Intervento di Monica Frassoni, copresidente del Partito Verde Europeo

Ogm, la Commissione non ha capito che gli europei non li vogliono

[13 febbraio 2014]

Sul tavolo della Commissione Ue c’è l’approvazione (o il rifiuto) dell’autorizzazione alla coltivazione del mais Ogm 1507. In questo periodo preelettorale, nel quale la Commissione è diventata il bersaglio di critiche molto dure, il caso va ben al di là di un mais geneticamente modificato e delle sue conseguenze sulla salute e l’ambiente, ma arriva a toccare la legittimità democratica della sua azione. A gennaio il Parlamento Ue aveva votato contro l’autorizzazione, chiedendo alla Commissione di ritirare la sua proposta.

L’11 febbraio al Consiglio Affari generali, l’altro organo legislativo dell’Unione, anche una maggioranza di Stati membri, tra i quali l’Italia, si era espressa negativamente. Poiché, però, ci troviamo nell’ambito di una procedura esecutiva di una norma esistente, la Commissione può decidere di non seguire il voto di Parlamento e la maggioranza semplice al Consiglio non basta, ci vuole la maggioranza qualificata.

Se questo è vero da un punto di vista formale, è più che evidente che la scelta di autorizzare il Mais 1507 si configura come una mancanza di rispetto nei confronti di una vasta maggioranza degli europei che hanno espresso in più occasioni la loro contrarietà agli Ogm, nel loro piatto e nei campi. Questa situazione nella quale la Commissione si arroga il diritto di non tenere alcun conto della volontà del Pe, degli Stati membri e dei cittadini, nascondendosi dietro il parere dell’autorità per la Sicurezza alimentare di Parma, prefigura una grave violazione dell’obbligo della Commissione di difendere l’interesse comune degli europei.

È per questo motivo che i Verdi ritengono che il Parlamento dovrebbe discutere e votare una mozione di censura nei confronti della Commissione Barroso.

Inoltre, l’estenuante braccio di ferro che va avanti da anni fra Stati membri completamente ostili agli Ogm, una parte importante del PE e la maggioranza dell’opinione pubblica, rende evidente la necessità di completare la revisione della direttiva 2001/18 (1), che sta alla base delle regole sulla coltivazione sugli Ogm e che è bloccata dal 2010. Per noi l’obiettivo è di riaprire la partita sulla possibilità di rendere impossibile, a termine, la coltivazione degli Ogm in Europa. Oggi la priorità è rompere lo stallo che dura dal 2010 e assicurare agli Stati membri il diritto a vietare sul proprio territorio le coltivazioni Ogm anche per ragioni socio-economiche, come proposto dal PE nel testo approvato in prima lettura nel 2011. Una condizione imprescindibile per garantire la sicurezza e qualità dell’agricoltura europea e in particolare italiana. L’imminente campagna elettorale apre uno spazio importante di dibattito pubblico. Ma questo deve anche essere un tema centrale della prossima Presidenza del Consiglio UE e un’iniziativa qualificante e molto significativa in un settore che sta a cuore agli europei.

Monica Frassoni, copresidente del Partito Verde Europeo

(1) Direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio. Nella direttiva si invita la Commissione a presentare una proposta volta ad attuare il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza, che si è tradotta nell’adozione del regolamento (CE) n. 1946/2003 sui movimenti transfrontalieri degli organismi geneticamente modificati.