Le multinazionali europee alla conquista dell’Africa meridionale

Completate le trattative per un accordo di partenariato economico

[22 agosto 2014]

E’ una notizia che è circolata tra addetti ai lavori e nei Paesi coinvolti dall’accordo, ma in Europa o per lo meno in Italia, nessuna eco: la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (SADC) e EPA Group (Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Sud Africa e Swaziland) hanno appena concluso gli ultimi negoziati per un accordo di partenariato economico (APE).

Questo vuol dire che, in attesa di una ratifica completa degli accordi di partenariato, prevista entro l’ottobre 2016, si mettono le basi per uno dei più potenti strumenti di politica liberista dell’Unione Europea: a breve infatti i prodotti europei, soprattutto quelli agricoli, potranno tranquillamente fare concorrenza a quelli locali. In paesi dove l’agricoltura di base dei piccoli agricoltori è la principale fonte di ingresso per la popolazione oltre ad essere la più salutare e la più auspicabile per uno sviluppo che tenga conto di saperi locali, di biodiversità e di rispetto ambientale.

Per questo da anni tante piattaforme contadine locali come il ROPPA (Réseau des Organisations Paysannes et de Producteurs de l’Afrique de l’Ouest) si battono per avere condizioni più giuste negli Accordi se non addirittura l’annullamento. Gli Epa infatti spingono verso tutt’altro modello, anche se dall’Unione Europea si affrettano a dire (Dacian Cioloş, Commissione Europea per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale) che “Questo accordo assicura reciprocamente relazioni economiche preferenziali vantaggiose tra l’Unione europea e la Comunità di sviluppo sudafricana. L’eliminazione di tutti i rimborsi comunitari all’esportazione di prodotti agricoli come parte di questo accordo dimostra chiaramente l’impegno dell’Europa, la piena coerenza tra le nostre politiche agricole e di sviluppo”. Quello che è certo è che il  volume di affari tra Ue e paesi dell’Africa australe è così intenso che si presume sarà questa una delle zone su cui i negoziatori Ue intensificheranno i loro sforzi: l’UE è infatti il principale partner commerciale del gruppo SADC.

Nel 2013 il valore delle importazioni totali dell’UE è stato di circa € 31.000.000.000 (9,3% agricoltura; 1,5% di pesce, e l’industria 89,3%). L’UE importa principalmente diamanti (per lo più Botswana), pietre preziose e metalli, pesce (Namibia), zucchero (Swaziland), così come frutta e noci. Nel 2013, il totale delle esportazioni dell’UE verso la regione ha rappresentato 33.000.000.000 €. Quello che invece non si dice chiaramente è che entro 6 mesi dalla firma degli accordi (che coincidono con i sei mesi di presidenza italiana del consiglio europeo), il libero scambio passerà da quello legato ai prodotti a quello sui servizi (si chiama “rendez vous clause”).

Una vera e propria svendita che non avrà ritorni positivi nei paesi firmatari: l’ingresso di multinazionali europee su questo fronte creerà infatti una economia dei servizi a doppia velocità di cui beneficerà soltanto una classe media (in crescita) a discapito  di servizi pubblici, su cui si investirà sempre meno da parte dei governi,  per la gran parte della popolazione.

di Cospe