La Cina divora materie prime: secondo l’Onu è il più grande consumatore mondiale

Nonostante i progressi, il regime cinese non ha risolto i problemi dell’impatto della sua crescita sull’ambiente e la salute

[6 agosto 2013]

Secondo il rapporto Resource Efficiency: Economics and Outlook for China, pubblicato dall’United Nations environment programme (Unep),  «Il crescente benessere della Cina l’ha resa il più grande consumatore mondiale di materie prime (ad esempio minerali da costruzione, minerali metallici, combustibili fossili e biomassa), con livelli di consumo interno di materiali quattro volte superiori a quelli degli Usa».

Le cifre di questa crescita dei consumi di materie prime sono impressionanti: dal 1970 al 2008, il consumo pro capite di materiali in Cina è cresciuto da un terzo a più di una volta e mezzo i livelli medi di tutto il mondo. A causa della realizzazione di grandi infrastrutture, sistemi energetici, dell’urbanizzazione e della capacità produttiva, il consumo interno pro capite cinese di risorse naturali è aumentato a quasi il doppio del tasso di tutta la regione Asia-Pacifico, che pure segna crescite notevoli. Tuttavia, il rapporto rileva che «Circa il 20% dell’uso delle risorse in Cina va nella produzione di beni che alla fine vengono consumati all’estero».

Presentando lo studio, il direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, ha detto che «La Cina ha visto una crescita spettacolare negli ultimi decenni e l’effetto di questa transizione sulla domanda globale di risorse naturali è senza precedenti. Mentre la crescita ha fatto uscire milioni di persone dalla povertà, ha anche aumentato i problemi ambientali legati alla estrazione, lavorazione e utilizzo di quelle risorse naturali. Questo rapporto sottolinea che la Cina, così come le altre economie emergenti, ha bisogno di fare investimenti significativi nelle infrastrutture più efficienti in risorse, come gli edifici verdi ed i trasporti pubblici, ma anche nel capitale umano e nella capacità di governance, se davvero vogliamo realizzare il passaggio ad  modello economico sostenibile».

Il rapporto Unep sottolinea i relativi miglioramenti dell’efficienza energetica fatti dai cinesi, ma anche che in assoluto l’efficienza energetica del più popoloso ed inquinante Paese del mondo è al di sotto della non già eccelsa media dell’Asia-Pacifico e del resto del mondo, ma aggiunge anche che «Nel corso degli ultimi 4 decenni, la sua efficienza energetica è migliorata più velocemente che in qualsiasi altro luogo. Tuttavia, i miglioramenti in termini di efficienza energetica da soli non sono sufficienti a stabilizzare le pressioni ambientali». Una brutta botta per il trionfalismo del regime cinese in questo campo, anche perché il rapporto aggiunge: «Nonostante le più recenti iniziative politiche della Cina, comprendenti obiettivi per ridurre il consumo di acqua e la perdita di terre coltivabili e per aumentare oltre i livelli  attuali  l’utilizzo di combustibili non fossili per accelerare l’aumento di efficienza delle risorse, ci si può aspettare che le pressioni ambientali aumentino rapidamente».

Il rapporto sottolinea gli effetti della massiccia urbanizzazione ed infrastutturizzazione della Cina: «In proporzione sul “total domestic consumption of materials” (il consumo totale di materiali interno al Paese, ndr), la percentuale di biomassa è scesa dal 63% al 15% tra il 1970 e il 2008, mentre il consumo di minerali da costruzione è salito dall’8% al 63% e quello dei minerali metallici e dei minerali industriali ha raddoppiato la sua quota dal 4% all’8%. Nello stesso periodo, il livello assoluto di consumo di combustibili fossili è aumentato di oltre 7 volte,  con una crescita media annua del 5,3%. Tra i combustibili fossili, la fornitura di carbone è cresciuta più rapidamente, aumentando dal 49% del 1970 al 67% del 2009 del totale di energia primaria. La quota in aumento del carbone contribuisce alle emissioni di biossido di carbonio in rapida crescita. La Cina emette più di 4 volte la media mondiale di gas serra per unità di output economico, e due volte di più di quella della regione Asia-Pacifico».

Un radicale e rapidissimo cambio dei modelli di vita e di consumo, insomma, che spiega da solo perché – come sanno bene i lettori di greenreport.it – il governo cinese cerchi di rispondere a queste enormi pressioni sull’ambiente, la salute e l’economia con una nuova pianificazione che si basa su obiettivi economici basati sulla sostenibilità.

Il rapporto Unep fa notare che «Gli attuali e precedenti piani quinquennali di sviluppo economico e sociale danno una maggiore attenzione ad una crescita più bilanciata con una maggiore efficienza delle risorse ed energetica, migliori condizioni di vita ed uno sviluppo rurale-urbano sostenibile. Il governo cinese ha adottato una serie di strumenti politici per rafforzare il risparmio e la conservazione delle risorse, tra cui un pacchetto di stimoli da 586 miliardi di dollari con un green focus, incentivi per veicoli più efficienti e la definizione di obiettivi per una energia edilizia più efficiente».

Di particolare interesse sembra la strategia per la sostenibilità che punta al disaccoppiamento del consumo delle risorse dall’attività economica, che secondo l’Unep, «Può rivelarsi una delle strategie di grande successo per aumentare la qualità ambientale garantendo ulteriori investimenti nella crescita economica e nello sviluppo umano». Il rapporto evidenzia che «La Cina è anche uno dei primi paesi ad abbracciare l’approccio dell’economia circolare, come nuovo paradigma per lo sviluppo economico e industriale. La legge per la promozione dell’economia circolare, entrata in vigore nel 2009, mira a migliorare l’efficienza delle risorse, tutelare l’ambiente e raggiungere lo sviluppo sostenibile».

Secondo un altro studio Unep pubblicato all’inizio dell’anno, «Nel 2012 la Cina ha consolidato la sua posizione come market player mondiale dominante sul mercato delle energie rinnovabili (sopra il 22%, a 67 miliardi di dollari), soprattutto grazie a un salto negli investimenti nel solare».

La Cina è uno della trentina di Paesi che si avvale dei Green Economy Advisory Services dell’Unep, un pacchetto di supporto che comprende consulenza politica, assistenza tecnica e capacity building  per i governi, a sostegno delle loro iniziative nazionali e regionali per trasformare e rivitalizzare le loro economie.

Ma l’Unep non fa sconti al regime di Pechino: «Nonostante questi passi positivi, rimangono molte sfide per la Cina nella sua transizione verso la green economy, in particolare per le questioni relative all’acqua e ai rifiuti. Preoccupazioni essenziali per la governance comprendono la debole attuazione e l’applicazione delle politiche e lo scarso monitoraggio a causa della mancanza di risorse tecniche e finanziarie, così come del capitale umano». Lo studio Unep raccomanda alla Cina di sviluppare sistemi di indicatori nazionali, per fare in modo che i governi nazionali e locale possano «misurare l’efficacia delle loro politiche e rafforzare la capacità delle amministrazioni locali di attuare e far rispettare le norme».