Le spese per gli animali da compagnia crescono in Italia e in Europa

Ormai fanno parte della famiglia. Contraddizioni e vantaggi di un mutamento culturale

[11 maggio 2017]

A quanto pare l’industria europea dell’attenzione e cura per gli animali domestici in Europa e in Italia non conosce crisi. A confermarlo è il X Rapporto Assalco – Zoomark, appena presentato a Bologna.

Il rapporto, curato dall’Associazione nazionale delle imprese per l’alimentazione e la cura degli animali da compagnia (Assalco) e da Zoomark International sottolinea che i trend di crescita per il “pet care”, che include alimenti e accessori per gli animali di affezione, in  Italia, Francia, Germania, Olanda, Gran Bretagna e Spagna è nel complesso del +0,9%, con punte in Spagna (+5,5%), Italia (+2,2%) e Germania (+2,1%).

E’ evidente che mentre la gente si lamenta per la diminuzione del potere di acquisto, della crisi e persino dei soldi “sprecati” per assistere profughi e migranti, nessuno rinuncia ad acquistare più cibo e a curare di più i suoi animali domestici, diventati presenza quotidiana succedanea della natura – e spesso di affetto –, dalla quale ci stiamo allontanando senza nemmeno saperlo.

Come è cambiato il ruolo degli animali domestici nelle nostre vite lo spiega bene, snocciolando le sue cifre il presidente di  Assalco, Gianmarco Ferrari: «Il trend dei mercati europei, che si riflette nel buon andamento di quello italiano, testimonia quanto l’attenzione e la cura per i nostri animali da affezione – ormai membri a tutti gli effetti delle nostre famiglie e della comunità – siano consolidate e riflettano la fiducia nel nostro settore, che ha saputo crescere ed evolversi per rispondere in modo sempre più efficace alle esigenze di pet e proprietari».

E’ la fine del rapporto utilitaristico con l’animale domestico e di allevamento – come dimostrano le ricorrenti campagne contro il consumo di agnelli a Pasqua – e l’emergere di un costume, che prima era di élite ed è ormai di massa, quello di considerare gli animali come individui della nostra famiglia, quindi umanizzandoli. Un comportamento tipicamente occidentale ma che si sta diffondendo anche nei Paesi emergenti; l’altra faccia della medaglia dell’antropomorfizzazione degli animali da compagnia è invece la crudeltà verso gli animali, nella quale ormai si comprendono anche tecniche di macellazione considerate barbare, come quella rituale musulmana.

E’ durissimo dirlo, ma la morte della ragazza e delle due bambine rom nel rogo appiccato al loro camper ieri a Roma ha suscitato meno indignazione su Facebook della foto di un cane o di un gatto seviziato. Così, mentre aumenta la poverofobia aumenta la presenza nelle nostre case di animali per i quali non badiamo a spese e la cui vita non è proprio il massimo della libertà e della naturalità: secondo le ultime stime Fediaf, «gli animali d’affezione nell’Unione europea sono più di 200 milioni, ospitati in 75 milioni di abitazioni. I pet più numerosi sono i gatti: 70 milioni, mentre i cani sono più di 62 milioni». Ma è anche vero che un animale domestico, appena esce dal riparo dell’affetto familiare, per disgrazia o “noia”, ridiventa “cosa” da abbandonare lungo un’autostrada o da perseguitare perché da fastidio.

I gatti domestici – considerati dai ricercatori il più grande pericolo per la piccola fauna – sono particolarmente amati in Francia, dove ce ne sono 12,6 milioni, mentre i britannici preferiscono i cani (8,5 milioni), i tedeschi i roditori (5,9 milioni) e all’Italia spetta il primato degli uccelli ornamentali, 12,9 milioni di uccellini in gabbia, certamente trattati bene ma pur sempre prigionieri.

Il nostro Paese è invece terzo per quanto riguarda altri ambienti artificiali per ospitare animali: nei nostri acquari domestici ci sono 1 milione e 662 mila pesci, ci battono solo Germania (2,1 milioni) e Francia (1,9 milioni).

In Italia ci sono 7,5 milioni di gatti e 7 milioni di cani in tutto, mentre gli animali domestici che vivono nelle famiglie italiane sono più di 60 milioni, uno a testa, e solo per comprare il cibo per cani e gatti spendiamo quasi 2 miliardi di euro, con il reparto animali che si espande negli scaffali dei supermercati mentre si contraggono le famiglie e aumenta la solitudine.

Ma non sono solo le scatolette e le bustine di cibo – prodotte con gli scarti di quelle macellazioni e di quegli allevamenti che molti padroni di cani e gatti aborriscono – a farci spendere queste enormi cifre per i nostri ormai indispensabili amici-figli: gli italiani spendono 72 milioni di euro per comprare prodotti per l’igiene, cucce, giochi e accessori (che umanizzano ancora di più i nostri pelosi cocchi di “mamma” e “zia”) e 67,4 milioni in lettiere che hanno un impatto anche sulla dimensione dei rifiuti da gestire e che “certificano” la vita quasi completamente domestica di moti animali da compagnia.

Sembra invece – e fortunatamente – in calo l’attrazione per l’esotico, l’eccezionale e il sorprendente e la loro esibizione: la spesa per rettili, pesci e roditori è in calo del 6,4%.

Detto questo, analizzato un cambiamento di costumi e di “affetti” che non è sempre positivo, è indubbio che in una società in rapido invecchiamento come la nostra, la presenza di animali da compagnia nelle case degli anziani produce un effetto positivo per quelli che si prendono cura di cani e gatti, con un impatto benefico anche sulla salute e sulla riduzione delle spese sanitarie stimate in 4 miliardi. Insomma, gli animali curano la solitudine degli esseri umani e li cambiano e ne vengono cambiati, diventando protagonisti loro malgrado di un panorama politico che chiede per gli animali misure fiscali, tutele e diritti che a volte non riconosce ad alcuni esseri umani.

L’Italia dei politici “pet friendly” che vogliono aprire le porte di esercizi pubblici ed hotel agli animali da compagnia e inserire i loro diritti in Costituzione, troppo spesso – fortunatamente non sempre – è anche quella che volta lo sguardo dall’altra parte di fronte a un essere umano diverso o escluso.

Bisognerebbe imparare dai nostri animali, che ripagano le nostre cure con un “amore” incondizionato, che non è giusto escludere nessuno, qualunque colore di pelle o pelliccia abbia.