Il mistero della marmellata ai mirtilli radioattivi, tra Italia, Bulgaria, Chernobyl e Fukushima

[28 ottobre 2013]

Secondo un’inchiesta del giornale giapponese Shukan Asahi, confermata dall’autorità sanitaria giapponese, nella confettura di mirtilli “Fior di frutta” della Rigoni di Asiago sarebbe stata riscontrata la presenza di cda Cesio 137. Il Shukan Asahi dice che i mirtilli usati per fare la marmellata proverrebbero dalla Bulgaria e la contaminazione sarebbe dovuta al fallout radioattivo del disastro nucleare di Chernobyl.

«Questo riscontro pone degli inquietanti interrogativi sulla circolazione degli alimenti radioattivi nella Comunità Europea e, ancor di più, a livello intercontinentale – dice Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in Cammino – Il paradosso è che mentre ci preoccupiamo della eventuale provenienza di pesce contaminato dall’Oceano Pacifico giapponese sulle nostre tavole, una contaminazione supplementare va invece ad aggravare la situazione radioecologica dei cittadini giapponesi nel campo della catena alimentare, direttamente sui loro deschi. E’ necessario capire come la circolazione di alimenti contaminati possa avvenire così liberamente e come dalla raccolta al confezionamento non ci siano controlli o come questi, eventualmente, possano essere aggirati. In secondo luogo, indipendentemente dai valori – qualora questi fossero ricompresi in quelli di norma radioattiva previsti dalla leggi della Comunità Europea o qualora la dose di confettura per contaminarsi fosse “elevata” sulla base delle norme comunitarie ed internazionali –  è doveroso ricordare che il Cesio 137 non esiste in natura, essendo un prodotto dell’attività umana».

Ma la Rigoni di Asiago, un’azienda che da sempre punta tutto su qualità e biologico, non ci sta e smentisce il Shukan Asahi con una dichiarazione affidata al Sole 24 Ore: «1) I mirtilli neri biologici da noi utilizzati sono frutti selvatici di montagna; 2) ” La Rigoni di Asiago svolge costantemente una attività di controllo della qualità su tutta la materia prima utilizzata, compresi i mirtilli neri; 3) Tutti i nostri prodotti, compreso Fiordifrutta mirtilli neri, vengono costantemente sottoposti a una attività di vigilanza da parte delle Autorità sanitarie italiane e nel corso di questi controlli non si sono mai verificate non conformità nel prodotto messo in commercio; 4) Abbiamo effettuato ulteriori analisi su vari lotti di Fiordifrutta ai mirtilli neri e sono stati riscontrati valori ben al di sotto di 100 Bq/kg, ovvero valori di 5,8 e 7,9 Bq/kg; 5) A seguito dell’incidente di Fukushima il governo giapponese ha modificato i limiti ammessi per il contenuto di cesio negli alimenti in modo ancora più cautelativo: se ora in Giappone il limite per i prodotti come il nostro è di 100 Bq/kg contro il precedente 500 Bq/kg, nell’Unione Europea questo limite è ben superiore, ossia di 1250 Bq/kg, mentre negli Stati Uniti è di 1200».

Mondo in cammino, che dice di non voler creare un allarmismo incontrollato ed acritico, né tantomeno voler danneggiare la Rigoni di Asiago, però ribatte: «1) Se i frutti utilizzati sono “biologici” e sono stati raccolti in montagna (e quindi non provenienti dalla Bulgaria) c’è parecchio da preoccuparsi. La Rigoni dovrebbe spiegare cosa intende per biologico e dovrebbe dirci da dove esattamente provengono i mirtilli neri, perché altrimenti non sapremmo cosa pensare , per esempio, del formaggio Asiago prodotto nell’altipiano in cui risiede la ditta; 2) La Rigoni non specifica quale attività costante di controllo della qualità svolge. Forse olfattiva e visiva? Ma la radioattività non si vede, non si sente e non ha colore; 3) Il fatto che non siano state rilevate non conformità nei prodotti posti in commercio non esclude assolutamente la loro non contaminazione; 4) Se la Rigoni, sollecitata dalla vicenda, ha effettivamente riscontrato contaminazione (inferiore secondo i loro campioni ai valori dei campioni giapponesi), dovrebbe spiegare ancora di più cosa intende per controlli di qualità, perché implicitamente pare confermare che i controlli non erano stati eseguiti e, in pratica, pare contraddire quanto afferma sul proprio sito web a proposito della  confettura Fiordifrutta definendola prodotto costituito da frutta biologica rigorosamente selezionata e, inoltre, dovrebbe spiegarci cosa sottintende il proprio slogan aziendale: “Nel cuore della natura”; 5) Non è indice di serietà ambientale e qualitativa (qualità di cui si fregia la Rigoni) giustificarsi con i diversi livelli di contaminazione consentiti dalle rispettive legislazioni (Giappone e Comunità Europea). I valori cautelativi del Giappone confermano la preoccupazione per l’effetto accumulo causato dal fallout di Fukushima e,  implicitamente,  ne ribadisce la gravità. L’assolversi con il beneplacito  della legislazione europea non è espressione di serietà per una azienda che fa del rispetto della natura la propria bandiera e che alla sezione “Selezione e tracciabilità”  cita letteralmente, a proposito della confettura Fiodifrutta: “in quanto prodotti biologici, i controlli riguardano anche i residui di pesticidi, fitofarmaci, fertilizzanti, ecc”. Quel sospeso (“eccetera”) pone inquietanti interrogativi e conferma, in ogni caso – piccola o grande che sia la presenza di contaminanti isotopici – l’assoluta mancanza di rintracciabilità nella confezione; 6) Alla luce di tutte queste argomentazioni, Mondo in cammino ribadisce la necessità di normative che preservino dall’effetto  cumulativo della radioattività interna e dall’azione patogena della basse dosi di radiazione assorbite, unitamente alla necessità di rendere obbligatorio – durante i controlli – l’analisi del rateo Cesio 137 e Cesio 134 e alla descrizione qualitativa e quantitativa in etichetta di ogni contaminante, compresi gli isotopi radioattivi; 7) Stona, infine, il messaggio a toni convincenti della ditta (“Tutto il processo produttivo viene vidimato dalla tracciabilità e dalla rintracciabilità”), ma ancora di più la mission aziendale: “La Rigoni di Asiago lavora nella natura e con la natura” (e il Cesio non esiste “in natura”). “Scegliere il biologico, di produrlo come di mangiarlo, significa, di fatto, conservare nel tempo le risorse della natura. Significa pensare a noi stessi e al futuro delle nostre generazioni. La Rigoni di Asiago questa scelta l’ha fatta molti anni fa”.. Il messaggio per tutti noi e per le prossime generazioni pare essere: “State tranquilli, ci pensiamo noi: siete contaminati, ma a norma!”».