Italia a tavola 2013. Dieci anni di scandali alimentari e di lotta alla contraffazione del Made in Italy

[5 dicembre 2013]

«Cinquecentomila controlli, ventottomila tonnellate di prodotti sequestrati, per un valore economico di oltre mezzo miliardo di euro: ecco la sintesi delle operazioni condotte nel 2012 in Italia ad opera degli organi preposti al controllo per vigilare sulla sicurezza alimentare del Belpaese»: è questo il riassunto del  dossier “Italia a Tavola 2013” di Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente giunto ala decima edizione e realizzato grazie ai contributi dell’Agenzia delle Dogane, Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), Carabinieri per le Politiche Agricole e Alimentari (Nac), Capitanerie di Porto, Corpo Forestale dello Stato, Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi (Icqrf) e Ministero della Salute.

L’edizione 2013  contiene anche un focus sui principali scandali alimentari avvenuti in Europa al 2000 ad oggi. Le due associazioni spiegano che «Ripercorrendo le fasi principali della storia normativa del contrasto al rischio alimentare, in un capitolo dedicato all’interno del dossier, si parte dai provvedimenti presi in seguito all’insorgenza di un morbo, come quello della mucca pazza, provocato dalla mutazione di una proteina che porta ad una malattia neurovegetativa dei bovini ma presenta una variante umana, per continuare con gli interventi atti a limitare la propagazione di un virus, come quello dell’aviaria, che colpisce principalmente i volatili ma è potenzialmente in grado di diffondersi a livello pandemico tra diverse specie e tra gli umani. Si prosegue illustrando i pericoli arginati con la scoperta degli effetti tossici di un foto-iniziatore di inchiostro, al centro dello scandalo  ITX, usato nei comuni imballaggi per alimenti di largo consumo, come latte per bambini e succhi di frutta. Andando avanti nell’ordine cronologico si racconta dei provvedimenti adottati per limitare l’uso di un prodotto chimico dai potenziali effetti cancerogeni, come la melamina, usato nella sofisticazione alimentare per incrementare, solo in apparenza, il contenuto proteico. Non poteva mancare poi, un’attenta descrizione delle tante vicende che ruotano attorno alla diossina, sostanza che ha scatenato una battaglia a colpi di sequestri e boicottaggi in diversi Paesi europei: dalla carne irlandese alla mozzarella di bufala campana, passando per le uova tedesche e i polli e i suini di Belgio e Olanda. Si arriva al 2013 indicando  il caso dei forti incrementi, registrati in tutta Europa, di diagnosi di  Epatite A che mostrano una sospetta correlazione con il consumo di  frutti di bosco surgelati, al momento in attesa di ulteriori conferme microbiologiche o epidemiologiche».

Il rapporto evidenzia che, in Italia come nell’Ue, sono certificazione, tracciabilità, qualità, garanzie igienico- sanitarie gli  elementi che possono garantire la sicurezza ed ostacolare fortemente le falsificazioni. 

Analizzando la situazione italiana,  l’attenzione si sposta sulla truffa per eccellenza: le alterazioni dei prodotti del made in Italy e viene sottolineato che «Tutte le attività operative presentate nel dossier, ognuna nella sua specificità, indicano  come siano ancora tanti i tentativi di ledere l’integrità del made in Italy e di fare loschi affari a discapito dell’interesse del consumatore e molto spesso anche dell’erario, nonostante gli sforzi tesi a vigilare e a garantire la sicurezza alimentare».

Nelle 10 edizioni di Italia a Tavola non sono mai mancate le contraffazioni, le usurpazioni dei marchi, dell’origine italiana dei prodotti e di tutta la qualità che la nostra tradizione enogastronomica rappresenta. Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente ricordano che   «Già nel primo rapporto del 2004 raccontavamo dell’uso illecito della denominazione protetta da parte di prodotti non certificati, quali formaggi e oli extra vergini. Nel 2012, da nord a sud dello stivale, oggetto di sequestri e sanzioni sono stati oli deodorati, vini falsi venduti in nero, formaggi imitati, prodotti ittici anonimi e pomodoro cinese spacciato come italiano». Nel 2012 sono stati 192.858 i controlli effettuati dagli istituti preposti a cui si aggiungo oltre 300.000 ispezioni del Servizio Sanitario Nazionale che hanno coinvolto imprese alimentari e stabilimenti di origine animale. Il settore vitivinicolo rappresenta un fatto eclatante: L’Icqfr, il codice identificativo attribuito alle aziende imbottigliatrici dal “Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agro-alimentari”, ha registrato il maggior numero di sequestri (il 47%), per un valore di  oltre  20 milioni di euro.

Negli illeciti rilevati dai Nac nella filiera del pomodoro, con particolare riferimento alle produzioni Dop San Marzano e biologico spiccano: evocazione in etichetta e sui documenti di vendita di falsi marchi Dop, falsi disciplinari di qualità, assenza di tracciabilità. Il settore è sotto osservazione dal 2010, quando le statistiche hanno evidenziato una crexita del 187% dell’importazione di origine extra Ue trasformata e confezionata in Italia e si è scoperto che il triplo concentrato di pomodoro, veniva importato dalla Cina,  per poi essere etichettato come Made in Italy. Le ispezioni hanno portato al sequestro di  4.569 tonnellate di prodotto.

Ma le contraffazioni riguardano anche il pesce. I controlli delle Capitanerie di Porto hanno evidenziato molti casi di cattiva conservazione lungo tutta la filiera ittica e la costante violazione delle disposizioni previste dal Pacchetto Igiene, con una prevalenza di ristoratori, pescherie ed ambulanti. «Tra le principali carenze rilevate, spicca quella di un piano di autocontrollo (Haccp) – si legge nel rapporto –  In particolare, durante l’attività di vigilanza e controllo dell’esercizio della pesca marittima, il personale addetto ha individuato quasi 3 mila illeciti, il 72% dei quali connessi all’etichettatura e alla tracciabilità».

Secondo Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino, «Il consumatore continua ad essere ancora vittima inconsapevole delle frodi alimentari. Da quando si verificò l’epidemia della Bse, responsabile di ben 225 morti in Europa, il livello di attenzione istituzionale e sociale ha posto nuovi problemi da risolvere e sfide da raccogliere. Tanti i progressi, ma lunga ancora la strada per una vera tutela del consumatore e del Made in Italy. In materia di lotta alla  contraffazione raccontiamo i recenti successi, ma non ci stancheremo di chiedere pene più severe vero deterrente per i falsari del cibo. Le recenti novità in materia di etichettatura consentiranno ai cittadini di essere più informati ma per una etichetta davvero trasparente è importante che anche l’origine degli  ingredienti primari sia rivelata ai consumatori».

In Italia e in Europa, c’è ancora da fare, anche a livello di informazione ai cittadini per preservare e valorizzare le tante esperienze virtuose del comparto alimentare e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, conclude: «Nonostante i passi in avanti del sistema normativo, molto ancora occorre fare per vigilare e garantire la sicurezza alimentare. Il rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale è la premessa per produrre cibo sano, libero da Ogm e residui di sostanze pericolose. Garantire la sicurezza alimentare è sinonimo non solo di salute per i cittadini ma è anche  fondamentale per custodire il patrimonio di sapori e le tipicità dei nostri territori. Proprio per questo motivo è importante sostenere quelle aziende che certificano i loro processi e prodotti nei confronti dei consumatori, aderendo a disciplinari di qualità. Ma non solo, difendere la sicurezza alimentare significa essere aderenti ai pilastri della legalità e del rispetto del lavoro, elementi senza i quali è assai difficile che ci sia rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini».