La metà dei Paesi hanno scarsa o nessuna capacità di individuarli in commercio

Ogm, Fao: che caos tra sicurezza e divieti

[13 marzo 2014]

Secondo un’indagine tecnica della Fao (The results of the FAO survey on low levels of genetically modified (GM)  crops in international food and feed trade), 26 Paesi hanno bloccato le importazioni dopo aver trovato tracce di Ogm. All’indagine Fao, la prima di questo tipo, 75 Paesi sui 193 membri dell’Agenzia Onu hanno risposto alla domanda su cosa intendono per bassi livelli di colture Ogm negli alimenti e nei mangimi destinati al commercio internazionale. I risultati dell’indagine saranno discussi durante una consultazione tecnica che si terrà alla Fao a Roma il 20 e 21 marzo, per esaminare la portata dei blocchi commerciali causati da spedizioni contaminate. Nell’incontro si discuterà delle questioni commerciali legate a bassi livelli GM nelle colture, ma non verrà affrontata la questione dei pro e dei contro degli Ogm.

La Fao spiega che «L’aumentata produzione in tutto il mondo di colture geneticamente modificate ha portato ad un aumento di casi di bassi livelli di Ogm rilevati nella commercializzazione di alimenti e mangimi. La scoperta di importazioni anche con bassi livelli GM ha portato a brusche interruzioni degli scambi tra paesi, con le spedizioni di grano, cereali e altre colture bloccate dai paesi importatori, distrutte o restituite al paese d’origine. Casualmente tracce di colture geneticamente modificate si possono mescolare con colture alimentari e mangimi non-GM durante la produzione (per esempio, una coltura GM cresciuta vicino a un campo di una coltura non-GM), la lavorazione, il confezionamento, lo stoccaggio e il trasporto».

Secondo quanto emerge dall’indagine Fao, «I paesi intervistati hanno riferito di 198 casi tra il 2002 e il 2012 di bassi livelli di colture geneticamente modificate mescolati a colture non geneticamente modificate.  Tra il 2009 e il 2012 c’è stato un brusco aumento di casi, quando ne sono stati segnalati 138 su 198 riscontrati. Le spedizioni con bassi livelli di colture GM sono provenute principalmente dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Cina, anche se altri Paesi, anche accidentalmente, hanno spedito tali colture. Una volta individuate, la maggior parte delle spedizioni sono state distrutte o restituite al paese esportatore. Il maggior numero d’incidenti a livello commerciale ha interessato i semi di lino, il riso, il mais e la papaia».

Altri risultati del sondaggio sono: 30 Paesi producono colture GM, per ricerca o per la produzione commerciale, o per entrambe, e si stanno sviluppando sempre più colture GM; 17 Paesi non hanno nessuna normativa sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi provenienti da coltivazioni Ogm; 55 Paesi hanno una politica di tolleranza zero per le colture GM non autorizzate; 38 Paesi considerano le diverse politiche sugli Ogm che esistono tra i partner commerciali un fattore importante nel contribuire al rischio commerciale rappresentato dalla presenza di bassi livelli di colture GM in alcuni alimenti.

Nella maggior parte dei paesi, non sono ancora in vigore politiche generali, normative o regolamenti applicabili a cosa sia un basso livello Ogm. Per utilizzate per impostare queste politiche sono utilizzate diverse opzioni: una politica di tolleranza zero, una politica di bassa soglia e una politica del caso per caso

Il problema è che non esiste alcun accordo internazionale che definisca o quantifichi cosa s’intende per “basso livello”, l’interpretazione varia da Paese a Paese e la Fao sottolinea che «In molti Paesi viene interpretato come qualsiasi livello in cui l’identificazione è possibile, anche con tracce molto basse, mentre in altri paesi le decisioni vengono prese caso per caso, in base a quale livello si ritiene accettabile. In alcuni paesi le coltivazioni GM sono consentite sia per uso commerciale che per la vendita, ma possono non essere autorizzate in un paese importatore. Pertanto, se il paese importatore rileva la coltivazione non autorizzata, può legalmente rifiutare la spedizione».

La responsabile dell’indagine, Renata Clarke, esperta senior della Fao per la sicurezza degli alimenti, «Il numero di blocchi delle esportazioni è relativamente basso rispetto ai milioni di tonnellate di alimenti e mangimi scambiati ogni giorno. Ma poiché i blocchi degli scambi possono essere molto costosi e dato l’aumento riportato di tali casi, la Fao ha condotto questa indagine e terrà una consultazione tecnica per cercare di avviare un dialogo tra i paesi su queste questioni. Siamo stati sorpresi nel riscontrare casi in ogni regione. Sembrerebbe che più test vengono fatti, più casi vengono trovati. Anche se la tecnologia di monitoraggio è adesso più sensibile, vorrei far notare che 37 paesi su 75 hanno risposto che hanno scarsa o nessuna capacità di individuare gli Ogm, cioè, non hanno i laboratori, i tecnici, e le attrezzature per farlo.  Molti paesi hanno chiesto alla Fao di contribuire a migliorare la loro capacità di individuare gli Ogm. Nel corso dell’indagine i Paesi ci hanno anche chiesto di aiutarli a valutare se le colture GM sono sicure o no, per questo vorremmo che i paesi condividessero tutte le scoperte scientifiche che hanno sul tema. A questo fine, la Faoha istituito una Piattaforma Alimenti GM, una pagina web dove i Paesi possono condividere le informazioni sulla valutazione della sicurezza».

Per accedere alla piattaforma Fao sugli Ogm: http://fao.org/gm-platform/.