Aiab: «Perfezionare il Decreto per evitare altre semine Ogm illegali in Italia»

Mais Ogm 1507, Legambiente si appella a Letta per il no alle coltivazioni

[7 febbraio 2014]

L’11 febbraio il Consiglio Affari Generali dell’Unione europea deciderà sull’autorizzazione della coltivazione del mais Ogm 1507, per questo Legambiente ha deciso di inviare una lettera aperta al Presidente del Consiglio Enrico Letta e al ministro per gli affari europei Enzo Moavero.

Gli ambientalisti sottolineano che si tratta di una decisione molto importante che può far finalmente superare l’attuale situazione di blocco all’interno del  Consiglio, «Perché per la prima volta, la partita non è ancora chiusa e i prossimi giorni saranno cruciali, perché è ancora possibile costruire una maggioranza qualificata contraria alla coltivazione di varietà geneticamente modificate».

La posizione del governo italiano è quindi decisiva e  Legambiente chiede «Di votare senza alcuna esitazione contro l’autorizzazione alla coltivazione del mais geneticamente modificato 1507, seguendo l’invito del Parlamento europeo espresso nella risoluzione votata a larga maggioranza nella plenaria dello scorso 16 gennaio», evidenziando che «Il voto contrario all’autorizzazione trova fondamento anche nelle forti lacune della valutazione dei rischi effettuata dall’Efsa non solo su lepidotteri e specie acquatiche, ma soprattutto per quanto riguarda la tolleranza del mais 1507 al glufosinato ammonio, caratteristica che porta ad un maggiore impiego di questo pericoloso erbicida. Il glufosinato, infatti, è classificato come tossico per la riproduzione e rientra quindi tra i criteri di esclusione previsti dal regolamento comunitario 1107/2009. Criteri di esclusione che, nel caso di sostanze già approvate, si applicano al momento del rinnovo dell’autorizzazione, che per il glufosinato scade nel 2017.

Legambiente conclude la lettera a Letta e Maovero facendo presente che ci sono «Tutte condizioni affinché il nostro governo si attivi da subito affinché nel prossimo Consiglio Affari Generali si costituisca una solida maggioranza contraria all’autorizzazione. Un primo passo indispensabile per poter poi approvare, durante il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea, il regolamento di modifica della direttiva 2001/18 in modo da consentire agli stati membri il diritto di vietare sul proprio territorio la coltivazione di Ogm anche per ragioni socio-economiche. Un diritto imprescindibile per garantire la sicurezza e la qualità dell’agricoltura italiana».

Sulla questione era già intervenuto il 4 febbraio Vincenzo Vizioli, presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), «Per evitare semine di Ogm indesiderate e fraudolente nel 2014 e avere il tempo di organizzare un pool di esperti che supportino il Governo nell’adozione di norme capaci di garantire un assetto libero da Ogm al territorio italiano, è indispensabile e urgente perfezionare il decreto interministeriale della scorsa estate con le relative sanzioni».

Vizoli, durante un convegno al Senato sugli aspetti scientifici, agricoli ed economici dell’impatto degli Ogm sull’agricoltura, organizzato dalla Senatrice Elena Fattori (M5S) aveva messo in risalto l’inerzia della politica e  l’urgenza di attrezzarsi mente si avvicina il periodo primaverile durante il quale avvengono le nuove semine: «Ad essere a rischio è tutta l’agricoltura di qualità Italiana ma soprattutto il settore biologico. In caso di contaminazione, infatti, produttori e cittadini consumatori che hanno scelto un modello sostenibile di agricoltura sarebbero messi fuori gioco».

L’Aiab spiega che «Dopo alcuni episodi in cui si è verificata una mancata applicazione della normativa, l’urgenza di perfezionare quest’ultima è stata inoltrata a Chiara Braga, responsabile ambiente della segreteria del PD e a tutte le forze politiche che si sono mobilitate per l’emanazione e implementazione del decreto. Nel 2013, in Friuli, nonostante il varo di un decreto interministeriale che vieta la coltivazione Ogm, è stato, infatti, seminato, coltivato e raccolto mais geneticamente modificato, senza che le autorità regionali intervenissero. Questo, benché il Corpo Forestale dello Stato avesse rilevato “inquinamento genetico”, fino al 10%, del mais transgenico su altri campi presenti nell’area di coltivazione. La mancata applicazione della norma da parte della Governatrice del Friuli è stata motivata proprio dall’impossibilità di applicare sanzioni.

Nonostante le indicazioni del ministro Orlando, di alcuni giuristi e dei rappresentanti della Task force Liberi da Ogm su quali norme applicare, il Governo del Friuli non si è sentito rassicurato e ha scelto comunque di non agire».

L’Aiab è quindi giustamente preoccupata: «Per non aggiungere 2 righe al Decreto rischiamo una sconfitta che diventerebbe drammatica. E’ noto che il sostentamento alimentare di oltre il 50% della popolazione mondiale si basa su tre sole specie vegetali. L’interesse delle multinazionali non è tanto quello conquistare qualche ettaro di mais in Italia o migliorare le rese, ma controllare, tramite i brevetti, la sovranità alimentare del pianeta».