Onu, la fame è tornata ad aumentare anche in Europa e Asia centrale

Un’emergenza che si accompagna alla «epidemia globale odierna di sovrappeso e obesità causata dal consumo eccessivo di cibi processati ad alto contenuto di sale e zuccheri»

[21 maggio 2018]

Nel 2016 la fame è tornata a crescere nel mondo dopo oltre un decennio di declino, e dati preliminari mostrati dalla Fao (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) a Voronezh in Russia indicano che c’è stato un ulteriore aumento della sottoalimentazione nel 2017.

Si tratta di una marcia indietro che ci riguarda da vicino: le cifre mostrate dall’Onu indicano infatti che 14 milioni di persone in Europa e Asia centrale sono colpite da insicurezza alimentare, soprattutto nelle aree rurali. Tra i paesi più colpiti figurano il Tajikistan con il 30% della popolazione sottonutrita, la Moldavia (8,5%), la Georgia (7%), il Kyrgyzstan (6,4%), e l’ Uzbekistan (6,3%).

«Il persistere della malnutrizione e della povertà rurale nella regione invocano sforzi maggiori, se vogliamo raggiungere Fame zero entro il 2030», ha sottolineato il direttore generale della Fao Graziano da Silva ricordando che raggiungere l’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 2 tra gli Sdgs cui anche l’Italia ha dato il proprio assenso significa andare oltre “Fame zero” e cancellare tutte le forme di malnutrizione, incluso la mancanza di micronutrienti e l’ipernutrizione.

Il mondo sta infatti polarizzandosi tra due emergenze a loro modo paradossali, da una parte la fame e dall’altra quella che da Silva ha definito «l’epidemia globale odierna di sovrappeso e obesità causata dal consumo eccessivo di cibi processati ad alto contenuto di sale e zuccheri», ricordando i casi a noi vicini di Malta, Turchia e Regno Unito, dove circa il 29% della popolazione è obesa. «I Paesi devono affrontare questa situazione promuovendo diete sane. Politiche pubbliche nazionali sono fondamentali perché la nutrizione è una questione pubblica; è una responsabilità dello Stato», ha aggiunto il direttore generale Fao, sottolineando l’importanza dell’educazione alla nutrizione, della sensibilizzazione e della regolamentazione dell’etichettatura e della pubblicità.

Senza dimenticare una lotta che richiede l’impegno di tutti: poiché i cambiamenti climatici rappresentano «uno degli impedimenti principali allo sviluppo sostenibile», Graziano da Silva ha evidenziato «l’assoluta importanza di promuovere l’adattamento dei sistemi alimentari, specialmente per quanto riguarda le comunità rurali più povere».