Ieri il premier Li si è rivolto ai paesi dell’ex Patto di Varsavia e dell’ex Yugoslavia

La Cina fa shopping in Europa: beni di consumo in cambio di energia e infrastrutture

Nel pacchetto anche centrali a carbone e nucleari in cambio di carne e vino

[26 novembre 2013]

Il premier della Cina Li Keqiang ha chiesto ai  leader dei Paesi dell’Europa centrale ed orientale (Peco) «una cooperazione pratica più approfondita». Li è arrivato ieri in Romania per una visita ufficiale ed un summit con i 16 Paesi Peco: l’Albania, quelli dell’ex Yugoslavia (Bosnia Herzegovina, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia), i tre Paesi Baltici dell’ex Urss (Estonia, Lettonia e Lituania) e i Paesi dell’ex Patto di Varsavia (Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria).

Il primo ministro cinese, in un articolo pubblicato dai principali media dei Paesi Peco, ha scritto che «La Cina ed i Peco beneficiano di un enorme potenziale in materia di cooperazione economica e commerciale». Li ha ricordato che attualmente gli scambi tra Cina e Peco sono solo il 10% di quelli tra Cina ed Unione europea e che quindi «Rimane un potenziale enorme da sfruttare estendendo la cooperazione tra le due parti. I Peco e la Cina si aprono maggiormente l’uno all’altro e vedono maggiori opportunità nei vasti mercati dell’uno e dell’altro, la condivisione di questo punto di vista ha permesso alla loro cooperazione di prosperare e di produrre nuove prospettive di crescita».

Secondo i cinesi i settori chiave di questa cooperazione con i Paesi dell’ex Yugoslavia e dell’ex Patto di Varsavia sono l’agricoltura, i trasporti, la produzione di energia e la finanza. Li ha spiegato senza mezzi termini che la Cina intende fare shopping nell’Europa centro-orientale: «I Peco producono carne, prodotti lattieri e vino di grande qualità e l’urbanizzazione della Cina provocherà delle domande più forti di manzo, montone, formaggio, vino, così come di altri prodotti. Quindi non sarà difficile per noi conoscere una crescita esponenziale negli scambi agricoli». In cambio di carne e vino per il nuovo consumismo cinese Li propone tecnologia e infrastrutture: «La maggior parte dei Peco hanno bisogno di rinnovare e modernizzare le loro linee ferroviarie, strade, porti ed altri impianti dei trasporti. La Cina fà dei progressi rapidi nella fabbricazione di attrezzature per il trasporto, in particolare nei settori delle ferrovie a grande velocità. Siamo del tutto  in grado di intraprendere dei progetti di infrastrutture di trasporto di prima qualità». Un esempio è l’accordo per costruire una ferrovia che collegherà Ungheria e Serbia firmato ieri a Bucarest da Li, dal premier ungherese  Victor Orban e da quello serbo Ivica Dacic,

Ma il premier cinese ha fornito un progetto chiavi in mano per rifornire la Cina di prodotti dell’Europa centro-orientale, partendo a dall’energia necessaria: «I Peco hanno, per quel che riguarda l’elettricità, un bisogno urgente di modernizzare i loro impianti di produzione, mentre la Cina possiede delle attrezzature per centrali idroelettriche ed a carbone di livello mondiale, così come delle tecnologie e delle procedure di produzione giunte a maturità nello sviluppo delle energie nucleari, eoliche e solari. Le attrezzature che forniamo sono poche costose e di prima qualità, il che fa della Cina una scelta ideale per i Peco».

Se è già abbastanza strano sentire il premier cinese parlare come un piazzista  in Paesi che fino a qualche decennio fa accusava di revisionismo dall’Albania maoista/staliniana della quale Pechino aveva fatto la sua piccola roccaforte ideologica antisovietica europea, è ancora più preoccupante che il maggior inquinatore da carbone del mondo, il Paese famoso per gli insostenibili impatti ambientali delle sue gigantesche dighe, lo Stato che mantiene sul suo nucleare una cappa di denso mistero… si proponga come innovatore dell’energia europea.

Inoltre la Cina sa di avere un bel problema: tra i Paesi Peco ben 11 fanno parte dell’Unione europea e gli altri 5 hanno avviato le procedure per aderire, per questo Li alla fine si accorge che una così palese operazione di shopping e marketing in Europa centro-orientale potrebbe irritare l’Unione europea e  dice di sostenere fortemente «L’integrazione europea e la decisione di alcuni Paesi Peco di unirsi all’Ue» e, rivolto a Bruxelles più che alle capitali dell’ex Yugoslavia, dell’ex Patto di Varsavia ed a Tirana, cerca di tranquillizzare: «Crediamo che la cooperazione globale tra la Cina ed i Peco non solo servirà ai popoli da entrambi i lati, ma apporterà un nuovo dinamismo ed una crescita sana, equilibrata e durevole delle relazioni tra l’Europa e la Cina».