Nella mani di Garibaldi per salvare il pesto nazionale dal fungo killer

[6 ottobre 2014]

Il nome non sembra spaventoso, ma la Peronospora belbahrii è un vero “killer”, un fungo devastante che sta mettendo in serio pericolo le produzioni di basilico, con una ricaduta immediata sulla produzione di pesto, la salsa nota in tutto il mondo, simbolo, certo, della Liguria ma anche dell’italianità.

Uno dei più importanti studiosi al mondo della materia è Angelo Garibaldi (Nella foto), Professore Emerito e Presidente di Agroinnova, il Centro di Competenza per l’Innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino, il quale – dopo cinquant’anni di attività – oggi più che mai è impegnato a fondo per trovare la soluzione ad questa nuova terribile malattia del basilico, giunta in Italia nel 2003. Sabato 4 ottobre ad Albenga nel corso di un incontro tecnico al quale hanno preso parte oltre 120 agricoltori e operatori del settore, organizzato dalla Società Agricola Consortile “Compagnia del Basilico”, Garibaldi ha fatto il punto su questo grave problema, anche alla luce del recente dibattito scatenatosi a seguito della notizia di una richiesta formale della Regione Liguria al Ministero della Salute, sollecitata da una parte dei coltivatori di basilico, per l’impiego di nuovi agro-farmaci con cui combattere la malattia. Il tema, estremamente “caldo”, unito alla posizione di Agroinnova a favore dell’impiego – quando possibile – di metodi alternativi agli agro-farmaci e più sostenibili ha portato addirittura recentemente ad una interrogazione parlamentare promossa da alcuni deputati del PD al Governo per conoscere nel dettaglio la situazione in Liguria e disincentivare un uso non regolamentato dei prodotti chimici.

E’ un dato di fatto che le Peronospore siano malattie estremamente violente e pericolose. Basti pensare che nel 1840 arrivò in Irlanda una versione del fungo che aggrediva le patate, allora principale alimento dei suini e, insieme agli stessi maiali, alla base anche della dieta degli uomini. A causa della carestia che ne seguì un milione e mezzo di irlandesi su circa otto milioni di abitanti morì, mentre un altro milione e mezzo emigrò in cerca di fortuna, tra cui gli antenati dei Kennedy, tanto che esiste oggi un modo di dire fra gli addetti ai lavori che cita: «Se non fosse stato per la Peronospora, gli Stati Uniti non avrebbero avuto un Kennedy Presidente».

Aneddoti a parte, Angelo Garibaldi ha detto che «Il problema va affrontato sotto diversi punti di vista. In primo luogo collaborando con le aziende sementiere – dal momento che sono i proprio i semi il principale veicolo di propagazione della peronospora. Accordi che prevedano il rifornimento di semi da aziende italiane dotate dell’esperienza sufficiente per contenere scoppi di epidemie, piuttosto che da Paesi stranieri nei quali la malattia è presente da lungo tempo certo sarebbe un primo importantissimo passo avanti. Come Agroinnova abbiamo analizzato alcune partite di semi che presentavano anche fino al  10% di  materiale infetto. In queste condizioni non c’è scampo dalla malattia se si pensa che per diffonderla è sufficiente un seme infetto su 1.000. La concia – ovvero il risanamento – del seme con aria calda a 65° fornisce già una protezione all’80% contro il fungo».

E’ infatti emerso dall’incontro, per voce degli stessi agricoltori, che le industrie sementiere per ora stanno alla finestra e non si sono attivate in modo significativo per intraprendere trattamenti di concia. Questo atteggiamento è stato fortemente criticato dai coltivatori presenti, che avvertono la necessità di soluzioni sostenibili e, aspetto non secondario, di tecnici preparati in grado di consigliarli al meglio.

«A questo primo intervento – ha continuato Garibaldi – si aggiungono poi il possibile impiego di oli essenziali sotto forma di vapore (come timo e santoreggia) e la concimazione condotta con prodotti a base di fosforo (fosfiti) i quali, dalle ricerche condotte, hanno dimostrato di poter fornire un’ ulteriore protezione. Bisogna poi evitare di creare condizioni favorevoli alla diffusione del fungo: ad esempio non irrigare a pioggia, ma in modo localizzato, quando possibile. Sono felice – ha concluso Garibaldi – che gli agricoltori liguri si siano rivolti al Centro da me presieduto, ricordando spero  tutto il lavoro svolto in Liguria dal mio gruppo a partire dal 1959, quando ancora studente muovevo proprio ad Albenga  i miei primi passi da ricercatore universitario.  Sarà una lotta ancora lunga quella contro la peronospora del basilico , ma solo con risposte tecnologiche sostenibili per l’ambiente e con la collaborazione di bravi tecnici locali come Giorgio Bozzano e Pietro Pensa che operano in zona con le  aziende sementiere, potremo salvaguardare al meglio sia le coltivazioni di basilico, sia i consumatori».