La fame è in aumento in tutto il mondo: 815 milioni di persone, in Europa e Asia centrale 14,3

In aumento anche obesità e sovrappeso. In Europa ipernutrizione e denutrizione

[5 dicembre 2017]

Presentando a Roma il rapporto annuale, il direttore della Fao, José Graziano da Silva, ha detto al Consiglio dell’Agenzia Onu che «il recente aumento del numero di persone che soffrono la fame nel mondo richiede un’azione immediata per invertire la situazione». Da Silva ha sottolineato che secondo le ultime cifre gli affamati nel mondo hanno raggiunto gli 815 milioni, «Segnando un primo aumento dopo più di un decennio di calo». A queste cifre drammatiche fa da contraltare l’aumento dell’obesità e del sovrappeso nei Paesi sviluppati e in via di sviluppo che, dice la Fao, «fanno così pesare dei costi supplementari sui nostri sistemi alimentari», come dimostra anche il nuovo rapportoThe State of Food Security and Nutrition in Europe and Central Asia 2017, secondo il quale anche in Europa e Asia centrale ci sono insicurezza alimentare e problemi nutrizionali e «i paesi dell’Europa e dell’Asia centrale hanno fatto passi avanti riducendo la prevalenza della denutrizione, ma circa 14,3 milioni di donne e uomini nella regione non hanno ancora cibo a sufficienza e la malnutrizione è in aumento».

Il rapporto, presentato in occasione del Simposio regionale sui sistemi alimentari sostenibili per diete sane,  analizza una serie di indicatori di sicurezza alimentare e nutrizionale per valutare i progressi dei Paesi verso il raggiungimento dell’Obiettivo 2 di Sviluppo Sostenibile (fine della fame, raggiungimento della sicurezza alimentare, miglioramento della nutrizione e promozione di un’agricoltura sostenibile) entro il 2030, e valuta l’approvvigionamento energetico alimentare, indicatori nutrizionali come l’arresto della crescita e lo spreco, l’anemia, il sovrappeso e l’obesità, il cambio delle diete e il loro impatto sui diversi gruppi di popolazione. La Fao dice che «dopo i grandi progressi degli ultimi anni, la situazione nella regione appare ora stagnante».
Vladimir Rakhmanin, direttore generale aggiunto e rappresentante regionale della Fao per l’Europa e l’Asia centrale, aggiunge che «la povertà rimane uno dei più importante ostacoli alla sicurezza alimentare. Ma è chiaro il percorso da seguire. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) forniscono un quadro efficace per affrontare le sfide con cui devono fare i conti i paesi dell’Europa e dell’Asia centrale».

Per valutare meglio i fattori chiave e le caratteristiche dell’insicurezza alimentare nella regione, il rapporto fa riferimento alla Nuova scala dell’insicurezza alimentare (FIES), che integra l’analisi dei progressi fatti rispetto agli indicatori dell’Obiettivo di Sviluppo 2 sulla sicurezza alimentare e nutrizionale. Fornendo un’analisi più tempestiva e completa, la nuova metodologia di mostra «che 14,3 milioni di adulti nella regione hanno sofferto di grave insicurezza alimentare durante il periodo 2014-2016».

Ma il rapporto fa notare che «tuttavia, per poter valutare appieno la situazione, i dati nutrizionali raccolti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono fondamentali. La malnutrizione in una o più delle sue tre forme principali – denutrizione, malnutrizione e carenza di micronutrienti – è presente a vari livelli in tutti i Paesi della regione». La principale autrice dello studio, Ariella Glinni, funzionaria senior alla Fao. ricorda che «Spesso tutti e tre coesistono, in quello che viene chiamato il “triplo onere” della malnutrizione. Non è raro che i Paesi sperimentino alti tassi di denutrizione infantile e obesità. Le carenze di micronutrienti e la denutrizione nei bambini, nelle donne e negli uomini sono diventate due importanti problemi per la sicurezza alimentare e nutrizionale in tutta la regione».

Il rapporto fa notare che «l’ipernutrizione tra la popolazione adulta è un altro problema importante. Una persona è obesa quando il suo indice di massa corporea – il rapporto peso-per-altezza misurando il peso in chilogrammi e dividendolo per il quadrato dell’altezza in metri – supera 30». Citando i dati dell’Oms, il rapporto indica «un aumento del 30% nel numero di adulti obesi durante il periodo 2000-2014. La più alta prevalenza di obesità è stata osservata nei paesi dell’Europa sud-orientale, dove il 26,9% di tutti gli adulti è stato classificato come obeso. I tassi crescenti di obesità nella regione sono strettamente correlati con i redditi pro capite che consentono il consumo di prodotti alimentari con più alto valore calorico, insieme a stili di vita sempre più sedentari».

Secondo  la Glinni, «anche se in misura minore, come forma di malnutrizione l’obesità può anche essere il risultato del cambiamento delle abitudini alimentari e dei bassi redditi associati al consumo di alimenti più economici con alti livelli di grassi totali, zuccheri e altri carboidrati raffinati. La mancanza di consapevolezza circa una dieta sana contribuisce anche alla crescente prevalenza di sovrappeso e obesità.  Le donne e gli uomini nella regione soffrono di diverse forme di malnutrizione. Le donne in età fertile sono a maggior rischio di anemia, costituendo un importante problema di salute pubblica. Mentre le donne sono principalmente responsabili della crescita, dell’acquisto, dell’elaborazione e della preparazione della maggior parte del cibo consumato, per fare la differenza, le iniziative per migliorare la nutrizione dovrebbero essere rivolte sia alle donne che agli uomini».

Il rapporto ha come tema “Garantire la sicurezza alimentare attraverso una migliore gestione di risorse naturali scarse e fragili nel contesto del cambiamento climatico” e la Fao fa notare che «la domanda alimentare nella regione è in crescita, i modelli di consumo stanno cambiando e sta aumentando l’urbanizzazione. Allo stesso tempo, molti sistemi di produzione nella regione sono già insostenibili e vulnerabili agli shock, compresi quelli derivanti da eventi meteorologici estremi, il che rende incerti i guadagni futuri in termini di produttività, avverte il rapporto. Raggiungere la sicurezza alimentare in queste condizioni richiederà un aumento sostenibile della produzione agricola, una maggiore resilienza e un uso più efficiente delle risorse naturali. Alcuni dei Paesi dell’Europa e dell’Asia centrale sono tra i più vulnerabili ai cambiamenti e alla variabilità del clima e molti stanno già sperimentando un impatto negativo sui loro agro-ecosistemi. Sono già stati segnalati grossi danni e perdite alle colture, agli allevamenti di bestiame, alla silvicoltura e al settore ittico».

Anche per questo, sta diventando ancora più urgente la necessità di ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, che rappresentano globalmente oltre il 30% del cibo prodotto. «Sprecando meno cibo e riducendo le perdite alimentari lungo la catena di valore– dice la Fao – la pressione sugli ecosistemi fragili viene ridotta, le emissioni di gas serra si riducono, i sistemi agroalimentari diventano più efficienti e la sicurezza alimentare e la nutrizione migliorano».

La Fao ha anche studiato come i singoli Paesi si stanno preparando ad affrontare i problemi di sicurezza alimentare e nutrizione: «E’ emerso che mentre molti hanno fatto i primi passi per attuare l’agenda 2030 – basandosi sulle misure adottate per soddisfare i precedenti Obiettivi di Sviluppo del Millennio – solo pochi hanno quadri politici che affrontano tutti e quattro i pilastri della sicurezza alimentare: disponibilità, accesso, utilizzo e stabilità. Alcuni Paesi mancano ancora di politiche globali di sicurezza alimentare. In altri la sicurezza alimentare è definita in modo più ristretto poiché si concentra principalmente sull’autosufficienza alimentare nazionale, senza considerare le altre dimensioni della sicurezza alimentare».

Molti Paesi della regione Europa – Asia Centrale stanno riconoscendo l’importanza di affrontare le questioni nutrizionali per raggiungere la sicurezza alimentare e migliorare il benessere dei propri cittadini. «Tuttavia – conclude il rapporto – le politiche e i programmi nutrizionali hanno avuto diversi gradi di successo e devono essere abbinati a misure coordinate – come protezione sociale, sviluppo rurale e programmi di sensibilizzazione nutrizionale – e concentrarsi sulle cause alla base di ogni tipo di malnutrizione».

Secondo da Silva, «la cosa più importante da fare subito è quella di rinforzare la resilienza delle persone povere, al fine di far fronte agli impatti dei conflitti e del cambiamento climatico e di assicurare che l’aiuto umanitario sia associato a iniziative a favore dello sviluppo, in vista di tracciare la strada verso l’obiettivo mirante a eradicare la fame entro il 2030. Questo implica dei nuovi investimenti – direi molti più investimenti – dal parte del settore pubblico e privato».

Il Consiglio della Fao è incaricato degli affari amministrativi e finanziari dell’Agenzia Onu e li discute durante le riunioni biennali della Conferenza della Fao. Alla riunione in corso a Roma partecipano 8 alti funzionari dei governi di Burkina Faso, Cabo Verde, Camerun, Costa Rica, Zambia, Paraguay e Russia che discutono di cambiamento climatico, migrazione e sicurezza alimentare.

Da Silva ha presentato i principali eventi del 2018,  tra i quali il simposio internazionale di alto livello  sull’agroecologia  e quelli sui sistemi ingegnosi del patrimonio agricolo mondiale e sull’innovazione al servizio dei piccoli agricoltori e contadini familiari, così come dei piani per lanciare la Piattaforma internazionale della biodiversità. Il direttore generale della Fao ha sottolineato che «Queste iniziative sono state concepite per aiutare i Paesi a orientarsi verso pratiche agricole sostenibili che mettano insieme allo stesso tempo produzione alimentare, servizi eco sistemici e resilienza di fronte al cambiamento climatico. Diverse opportunità  che permetteranno di rimettere la lotta contro la fame sulla strada giusta» e che verranno presentate all’inizio del 2018 al summit dell’Unione Africana in Etiopia e durante le conferenze regionali della Fao, la prima delle quali si terrà in Sudan. Nel 2018, la Fao co-presiederà anche il Gruppo mondiale sulla migrazione composto da 22 agenzie Onu e il cui compito sarà quello di aiutare ad elaborare entro il 2018 quel Patto mondiale per una migrazione sicura e ordinata che è stato il fattore scatenante per l’uscita degli Usa di Donald Trump dall’Agenzia Onu per la migrazione.

Mentre il Consiglio passava in rivista gli affari legati al bilancio, Graziano da Silva ha evidenziato gli sforzi della Fao per migliorare lo sviluppo dei 5 programmi strategici e di altre misure  istituzionali per decentralizzare e migliorare la cooperazione Sud-Sud  e triangolare, così come a razionalizzare la rete degli uffici Fao nei diversi Paesi per assicurare una migliore flessibilità nell’utilizzo delle risorse previste.