La Cina si prepara a tempi difficili: rallentano crescita e produzione industriale

Il reddito pro-capite cinese è ancora da Paese povero: 992,3 dollari all’anno

[15 aprile 2015]

Ieri il primo ministro cinese, Li Keqiang, intervenendo ad un simposio sulla situazione economica, aveva detto che «La Cina è di fronte ad un aumento della pressione economica e deve prepararsi a far fronte a maggiori difficoltà». Li ha aggiunto che «Il governo deve aver fiducia nelle prospettive a lungo termine della sua economia e prepararsi ad aspettarsi ed a far fronte alle più grandi sfide». Il premier cinese ha concluso con una nota di ottimismo: «Esiste ancora un enorme potenziale, una grande resilienza une ed un ambito importante per lo sviluppo del Paese».

Li aveva già in mano i dati resi noti ieri dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e le statistiche ufficiali cinesi rese note oggi.  Secondo il Fmi l’economia mondiale nel 2015 dovrebbe crescere del 3,5%  e nel  2016 del  3,8%, cifre che riflettono un aumento moderato della crescita in alcuni Paesi avanzati, ma controbilanciata da un calo della crescita nei Paesi emergenti ed in quelli in via di sviluppo.

Se gli Usa segneranno un +3,15 grazie ad una domanda interna sostenuta dai bassi prezzi del petrolio e da una politica di bilancio e monetaria “accomodante”, anche la zona euro ed il Giappone dovrebbero ricominciare a crescere grazie al petrolio a basso costo ed all’euro e allo yen deboli. In questo contesto la crescita cinese, che dovrebbe raggiungere il 6,8 % nel 2015 e il 6,3% nel 2016en 2016, potrebbe sembrare eccezionale, ma è molto meno del 7,4% in più del 2014 che era già ritenuto una preoccupante battuta di arresto.

I dati ufficiali cinesi dicono che il Pil cinese  cresciuto del 7% nel primo trimestre 2015, quindi ad un livello maggiore delle previsioni, ma l’agenzia ufficiale Xinhua riporta che «Questo tasso di crescita ha mostrato la pressione al ribasso continuo sulla seconda economia mondiale, mentre la crescita ha proseguito il suo rallentamento dopo un ritmo del 7,3% registrato nel quarto trimestre dell’anno scorso. Però, c questo tasso ha raggiunto l’obiettivo dio crescita fissato al 7% dal governo centrale per il 2015».

Il portavoce dell’Ufficio di Stato per le statistiche, Sheng Laiyun, ha illustrato i conti della Cina in una conferenza stampa a Pechino ed ha detto che «L’economia cinese è stata generalmente stabile nel corso del primo trimestre, questo è dovuto al fatto che il lavoro, i prezzi al consumo e le attese del mercato restano nell’insieme regolari, malgrado un rallentamento della crescita economica. Questo rallentamento era atteso dato che il governo cinese aveva previsto per quest’ano  importanti sfide e una pressione al calo continuo per l’economia». Sheng ha detto che questo è colpa «Del rallentamento della ripresa economica mondiale che stagna durante il periodo post-crisi» ed alle attuali riforme strutturali cinesi.

Le cifre sono comunque impressionanti: il Pil cinese nel primo trimestre 2015 ha totalizzato  14.070 miliardi di  yuan (2.290 miliardi di dollari),  mentre la produzione industriale sarebbe cresciuta del 7,9%  nel terziario e del 6,4% su base annua (nello stesso periodo del 2014 era a +8,4%). Ma a marzo la crescita della produzione industriale cinese è rallentata al  5,6%, il lib vello più basso dal dicembre 2008.  Se l’industria manufatturiera ha fatto registrare un +7,2%, quella mineraria si è fermata al 3,2% e le industri che producono energia, gas ed acqua sono ferme ad un + 2,3%. Ancora peggio hanno fatto le industrie di Stato ( 1,7%), molto meglio le imprese private cinesi (7,4%), mentre la produzione delle imprese a capitale straniero è cresciuta del  4,3%.

Sheng ha sottolineato che «Malgrado la crescita più lenta della produzione industriale e degli investimenti, la Cina ha proseguito in modo sostenuto le riforme strutturali che hanno condotto ad una migliore ripartizione industriale ed all’aumento dei redditi della popolazione». Ma anche se il reddito medio in Cina è aumentato del 9,4% (,1% in termini reali) rispetto allo stesso periodo del 2014, è ancora a 6.087 yuan, cioè 992,3 dollari. Il reddito medio dei cinesi che vivono in città è più alto: 8.572 yuan, in aumento dell’8,3% e del 7% se si tiene conto dell’inflazione ufficiale. Nelle campagne cinesi, anche se in un anno è aumentato del 10% (,9% in termini reali),  il reddito pro-capite resta quello di un Paese molto povero: 3.279 yuan.

Nonostante redditi così bassi – ai quali fa da contraltare il lusso sfrenato di milioni di nuovi ricchi –  in  Cina le vendite al dettaglio sono aumentate del 10,6% (10,2% su base annua), raggiungendo  nel primo trimestre del 2015v i 7.070 miliardi di yuan (1.150 miliardi di dollari)

Per le vendite di merci e servizi on-line c’è stato un vero e proprio boom: 41,3% nel primo trimestre 2015, raggiungendo i 760,7 miliardi di yuan.

onosttante tutto tira ancora il settore immobiliare, cresciuto dell’8,5% su base annua, fino a  1.670 miliardi di yan (271 miliardi di dollari), ma è comunque un vistoso calo rispetto alla crescita del 10,4% registrata tra gennaio e febbraio, quindi la temuta crisi del mercato immobiliare cinese potrebbe essere cominciata.

Nel primo trimestre del 2015 gli investimenti nel settore abitativo sono aumentati “solo” del 5,9% e la costruzione di nuovi alloggi in Cina ha raggiunto i 5,8 miliardi di m2, con una crescita su base annua del 6,8%. Ma a preoccupare è soprattutto il calo del 9,2% delle vendite dei locali commerciali.