Land grabbing in Liberia: sconfitta multinazionale dell’olio di palma

[8 maggio 2014]

Oggi ad Abuja, la capitale della Nigeria, si conclude il Grow Africa Investment Forum durante il quale le multinazionali dell’agrobusiness hanno cercato di convincere i governi africani ad «Accelerare  ulteriormente la crescita agricola sostenibile in Africa», ma i recenti avvenimenti in Liberia potrebbero rappresentare un bel problema per questa “crescita accelerata”, che si basa in gran parte sul land grabbing ed il controllo della terra e delle sementi da parte delle imprese straniere e non è servita certo a sostenere l’agricoltura che alimenta il continente, cioè quella familiare e dei piccoli agricoltori.

Sempre più comunità stanno resistendo a questo accaparramento delle loro terre e cominciano a vincere. Secondo Silas Kpanan’Ayoung Siakor, un noto ambientalista e difensore dei diritti umani di Sustainable Development Institute/Friends of the Earth Liberia (Sdi/Foe Liberia)  «In tutta l’Africa la gente sta inviando un chiaro messaggio ai suoi governi: smettete di svendere l’Africa alle corporations». Il Jogbahn Clan, della contea di Grand Bassa in Liberia, è una di queste comunità e  Siakor racconta la loro storia insieme alla sua collega Giacinta Fay un’attivista dei diritti umani che lavora per il Community Rights and Corporate Governance Programme dello  Sdi/Foe Liberia.

A Blayahstown è festa e la gente è arrivata anche dai villaggi vicini per cantare e ballare. Il  Jogbahn Clan sta festeggiando perché la presidente della Liberia ha riconosciuto il loro diritto di dire no alla multinazionale britannico/malese Equatorial Palm Oil (Epo) che si era impossessata della loro terra. Non è cosa da poco in un Paese nel quale oltre il 50% del territorio è stato concesso a corporation senza il consenso delle comunità che possedevano quelle terre. Chio Johnson, un anziano capo del Jogbahn Clan  dopo essere tornato dall’incontro con  la presidente  Ellen Johnson Sirleaf, ha detto a Siakor  e Fay: «Perché una company dovrebbe toglierci la vita?. Veniamo da questa terra. Tutto ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato è conservato nella foresta, quindi perché dovremmo rinunciare alla nostra foresta?».

Deyeatee Kardor, chairlady del Clan raccoglie foglie nella foresta e descrive come possono essere utilizzate per produrre medicine. Lei e la sua famiglia si sono nascoste nella foresta durante la sanguinosa guerra civile liberiana, riuscendo a sopravvivere grazie alle piante ed ai frutti. La foresta  del Jogbahn Clan  porta ancora le cicatrici del recente passato violento della Liberia ma è la casa ancestrale del Clan che non ha permesso che questo profondo collegamento con la loro terra venisse interrotto.

«La terra ci dà tutto- le verdure selvatiche, la palma e canna da zucchero crescono tutto intorno». Come altre comunità rurali della Liberia che traggono il loro sostentamento dalla terra  che gestiscono collettivamente, il clan è autosufficiente e gestisce il territorio in modo sostenibile. Per loro perdere la terra è di perdere tutto.

La resistenza del Jogbahn Clan  è cominciata nel 2012, quando l’Epo ha cominciato ad espandere le sue piantagioni nella loro terra comunitaria. Il governo di Monrovia e l’Epo avevano firmato un contratto che  consentivaalla multinazionale di impossessarsi delle terre comunitari del Clan: oltre 20.000 ettari. In Liberia diverse comunità si trovano ad affrontare a stessa minaccia ed il governo liberista del Premio Nobel per la pace Johnson Sirleaf favorisce il land grabbing senza il consenso delle comunità. Una politica che sta trovando una opposizione sempre più diffusa.

Il Jogbahn Clan si è organizzato per impedire che avvenisse il furto autorizzato delle loro terre: «Uomini, donne e giovani provenienti dagli 11 comuni interessati hanno scelto i rappresentanti per formare un nucleo a condurre la resistenza – spiegano  Siakor  e Fay – Hanno incontrato la company ed il governo più volte per opporsi all’espansione della società. Nonostante questo, verso la fine del 2012  l’Epo ha iniziato ad abbattere la foresta ed  a piantare sulla loro terra distruggendo le coltivazioni e terreni agricoli. Nel  settembre 2013 l’Epo ha iniziato a fare indagini nella terra delle comunità senza il loro consenso. Quando le comunità hanno tentato di fermare l’indagine un’unità della polizia paramilitare è stata dislocata nell’area. La popolazione ha subito vessazioni e intimidazioni da parte della security dell’Epo e della polizia». Paramilitari e poliziotti cercavano di intimidire il  Jogbahn Clan facendo raid notturni nei  villaggi con i lampeggianti e con uomini armati sui cassoni dei pick-up, proprio come facevano i guerriglieri durante la guerra civile. La  gente è stata aggredita durante una marcia di protesta pacifica e 17 persone sono state arrestate arbitrariamente. Il governo centrale ha sospeso il  capo clan dal suo incarico perché ha parlato male dell’Epo.

Nonostante queste tattiche aggressive la comunità ha continuato a resistere ed ha presentato una denuncia alla Roundtable on Sustainable Palm Oil (Rspo) ed una petizione al governo. «Tutto  quello che hanno fatto è cercare di dividerci –  denuncia Deyeatee – Offrono alle persone importanti un po’ di soldi per cercare di convincerli». Ma il Jogbahn Clan si è dimostrato un osso duro ed è arrivato unito all’incontro con la presidente liberiana che alla fine ha riconosciuto il loro diritto ad opporsi al land grabbing.

Uno dei leader del Clan, Anthony Johnson, ha detto: «La lotta ci ha resi più forti che mai e abbiamo imparato la lezione di rimanere uniti. Il successo è grande perché così proteggo il mio futuro e il futuro dei miei figli a venire. Starò su questa terra e coltiverò le piante per i miei figli così le generazioni future possano vivere dei frutti della terra».

Ma L’Epo non si è ancora arresa e non riconosce il diritto del Clan a e gli uomini della multinazionale agiscono come se l’incontro con la presidente liberiana non ci fosse stato e sembra siano preparandosi a compiere nuovi studi per abbattere altri pezzi di foresta ed impossessarsi di altre terre comunitarie. Ma ora si stanno muovendo anche Ong internazionali come Friends of the Earth che denunciano il tentativo di land grabbing: «Sarebbe illegale, in quanto non rispetta il diritto delle comunità di dare o negare il proprio consenso preventivo e informato, che è un requisito previsto dal diritto nazionale e del diritto internazionale».

Ma il Clan non si scoraggia e continuano a resistere per mantenere la speranza di un futuro migliore; «Vogliamo che il governo ci sostenga per essere autosufficienti nella nostra terra invece di darla ad una company società che prenderà soli i soldi e se li porterà a casa. Invece siamo in grado di mantenere i soldi in Liberia e possiamo vivere una vita migliore», ha detto Garmondeh Benwon del Clan.

Ogni anno un’area grande 5 volte la Liberia viene tolto con il land grabbing alle comunità di tutto il mondo, il Jogbahn Clan sta dimostrando che, se le comunità restano unite, si mobilitano e resistono,  fermare questi accordi tra governi corrotti e multinazionali è possibile. Alla fine il governo liberiano ha dovuto riconoscere i diritti del Clan ora Epo e Kuala Lumpur Kepong Berhad  (Klk), l’azionista di maggioranza dell’impresa, dovranno fare lo stesso.

Siakor  e Fay sono impressionati dalle determinazione del Jogbahn Clan: «E’ un privilegio lavorare in solidarietà con il Clan e  la loro unità e resilienza è stata una costante fonte di ispirazione per tutti allo Sdi/Foe Liberia. Il Clansi prepara a condividere gli insegnamenti della loro lotta ed a  dare speranza alle altre comunità che resistono al  land grabbing».

Deyeatee conclude: «Sono molto contenta che la mia terra sia libera. Perché quando la nostra terra è libera, siamo tutti liberi».