Il 15% della Cina sotto una cappa di smog chimico

Pechino non respira più e chiude le fabbriche

Ma i cinesi (ricchi) si consolano comprando beni di lusso all’estero

[25 febbraio 2014]

Da una settimana una densa cappa di smog soffoca nuovamente la capitale della Cina, Pechino, e l’agenzia ufficiale Xinhua annuncia che oggi 147 imprese industriali hanno dovuto sospendere o ridurre la produzione nel quadro delle misure prese dalla municipalità per ridurre l’inquinamento atmosferico.

Secondo la Commissione municipale dell’economia e dell’informazione di Pechino, tra le imprese interessate dal provvedimento, 36 sono state fermate, 75 hanno ridotto la produzione per tagliare le emissioni del 30% ed altre 36 hanno volontariamente ridotto la produzione.

Dal 21 febbraio a Pechino è entrato in vigore un meccanismo di risposta per lottare contro lo smog  e lo stesso giorno nella metropoli l’allarme per l’inquinamento dell’aria è stato portata a livello “arancione”, il secpondo più elevato del sistema di allarme cinese.

Oggi la densità di particolato  PM 2,5 ha superato il livello 400, ancora “arancione”. Ma la cosa non riguarda solo la capitale: la Cina ha inviato 12 gruppi di ispezione nelle regioni più colpite dallo smog, si tratta di circa il 15% del territorio cinese che le previsioni dicono resterà sotto una cappa di nebbia chimica almeno fino a dopodomani.

Il ministro della Protezione ambientale ha detto di aver inviato ispettori a Pechino, Tianjin, la provincia dell’Hebei e nelle aree circostanti «Per passare in rivista la risposta dei governi locali all’inquinamento e la loro applicazione del piano di azione deciso lo scorso settembre dal governo centrale».
Le squadre governative ispezionano anche le principali industrie inquinanti, come le acciaierie, le carbo-chimiche,  vetrerie e cementifici e grandi cantieri edili. «Ogni violazione constatata dagli ispettori sarà resa pubblica» assicura il ministero.

I cinesi (almeno quelli più ricchi) si consolano forse avendo saputo che, grazie a questo disastro ambientale di proporzioni mai viste, sono diventati i maggiori consumatori di beni di lusso. Infatti, mentre vendono beni di consumo a basso costo in tutto il pianeta, secondo il Fortune Carachter Institute di Shanghai nel 2013 i cinesi hanno acquistato il 47% dei 217 miliardi di beni di lusso venduti nel mondo.

Lo smog che avvelena la Cina ha infatti prodotto anche i 102 miliardi di dollari che i neo-ricchi cinesi hanno speso in beni di lusso il 57% dei quali viene speso daio cittadini cinesi durante viaggi all’estero (dove magari ne approfittano anche per respirare), soprattutto a New York, Parigi, Tokyo e Roma. Quindi qualche grossa e succulenta briciola della velenosa corsa cinese allo sviluppo tocca anche a noi italiani.