Nuova performance delle rinnovabili: più si discutono e più producono

[8 luglio 2013]

Continuano ad essere argomento di discussione,  eppure le fonti rinnovabili in Italia hanno fatto registrare un nuovo record: nel mese di giugno (dati Terna) hanno generato il 50,2% dell’elettricità italiana, coprendo il 44,3% della domanda.

In un anno (confrontando giugno 2012 con giugno 2013) la quota delle fonti rinnovabili sulla produzione netta è passata dal 38,2% al 50,2%, mentre i consumi complessivamente sono diminuiti del 6,2%.

Mentre fotovoltaico, eolico e idroelettrico fanno registrare livelli record di produzione, la produzione termoelettrica crolla (-22,8 %), con impianti a gas e anche a carbone, in netto calo.

«L’evoluzione è chiarissima. Avanzano le fonti rinnovabili e arretrano le fossili. Viene da chiedersi se la politica ne sia al corrente – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile dalla campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia- Mentre la generazione di energia pulita, che fa risparmiare sull’import di fonti fossili, crea lavoro e azzera le emissioni inquinanti, è oramai in grado di dare un contributo essenziale al fabbisogno del Paese, da più parti giungono segnali inquietanti, di fondi a pioggia per premiare produzioni vecchie e inefficienti, sempre più incapaci di tenere il mercato».

Il quadro pare proprio essere quello evidenziato dall’esponente di Greenpeace. Per quanto riguarda il primo semestre 2013 il comparto termoelettrico con una produzione in calo del 4,1%, ha registrato una contrazione del 16,3% mentre idroelettrico (+37,9%), eolico (+31,4%) e fotovoltaico (+15,2%) sono cresciute significativamente, rappresentando il 41% della produzione nazionale (+9,6% rispetto al 2012).

Rispetto ai segnali inquietanti pare che il Ministero per lo sviluppo economico stia approntando un piano di sussidi per il settore termoelettrico pari a 400-500 milioni di euro all’anno, nei prossimi tre anni, fino a crescere a 1,5-2 miliardi all’anno dal 2017 e per ora vige il silenzio da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

«Abbiamo l’occasione storica di lasciarci alle spalle le fonti più sporche e inquinanti, a partire dal carbone che appare economicamente conveniente solo perché il sistema Ets (Emission trading scheme), in Europa, continua a non funzionare. Già oggi le rinnovabili fanno risparmiare al Paese 8-10 miliardi di mancate importazioni fossili. Cosa aspettiamo a imboccare senza esitazioni la strada della rivoluzione energetica, come altri Paesi stanno già facendo?» ha concluso Boraschi.