La riforma delle tariffe elettriche non piace a Legambiente

La proposta dall’Autorità per l’energia penalizza famiglie, efficienza energetica e autoproduzione

[24 febbraio 2015]

 

All’inizio del mese l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha presentato una proposta per la riforma delle tariffe elettriche dei clienti domestici, ma secondo Legambiente, «Non va nella direzione auspicata, in quanto non premia la riduzione dei consumi e della spesa energetica delle famiglie. Comporta, invece, aggravi per la maggior parte di loro – in particolare famiglie poco numerose e anziani, come già messo in evidenza dalle associazioni dei consumatori – e penalizza i comportamenti virtuosi da parte degli utenti».

La proposta dell’Autorità , che attuerebbe il decreto sull’efficienza energetica (102/2014), prevede 4 opzioni per la nuova struttura tariffaria, che per Legambiente «Porterebbero a superare la progressività rispetto ai consumi – in pratica riducendo la spesa per coloro che hanno i consumi elettrici più alti -, cancellare la distinzione residenti-non residenti, riformare il bonus sociale per le famiglie meno abbienti. In pratica, scomparirebbe qualsiasi incentivo a ridurre i consumi, perché rispetto a oggi in proporzione pagherebbe meno chi consuma di più, tanto che, secondo alcune simulazioni,  l’aggravio medio per le famiglie con consumi bassi si attesterebbe tra il 15 e il 20%. Inoltre, la revisione degli oneri di rete e di sistema, spostati dalla componente variabile a quella fissa, penalizzerebbe l’autoproduzione da fonti rinnovabili. Il rischio, se fossero introdotte queste novità, è che si avrebbero aggravi certi per larga parte delle famiglie, in particolare quelle a basso reddito, che oltretutto non possono accedere all’Ecobonus per gli interventi di efficienza energetica perché hanno limitati o nulli redditi da detrarre».

Il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini,  sottolinea: «Nonostante gli intenti siano condivisibili, tra cui la volontà di spingere gli usi elettrici diventati oggi competitivi anche da un punto di vista ambientale  la revisione delle tariffe proposta dall’Autorità non aiuta le famiglie, ne risponde alle sfide che l’Italia deve cogliere per ripensare il sistema energetico. Occorre infatti ripensare le tariffe per premiare gli interventi di riduzione dei consumi da parte degli utenti, attraverso l’efficienza e l’autoproduzione. Chiediamo all’Autorità di aprire un confronto sulle proposte più efficaci in questa direzione, anche guardando all’esperienza di altri Paesi».

La preoccupazione del Cigno Verde deriva anche dal fatto che il Decreto Concorrenza, approvato il 20 febbraio dal governo, prevede che nel 2018 tutti i contratti passino al mercato libero, attraverso l’abolizione del cosiddetto “servizio di maggior tutela” e gli ambientalisti evidenziano che «Anche questa decisione motiva la necessità di disporre di obiettivi chiari sul futuro delle bollette e di regole trasparenti, per evitare che si determinino conseguenze sociali e ambientali rilevanti nei prossimi anni».