Onu, mentre l’11% del mondo soffre la fame il 13% degli adulti è obeso

Le guerre «sempre più aggravate dal cambiamento climatico» sono uno dei fattori chiave dietro il riacutizzarsi della malnutrizione

[15 settembre 2017]

È un mondo di crescente disuguaglianza quello fotografato oggi nel rapporto Onu Lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2017, che rimarca un’amarissima verità anticipata dalla Fao all’inizio di quest’estate: dopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento. Sono circa 815 milioni le persone colpite nel 2016, vale a dire l’11% della popolazione mondiale; un dato che si affianca con bruciante paradosso a quello dell’obesità, riguardante oggi 641 milioni di adulti. Il 13% di tutti quelli viventi a livello globale.

Una contraddizione che non riguarda ormai solo la dicotomia Paesi ricchi – Paesi poveri, tanto da divenire un marchio di fabbrica di uno sviluppo malato: per ritrovare tutta la sua drmmatica attualità basta guardarsi attorno, dato che in Italia assieme a circa 4,5 milioni di poveri assoluti vivono 6 milioni di obesi (con un costo stimato per la sanità pari a 4,5 miliardi di euro l’anno), pari al 9,8% della popolazione. Senza dimenticare lo spreco di cibo, pari a un valore stimato per l’Italia in 12,6–15,6 miliardi di euro all’anno, valore più che sufficiente a coprire un reddito minimo in grado di debellare la povertà assoluta a livello nazionale (un assegno annuale stimato dall’Alleanza contro la povertà in 7 miliardi di euro, contro i 2 che saranno stanziati a regime dal governo per il Reddito di inclusione).

Tornando ad osservare le dinamiche della fame a livello globale, il nuovo rapporto dell’Onu rappresenta una pietra miliare: si tratta del primo documento elaborato congiuntamente da cinque agenzie delle Nazioni unite (Fao, Ifad, Pam, Unicef, Oms), che si sono unite per monitorare i “progressi” verso l’eliminazione della fame e della malnutrizione entro il 2030, uno dei più importanti obiettivi siglati dall’Onu e nazioni aderenti (compresa la nostra).

Perché la fame è tornata ad aumentare? «L’aumento – 38 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso, sottolineano dall’Onu – è dovuto in gran parte alla proliferazione di conflitti violenti e agli shock legati al clima», che non di rado si rafforzano a vicenda: la prevalenza della fame nei paesi colpiti dal conflitto è di 1,4 – 4,4 punti percentuali superiore a quella di altri paesi, mentre in situazioni di conflitto aggravate da condizioni di fragilità istituzionale e ambientale, la prevalenza è superiore a 11-18 punti percentuali.

Il rapporto Onu identifica dunque i conflitti «sempre più aggravati dal cambiamento climatico» come uno dei fattori chiave dietro il riacutizzarsi della fame e di molte forme di malnutrizione. Un esempio? «Agli inizi del 2017, per diversi mesi, la carestia ha colpito alcune parti del Sud Sudan e c’è il rischio concreto che possa riapparire nel paese e in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nordest della Nigeria, in Somalia e nello Yemen». Spesso, però, bastano i cambiamenti climatici ad esacerbare la fame, senza che la guerra ci metta del suo: «Anche regioni più pacifiche, ma colpite da siccità o da inondazioni legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño, così come dal rallentamento economico globale, hanno visto deteriorarsi la sicurezza alimentare e la nutrizione», notano infatti dall’Onu.

«Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione – spiegano i responsabili delle cinque agenzie Onu – Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione. A tal fine assicurare società pacifiche e inclusive è una condizione necessaria».

Non tutto quanto fatto finora d’altronde è da buttare. È importante ricordare che dall’inizio degli anni ’90 al 2015 la popolazione mondiale è aumentata di 1,9 miliardi di persone, eppure a soffrire la fame sono (erano?) 216 milioni in meno rispetto ad allora. Per un mondo più giusto e sicuro è determinante lavorare di concerto a livello internazionale per agire su tutti quei livelli che possano assicurare un adeguato apporto calorico ad ogni essere umano: aiuti internazionali e investimenti in loco, lotta ai cambiamenti climatici e processi di peace-keeping, contrasto allo spreco di cibo e lotta alle disuguaglianze, economiche ma anche di genere.

Perché come ricorda l’Unicef nel suo ultimo rapporto annuale, quando «a una donna vengono negate le opportunità di gestire la propria salute riproduttiva, sia lei che i suoi figli ne soffrono. A livello globale, si stima che 216 milioni di donne sposate avrebbero bisogno di accedere a metodi contraccettivi moderni, ma non possono farlo».