Anche Microsoft vuole i videogiochi (Mojang), ma qual è la loro impronta energetica?

[12 settembre 2014]

E’ di oggi la notizia che Microsoft avrebbe offerto addirittura due miliardi di dollari per comprare Mojang, la società svedese di Markus Persson, famosa perché  produttrice del videogioco Minecraft. Persson pare che abbia finora rifiutato, ma dal nostro punto di vista – quello ecologico – la novità del giorno è lo studio  “The Carbon Footprint of Games Distribution”, pubblicata suk  Journal of Industrial Ecology.

Si sente infatti sempre più spesso dire che per innescare la rivoluzione energetica bisogna puntare sui giovani, sulla nuova generazione “digitale”, e niente parla la loro lingua come i videogiochi. E proprio nella ricerca “The Carbon Footprint of Games Distribution”, un team dell’INSEAD Social Innovation Center, dell’Europe Campus di Fontainebleau, dice che questo problema ha meno a che fare con il contenuto e la dipendenza da questi  giochi e di come le nuove generazioni li consumano.

Fantasy ed avventura, fantascienza e sparatutto, strategia o gare sportive… ci sono video games di ogni genere, con migliaia di componenti aggiuntivi e funzionalità personalizzabili per trasformare ogni storia una realtà virtuale e tutte queste scelte derivano da un’altra: acquistare una copia del videogioco su disco o scaricarlo direttamente dalla console?

All’incrocio di questa decisione si trova Sony, la multinazionale dei videogiochi e della  PlayStation. E così ci si troverà nel caso Microsft, se dovesse concludere questa operazione e/o lanciarsi in questo settore. Sony offre la scelta tra il download diretto, tramite una connessione Internet on-line, e l’acquisto attraverso un una copia Blu-ray del gioco.

Tene do conto anche di una precedente ricerca sulla distribuzione di brani musicali, viene naturale pensare che scaricare da internet sia una scelta miglior per l’ambiente: visto che non si producono emissioni di CO2 per il trasporto dei videogiochi o per andare in macchina fino al negozio per comprarne uno,  ma la ricerca  pubblicata sul Journal of Industrial Ecology arriva alla conclusione che: «Il download di un gioco da un server Internet può produrre  una carbon footprint più grande di quella di guidare fino ad un negozio per comprare il gioco su disco Blu-ray».

I ricercatori dell’INSEAD Social Innovation Center,  che si son basati su una serie di ipotesi, dicono che «La CF [carbon footprint] del ciclo di vita di un gioco scaricato da 8,80 GB è pari a 21,9 – 27,5 kg di CO2  eq (a seconda del limite  inferiore e superiore dell’intensità energetica diInternet), mentre il risultato per un BD [Blu-ray disc] gioco è di  20,8 kg di CO2 eq.  Il Gameplay (fase di utilizzo) conta per 19,5 kg di CO2 eq  di emissioni in entrambi gli scenari».

Quindi, l’impronta di carbonio del guidare fino ad un negozio  per acquistare un Blu-ray disc   è relativamente minore, però c’è una soglia di 1,3 gigabyte che rende più energeticamente efficiente scaricare i  giochi della PlayStation solo quando la superano e, secondo il Journal of Industrial Ecology , «I game files sono raddoppiati tra il 2010 e il 2013, e sono aumentati del 25% dalla PlayStation 3 alla PlayStation 4». Quindi, già con un videogioco medio il vantaggio energetico di scaricare da internet non c’è già più.

In realtà, il vantaggio dei dischi è la loro capacità di immagazzinare enormi quantità di dati, il che permette loro di diventare esponenzialmente migliori dei download diretti e dei  loro aumenti di GB capacity. Insomma, quel che serve per valutare la carbon footprint dei video games è un po’ più di trasparenza  ed “E” on dovrebbe significare “for everyone“ ma “efficient”.

Il team INSEAD conclude: «Nel complesso, i risultati sembrano essere ampiamente applicabili ai title games all’interno dell’Unione europea (UE), e per i giochi di dimensioni più grandi della media negli Stati Uniti. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche per confermare se risultati simili si potranno applicare nei prossimi anni con i cambiamenti nella dimensione del gioco e del’efficienza di Internet. I risultati dello studio servono ad illustrare il motivo per cui non è sempre vero che la distribuzione digitale dei media avrà emissioni di anidride carbonica inferiori rispetto alla distribuzione con mezzi fisici, quando le dimensioni dei file sono grandi».

Microsf si è sempre detta – e abbastanza comportata – una società attenta al green, se entrerà davvero in questo settore, darà questo suo marchio di fabbrica?