L’Italia e altri 6 Paesi Ue ostili a nuove sanzioni contro la Russia?

[18 marzo 2015]

Secondo Bloomberg Business sette Paesi dell’Unione europee, compresa l’Italia, si opporrebbero a nuove sanzioni contro Mosca per la guerra in Ucraina e l’annnessione della Crimea.

Insieme al nostro Paese ci sarebbero quelli che ci stanno rimettendo di più – in termini di turismo, esportazioni agricole e importazioni di gas – dallo scontro con Mosca: Austria, Spagna, Cipro, Grecia  e Slovacchia e il governo di destra dell’Ungheria, che non nasconde le sue simpatie per il progetto nazional/tradizionalista di Vladimir Putin e l’ostilità per il liberalismo europeo.

Bloomberg ricorda che il presidente di Cipro Nicos Anastasiades è andato in Russia per incontrare Vladimir Putin a febbraio, garantendo l’accesso alle navi russe a Cipro, e che a marzo è toccata al primo ministro italiano Matteo Renzi andare a Mosca e che Putin lo ha definito “partner privilegiato”. I greci stanno facendo su e giù da Mosca in cerca di aiuti e investimenti, non nascondono di stare dalla parte dei russi sulla questione Ucraina/Crimea e Alexis Tsipras andrà da Putin ad aprile.

Insomma, secondo la solitamente ben informata Bllomberg, «Un gruppo di Paesi ostili alle sanzioni tenterà di farsi sentire nel quadro del prossimo summit dell’Ue che inizierà giovedì a Bruxelles». Ian Bond, direttore del think tank londinese Centre for European Reform, sottolinea che «è probabile che questi Paesi non accetteranno un prolungamento delle sanzioni già introdotte e rinvieranno la loro decisione fino a che non saranno più in vigore».

E’ evidente che alcuni Paesi, come l’Italia, soffrono molto di più di altri per le sanzioni anti-russe imposte da Usa, Ue e G7 contro politici, imprenditori, banche e società russe e soprattutto sono stati pesantemente colpiti dalle contro-sanzioni russe e dall’embargo sui prodotti alimentari provenienti dall’Ue introdotto da Mosca, e mal sopportano la politica di scontro voluta dai falchi antirussi capeggiati dall’ex premier polacco Donald Tusk e da Lituania, Estonia, Lettonia e Gran Bretagna. Il nostro Paese è in una posizione ancora più delicata, visto che esprime l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini – già mal digerita dai “falchi” perché rappresentante di un Paese un po’ troppo filo-russo – che dovrebbe garantire la politica Ue sull’Ucraina della quale l’embargo è uno dei pilastri, anche se non si è dimostrato molto efficace.