Le mozzarelle blu tornano sul tavolo dell’Europa

[7 gennaio 2014]

Alle mozzarelle di bufala campana è toccato volare in un laboratorio tedesco perché la loro immagine non venisse più collegata all’inquinamento della Terra dei fuochi, tranquillizzando così i consumatori; ma delle mozzarelle che tre anni e mezzo fa fecero in massa il percorso contrario, per finire in quel caso direttamente sui piatti italiani, ancora non ci siamo dimenticati. E oggi di mozzarelle blu si torna a parlare anche in Europa.

È stata l’università di Padova a scoprire recentemente le cause che portarono alla colorazione bluastra dei latticini teutonici (ai tempi non a caso soprannominati Puffi), e i risultati del Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione arriveranno ora all’attenzione della Commissione europea per mano dell’eurodeputato italiano Andrea Zanoni, al fine di «verificare effetti e utilizzo dell’antiparassitario di cui parla lo studio».

«L’Ue tuteli la sicurezza alimentare del consumatore europeo – dichiara Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo – Ho ritenuto opportuno informare i servizi di protezione alimentare della Commissione europea di questo importante studio anche per sapere come l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sta affrontando il fenomeno nel resto d’Europa. Inoltre mi sembra importante fare chiarezza sugli effetti e sull’utilizzo in Europa dell’antiparassitario che, secondo lo studio, sarebbe correlato al ceppo batterico responsabile della colorazione».

Secondo il gruppo di ricerca dell’area di “Ispezione degli alimenti di origine animale” dell’università degli Studi di Padova, come già riportato a suo tempo da greenreport.it, il ceppo batterico responsabile del blu delle mozzarelle è un gruppo geneticamente ben distinto della specie Pseudomonas fluorescens strettamente correlato ad un ceppo che viene usato in agricoltura come antiparassitario nella lotta biologica sia negli Stati Uniti d’America che in Canada. Ed è proprio su quest’utilizzo che Zanoni chiede si concentri l’attenzione della Commissione.

«La Commissione europea può chiarire se e dove venga usato l’antiparassitario in questione nel territorio dell’Unione europea e, in caso affermativo, può chiarire inoltre se e quali iniziative intende intraprendere in merito all’uso del medesimo?», scrive infatti l’eurodeputato, che chiede anche se «l’EFSA o un altro organismo comunitario stia compiendo studi analoghi sul fenomeno e a quali risultati si è arrivati». I cittadini europei rimangono in attesa di una risposta.

L. A.