Il paradosso del cibo, per ogni persona malnutrita ce ne sono due in sovrappeso o obese

Anche nella patria di una delle diete migliori al mondo, il Mediterraneo, è in corso una vera e propria “transizione nutrizionale”

[6 aprile 2018]

In un mondo demograficamente in crescita, l’attuale produzione di cibo basterebbe per soddisfare ampiamente le necessità calorica dell’intera popolazione mondiale, non fosse per gli enormi sprechi che – accompagnati dai cambiamenti climatici e dai conflitti – condannano oltre 800 milioni di persone alla fame cronica: sono difatti circa 1,3 miliardi le tonnellate di cibo sprecate nel mondo ogni anno, che potrebbero sfamare 2 miliardi di persone. Un problema etico, ambientale e sociale enorme, che non coinvolge solo gli Stati in via di sviluppo. Anche in Europa si conta uno spreco di cibo per 88 milioni di tonnellate all’anno, e allo stesso tempo 55 milioni di cittadini Ue non riescono a permettersi un pasto di qualità. E in Italia, secondo la definizione più estensiva di “spreco di cibo” delineata in un pioneristico rapporto Ispra, le calorie sprecate sono addirittura maggiori di quelle utilmente impiegate.

Di fronte a quest’evidenza, la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Bcfn) in vista della Giornata mondiale della salute – che ricorre domani, 7 aprile – documenta come anche il bacino del Mediterraneo stia affrontando seri problemi dal punto di vista alimentare. Secondo numerosi studi, l’adozione della dieta mediterranea ha contribuito, nei Paesi che si affacciano sul Mare Nostum, a garantire ai suoi abitanti una vita sana e longeva (un’alta aderenza a questa dieta, rispetto a chi adotta altri modelli alimentari, può tradursi in circa 4,5 anni di aspettativa di vita in più). Ma sarà così ancora per molto?

Anche nell’area del bacino Mediterraneo – come in altre parti del mondo, sottolineano dalla Bcfn – stiamo assistendo a una vera e propria “transizione nutrizionale” da una dieta tradizionale, caratterizzata da frutta e verdura, cereali integrali, legumi e olio extra vergine di oliva a una ricca di proteine animali, alimenti trasformati ricchi di zucchero, sale, grassi e alimenti a basso contenuto di fibre. Principale conseguenza di questa transizione è l’aumento dei livelli di persone in sovrappeso o obese, importante fattore di rischio per problemi di salute come diabete, malattie cardiovascolari e cancro. Alcuni esempi? In Grecia più del 60% della popolazione è sovrappeso, mentre in Spagna e Israele si registra un’alta prevalenza di sovrappeso non solo negli adulti, ma anche nei bambini (34,1% e 35% rispettivamente nella fascia 5-19 anni). Anche in Italia la situazione non sembra migliore, con ben il 36,8% dei ragazzi tra i 5 e i 19 anni in sovrappeso.

«Il mondo affronta una grave emergenza nutrizionale, ma gli Obiettivi di sviluppo sostenibile offrono un’opportunità senza precedenti per cambiare le cose – spiega Gabriele Riccardi, docente di Endocrinologia e malattie del metabolismo all’Università di Napoli “Federico II”, nonché  membro dell’advisory board di Bcfn – Ancora oggi, per ogni persona malnutrita nel mondo ce ne sono due in sovrappeso o obese. Parliamo di persone che hanno maggiore probabilità di ammalarsi degli altri, perché molte malattie possono essere influenzate dai modelli alimentari che adottiamo: diabete (con un nuovo caso ogni 5 secondi), patologie cardiache (che rimangono la prima causa di morte al mondo con 20 milioni di decessi nel 2015) e altre patologie croniche inclusi i tumori (che determinano il 60% dei decessi a livello globale), solo per citarne alcune. Eppure, se partissimo dalla tavola, adottando diete sostenibili come quella mediterranea – che si basa prevalentemente su alimenti vegetali e fa un uso contenuto di prodotti di origine animale – potremmo fare un passo importante nella lotta a queste malattie e dare un piccolo contributo per debellare la malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo: mangiare meglio, mangiare tutti». E sprecare meno, molto meno.