Per «nutrire la vita» il contenuto lo fa anche l’imballaggio

Packaging e sostenibilità: l'intervista a Eliana Farotto, responsabile Ricerca e Sviluppo di Comieco

[4 maggio 2015]

In cima alla gerarchia di gestione dei rifiuti c’è la prevenzione, che in realtà più che i rifiuti riguarda la fase di immissione al consumo dei prodotti. Nell’anno dell’Expo per nutrire la vita quali sono gli interventi scelti da Comieco per favorire un packaging sostenibile in particolare contro lo spreco di cibo? 

«Quando si parla di sostenibilità bisogna pensare a un’attenzione che non riguarda solo la questione dei rifiuti e del loro smaltimento, quanto un approccio che coinvolge l’intero ciclo di vita di un prodotto. In particolare la prevenzione riguarda la fase di immissione al consumo dei prodotti. Entrando nello specifico del packaging, la prevenzione consiste nell’ottimizzazione dell’impiego di materiali di imballaggio, nella riduzione del loro impatto sull’ambiente e comprende tutte le fasi del ciclo di vita di un imballaggio, dalla produzione al post consumo. Creare quindi un packaging sostenibile è il presupposto per un approccio attento a preservare le risorse del nostro pianeta.

Il 2015 è l’anno di Expo, il cui tema è “nutrire il pianeta”: in questo frangente Comieco ha scelto di impegnarsi portando alla luce il delicato tema dello spreco alimentare, che un imballaggio sostenibile può contribuire a migliorare anche significativamente. Da questa filosofia è nato il progetto “Doggy bag, se avanzo mangiatemi”, in collaborazione con Slow Food, per la messa a punto di un packaging che possa ridurre la quantità di alimenti gettati e di stimolare un cambio di mentalità in ristoratori e clienti. Non solo, le aziende utilizzatrici di packaging e la grande distribuzione svolgono un ruolo fondamentale perché sono in grado di innescare un processo virtuoso, che favorisce le attività a valle come raccolta differenziata e riciclo. Con lo scopo di promuovere un dialogo ad ampio spettro che coinvolga tutta la filiera del packaging è nato il Club Carta e Cartoni, che ad oggi riunisce 200 aziende utilizzatrici di imballaggi tra cui grandi nomi dell’industria con lo scopo di promuovere innovazione e sostenibilità».

Qual è la vita media di un imballaggio in carta e cartone, prima che diventi rifiuto? C’è l’impegno per prolungarla, e come? 

«Le tecnologie di produzione di carta, cartone e cartoncino consentono la messa a punto di imballaggi sempre più performanti, in termini di resistenza, protezione dei prodotti, sicurezza per gli operatori del comparto logistico e del consumatore. Naturalmente anche la riciclabilità dell’imballaggio cellulosico è di grande importanza, e l’impegno di Comieco su questo fronte ha consentito risultati di tutto rispetto: basti pensare che, al termine del loro ciclo di vita, in Italia 9 imballaggi cellulosici su 10 vengono recuperati o avviati a riciclo».

Ogni anno, in Italia gli imballaggi cellulosici immessi al consumo arrivano a 4,1 milioni di tonnellate. Una volta arrivati a fine ciclo vita, quale strada prendono? 

«Al termine del loro ciclo di vita gli imballaggi cellulosici possono essere recuperati e riciclati per dare vita a nuove confezioni e prodotti: un percorso che può essere ripetuto fino a 7 volte. Una volta destinati al macero gli imballaggi in carta e cartone vengono avviati a riciclo, prima nelle piattaforme di selezione e poi nelle cartiere. Comieco ogni anno organizza a questo proposito l’iniziativa “Riciclo Aperto” per mostrare da vicino a scuole e cittadini il meraviglioso viaggio della carta, con visite guidate a cartiere, cartotecniche e piattaforme di selezione del macero sparse sul territorio italiano».

Dopo la prevenzione, in cima alla gerarchia dei rifiuti c’è il recupero di materia. Per ogni tonnellata di carta da macero inserita nel processo industriale di riciclo, a oggi comunque si producono rilevanti scarti sotto forma di pulper e fanghi di cartiera; ci sono spazi per ulteriori efficientamenti tecnologici?

«Purtroppo in Italia rimane di entità trascurabile l’impiego come combustibile dei fanghi di cartiera al contrario di quanto avvenuto in altre realtà europee, benché la tecnologia sia ormai matura e di assoluta garanzia in termini di tutela ambientale. Considerando, peraltro, che in questi fanghi è presente una significativa quantità di biomassa, le potenzialità che potrebbero essere sviluppate in questo ambito sono ancora più rilevanti.

Il recupero delle risorse si applica inoltre ai residui della produzione della carta derivanti dal processo di riciclo del macero tra cui gli scarti di pulper, derivanti dalla separazione della fibra dalle impurità più grossolane, e i fanghi di disinchiostrazione, ottenuti a seguito della separazione dell’inchiostro dalla fibra cellulosica.

Comieco supporta un progetto di ricerca di Lucense/Centro di qualità carta per il riciclo dello scarto pulper, che ha i seguenti obiettivi:

  • Ottimizzare il recupero di fibra presente nel macero e la sua riciclabilità attraverso l’implementazione nel ciclo produttivo cartario di una tecnologia chimico/fisica innovativa.
  • Produrre nuovi materiali e nuovi prodotti a partire dallo scarto di pulper, anche miscelati con altri materiali da raccolta differenziata, per un futuro sbocco sul mercato e in questo modo ridurre in maniera progressiva, e fino al suo azzeramento, la quantità di scarto di pulper destinata allo smaltimento in discarica».

Una volta tornati sul mercato, in quale misura i prodotti riciclati provenienti dal recupero di carta e cartone riescono a intercettare una domanda d’acquisto? In tal senso le amministrazioni pubbliche, tramite Gpp, esercitano un sostegno importante o ancora marginale?

«Gli imballaggi realizzati con carta da macero costituiscono ormai gran parte di quanto viene immesso al consumo in Italia. A questo proposito vorrei ricordare che nella produzione di cartone riciclato è possibile recuperare la stessa fibra fino a 7 volte, con l’immissione di fibra fresca da prodotti in fibra vergine che forniscono una materia prima preziosa per i prodotti riciclati. La produzione di imballaggi contenenti materiale riciclato non sarebbe possibile senza le fibre vergini, ed è solo con la contemporanea presenza sul mercato di fibra primaria e secondaria che è possibile mantenere un ciclo della fibra al contempo economico ed ecologico. Le confezioni prodotte con materiali riciclati intercettano la domanda di acquisto e riguardano buona parte del packaging appartenente a diverse categorie merceologiche, ad eccezione di alcuni specifici ambiti, come il settore alimentare, per i quali la normativa risulta particolarmente stringente».