addetti al controllo sia degli Operatori del settore alimentare (Osa) al fine di consentire una capacità di individuazione/risoluzione sempre più efficace delle non conformità attraverso il corretto impiego degli strumenti di autocontrollo da parte degli Operatori del settore alimentare e di tutti gli strumenti del controllo ufficiale, incluso l’audit da parte delle Autorità competenti come numero di controlli».

I dati riportati nel rapporto del ministero della Salute sono stati apprezzati da Coldiretti che però mette in guardia sui cibi low cost il cui consumo è in crescita a causa della crisi.

«Nel primo trimestre del 2013 le vendite sono aumentate solo nei discount alimentari che hanno fatto segnare un incremento del 2 per cento mentre sono risultate in calo tutte le altre forme distributive fisse al dettaglio-informano da Coldiretti- Ma dietro i cibi low cost spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Non è un caso che  l’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea con la Cina, l’India e la Turchia» ha concluso Coldiretti.