Una nuova Minimata a Sulawesi?

L’inferno al mercurio delle miniere d’oro in Indonesia: avvelenati terra, acqua, e uomini

[6 giugno 2013]

Bichard Kellog racconta in un inchiesta realizzata per Mongbay l’inferno delle piccole miniere nel nord di Sumatra, in Indonesia, dove cercatori d’oro, spesso abusivi, devastano d’acqua e foreste pluviali come la Ulu Masen “protected forest”. I minatori “informali” indonesiani per estrarre l’oro dal minerale utilizzano una sostanza da tempo vietata nel mondo in via di sviluppo:  il mercurio. Due cucchiaini di mercurio vengono messi in ogni “tamburo”, che centrifuga  il materiale poi. Dopo tre ore di  questa lavorazione,  gli “sterili”, con il loro venefico carico di mercurio, vengo scaricati in  stagni e lasciati ad asciugare.  I cercatori d’oro sanno che il mercurio è pericoloso, ma dicono che della cosa se ne occuperanno quando e se si ammaleranno.

La comunità di Gampong, che vive vicino ad  Ulu Masen  ha capito solo 10 anni fa  che nel territorio della foresta protetta c’era oro,  quando la compagnia PT Woyla Aceh Minerals, che ha una delle 13 concessioni minerarie dell’area, ha avviato prospezioni di ricerca. Anche se le operazioni industriali non sono mai iniziate, nella zona ci sono più di 3.000 minatori,  molti dei quali locali che sono stati addestrati da tecnici provenienti da Java. Il tutto all’interno di una foresta pluviale dichiarata “protetta” dallo Stato e dove ogni disboscamento non autorizzato sarebbe illegale. Gli abitanti di Gampong sono contenti che la company abbia abbandonato le ricerche perché ora hanno organizzato un campo di 200 minatori  all’interno concessione della PT Woyla Aceh Minerals e dicono che i 200 minatori che ci lavorano estraggono oro di buona qualità che permette loro di guadagnare circa 3 miliardi di rupie (300.000 dollari) al mese. «Ora, tutto ad un tratto, gli uomini hanno le moto e possono costruirsi una casa –  dice Sabi, un leader della comunità – Ma la foresta viene distrutta».

Intanto la deforestazione provocata dai minatori e dai taglialegna ha spinto gli elefanti selvatici superstiti  ad invadere le strade e i campi coltivati e così sta aumentando il conflitto con gli agricoltori. La scorsa settimana è morto un elefante preso in trappola in un laccio d’acciaio. La pioggia trasporta gli sterili tossici lungo i ripidi pendii fino al fiume che attraversa le terre comunitarie  e chi non lavora nella miniera d’oro comincia chiedersi perché non si pensi anche a questo.

Ma è tutta l’Indonesia, così come molti Paesi in via di sviluppo, ad avere questo tipo di problemi. La cosa è molto difficile da affrontare perché lo sfruttamento minerario su scala ridotta ha fatto arricchire molti mediatori e commercianti che sfruttano l’aumento del prezzo dell’oro. Gli esperti dicono che in Indonesia ci sono circa 250.000 minatori “informali”, che arrivano a circa 1 milione se si includono quelli dell’indotto. E le miniere “informali” sono su quasi ogni isola dell’enorme arcipelago indonesiano e  produrrebbero circa 60 tonnellate d’oro all’anno, mentre le  fonti ufficiali indonesiane parlano dell’esportazione di 100 tonnellate di oro all’anno.

«L’utilizzo del mercurio in questa estrazione non regolamentata è illegale – dice Chris Anderson, uno scienziato che lavora per mitigare il problema –  eppure parti dell’Indonesia hanno attualmente i più alti livelli di contaminazione da mercurio sulla Terra: fino a 1.000 milligrammi per chilogrammo nel terreno, A Anche a Sumbawa, nell’Indonesia meridionale, i tamburi di macinazione sono ben visibili praticamente ad ogni angolo della strada e nell’isola di Buru, nelle famose isole delle spezie, è in atto una vera e propria corsa all’oro. Kellog descrive quel che succede ad est di Bali, nell’area rurale di Lambok rurale, dove vasche di decantazione per la “seconda fase” sono chiaramente visibili appena fuori da una strada che conduce a un nuovo eco-resort.

«I liquami prodotti dalle macchine rettificatrici sono portati qui e riversati nelle vasche e mescolati con il cianuro e lasciati percolare per 48 ore. Il residuo viene si  recuperato con carbone attivo, ma il mercurio solubile non viene assorbito bene e viene scaricato con gli  con sterili. Un grande stagno rosso-marrone di questi rifiuti si trova a soli 10 metri da un canale che sfocia in una barriera corallina». Marcello Veiga, che per 30 anni ha lavorato come consulente per le piccole miniere all’Onu, è molto preoccupato: «Questa è una bomba al mercurio cianuro. Per i pesci è molto più tossico del solo mercurio. Il cianuro esaurisce l’ossigeno, per cui i pesci muoiono per la sua mancanza. E ‘una tragedia». Inoltre, il riso raccolto da Anderson e da diversi sui colleghi accanto a  bacini di decantazione a Lambok  e Sumbawa  ha concentrazioni di mercurio metilico superiori a 100 parti per miliardo, 5 volte sopra il limite legale in Cina.

Alcuni gold shops  del Kalimantan bruciano l’amalgama d’oro da più di un decennio, emettendo vapori di mercurio nell’atmosfera. Abdul Harris, dell’Agency for the assessment and application of technology (Bppt), un istituto di ricerca governativo, dice che «Recentemente il governo indonesiano ha istituito una task force per esaminare lo sfruttamento minerario su scala ridotta, riconoscendo che è un problema crescente», ma finora nessuna agenzia di Giakarta ha preso provvedimenti per affrontare il problema solo per controllare le e contaminazioni. Harris sostiene che «Il governo  lo dovrà fare presto. L’Indonesia si è impegnata ad eliminare l’uso del mercurio nelle miniere entro il 2018. Per ora, si sta aspettando che il Parlamento approvi una legge che costringerà i singoli minatori o piccoli gruppi di applicare la misura per le licenze  locali. I minatori devono essere integrati nell’economia. Se la legge passa, i funzionari locali dovranno prendersi cura dell’ambiente, anche se sono riluttanti».

C’è solo una ragione per questa strage di natura, acqua e salute umana: il denaro. E la criminalità ci va a nozze: ci sono alcune persone, note come “bupati” che raccolgono  considerevoli “pagamenti” sia dalle grandi società minerarie private che dai piccoli minatori. Intanto il governo nazionale sta spingendo per sfruttare ancora di più le risorse minerarie indonesiane e Sumatra è centrale in questa strategia. La G-Resources di Hong Kong ha appena avviato lo sfruttamento delle miniere d’oro in una concessione di ben 1.640  Km2 a Batang Toru, dove c’è una popolazione di oranghi a fortissimo rischio di estinzione critico e decine di altre specie minacciate e rare. Più a sud, la Sihayo Gold, una filiale della multinazionale indonesiana PT Sorikmas , ha una grande concessione mineraria che penetra nel Parco nazionale di Batang Gadis e la comunità locale la accusa di aver svuotato la falda, compromettendo l’irrigazione dei ampi di riso. Il livello del fiume che attraversa Banya Pamyabungan, è sceso di circa 4 metri.

Nel luglio 2012 la Sorikmas ha licenziato  i suoi lavoratori e centinaia di manifestanti hanno bruciato alcuni edifici della compagnia ed si sono impadroniti delle mappe dei giacimenti auriferi, ora circa 2.000 minatori e trasportatori di roccia hanno invaso le alte colline in un  settore della concessione. La Sorikmas si è limitata a dire che non autorizza l’attività mineraria illegale all’interno della sua  concessione, ma a causa del disboscamento e l’erosione nei siti  collinari, provocati sia dai minatori informali che dalla company, le tempeste di febbraio hanno innescato inondazioni e frane e a marzo una cinquantina di minatori sono morti come topi in un  buco profondo 50 metri  che gli è crollato.

Ma le comunità a valle delle miniere stentano a credere che il mercurio, nonostante gli sterili minerari e l’amalgama avvelenino loro e l’ambiente. «Molti abitanti pensano che se vedono una lumaca o un pesce vivo, l’acqua stia bene – spiega Kusandi Oldani, direttore di Walhi, la sezione indonesiana dei Friends of the Earth – Ma la maggior parte degli uomini dei villaggi vicini dicono di credere che il pesce sia avvelenato e non lo mangiano da circa 5 anni. Ci sono anche meno pesce e gamberetti da mangiare». Ma i bambini continuano a fare il bagno nudi nei fiumi inquinati, dove il mercurio si  mescola con i batteri e diventa metilmercurio, che è molto più tossico e si accumula lungo la catena alimentare. Gli esperti dicono che gli abitanti dei villaggi che consumano ancora pesce, soprattutto i bambini, avranno difficoltà di apprendimento  e capacità mentali molto diminuite. Il mercurio può anche causare problemi renali, artrite, aborti spontanei, insufficienza respiratoria e persino la morte.

Ma quel che preoccupa  di più e la situazione di Sulawesi, dove si potrebbe ripetere la tragedia di Minimata, la città giapponese  dove per 2 36 anni, fino al 1968,  la Chisso Corporation pompò nella baia  627 tonnellate di metilmercurio contenute nelle acque reflue . a 2.265 persone venne diagnosticata quella che ora è chiamata “Sindrome di ‘Minimata”, 1.784 sono morti. Il pesce era alla base della dieta degli abitanti di minimata. Nel Sulawesi centrale le piccole miniere informali utilizzano mercurio su vasta scala in due siti sulla collina di Poboya che domina la città di Palu, che è in una vallata che sfocia in una baia, come Minimata e come nella disgraziata città giapponese  i vapori di mercurio intossicano l’aria  e il mercurio percola dagli sterili  e ungo il fiume Palu arriva nella baia e durante la stagione delle piogge si infiltra nelle falde sotterranee.

Il mercurio è stato mescolato con il cianuro, quindi è solubile. Il fiume e le falde forniscono l’acqua potabile a gran parte della città e l’Ong Yayasan Tambuhak Sinta dice che nell’area vengono scaricate più di 100 tonnellate di mercurio all’anno. Sono gli stessi livelli registrati a Minimata, ma in meno tempo, anche se il mercurio che finisce in mare sembra meno. Dato che il metil-mercurio ci mette tra i 10 e i 15 anni per arrivare ad un accumulo come quello di Minimata, a sentirne l’impatto sarà probabilmente la prossima generazione. «Moriranno a migliaia», profetizza  sconsolato Viega.

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