«La scarsità di risorse in questo caso può essere compensata dai progressi tecnologici»

«Il pesce è la più sana delle carni», ma costerà il 27% in più senza seguire gli indirizzi Fao

Con una rapida crescita dell'acquacoltura al contrario ribassi del 20%

[14 novembre 2014]

La pesca d’allevamento crescerà probabilmente più del previsto nel prossimo decennio, offrendo la possibilità di una migliore alimentazione per milioni di persone, specialmente in Asia ed Africa, secondo un nuovo rapporto.

I maggiori investimenti nel settore dell’acquacoltura – specialmente nelle tecnologie che ne migliorano la produttività, tra le quali l’utilizzo dell’acqua, l’allevamento, la pratica dei vivai e i mangimi – dovrebbero far crescere la produzione della pesca d’allevamento del 4.14% l’anno fino al 2022, un ritmo sensibilmente più veloce della crescita del 2.54% prevista all’inizio dell’anno in un rapporto congiunto della FAO e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

«La ragione principale di questo maggior ottimismo è che ci sono ampie possibilità di portarsi al passo con le tecnologie più produttive, specialmente in Asia, dove molti allevatori lavorano su piccola scala e non sono in grado di sostenere le considerevoli somme che il settore richiede per aumentare la produzione senza incorrere nel problema della scarsità delle risorse», ha affermato Audun Lem, del Dipartimento Politiche ed Economia della Pesca e dell’Acquacoltura della FAO, nonché uno dei principali autori del rapporto.

Anche l’Africa, con le sue enormi risorse idriche, dovrebbe vedere una rapida crescita di oltre il 5% l’anno, la più veloce a livello globale, ma partendo da un livello attuale molto basso, secondo quanto afferma il rapporto.

L’acquacoltura è un’industria giovane rispetto all’allevamento di bestiame, ed è cresciuta praticamente da un livello nullo nel 1950 fino ad una produzione record di 66.5 milioni di tonnellate nel 2012, quasi trenta volte maggiore rispetto al 1970. Circa il 50% dei 127 miliardi di dollari di valore delle esportazioni mondiali di pesce nel 2011 venivano dai paesi in via di sviluppo, i quali realizzano dal commercio di pesce entrate nette superiori a quelle ottenute dalle esportazioni di tè, riso, cacao e caffè messe assieme – afferma Lem.

In termini di consumo umano diretto, la pesca d’allevamento nel 2014 ha superato la pesca da cattura, che ha raggiunto un livello stabile a metà degli anni ’80 ed è prevista crescere solo del 5% nell’arco del prossimo decennio, grazie soprattutto alla riduzione degli sprechi, a delle migliori attrezzature che riducono la cattura di pesci non desiderati e ad una migliore gestione pesce delle attività di pesca.

Il consumo mondiale pro-capite di pesce è cresciuto da 9.9 kg nel 1970 a 19.1 kg nel 2012, sebbene i tassi varino sensibilmente tra le regioni e all’interno delle stesse. Africa, America Latina e Vicino Oriente hanno livelli di consumo di pesce pari a circa la metà del tasso mondiale, mentre Asia, Europa e Nord America hanno tutte tassi intorno ai 21 kg pro-capite.

I prezzi del pesce nel 2022 saranno più alti del 27% rispetto ad oggi nello scenario di riferimento della FAO, ma saranno fino al 20% più bassi se l’acquacoltura si dovesse espandere più velocemente.

Il pesce è la più sana di tutte le carni, il suo allevamento ha un’ impronta di carbonio di gran lunga inferiore a quella del bestiame, ed è anche un enorme fornitore dei micronutrienti di cui le persone hanno bisogno. Oltre alle calorie e alle proteine che fornisce, il pesce riduce il rischio di cardiopatie coronariche e migliora il funzionamento cardio-vascolare. Il pesce è anche un ottimo fornitore di acidi grassi polinsaturi a catena lunga n-3 (LC n-3 PUFA), che sono statisticamente associati ad un migliore sviluppo cognitivo, misurato dalla capacità di lettura fino all’età di 12 anni.

«Il pese non è solo cibo», dice Jogeir Toppe, esperto FAO di pesca e nutrizione che cita il caso della mola, un pesce di stagno del Bangladesh che ha livelli eccezionalmente alti di zinco, ferro e vitamina A, oltre che un contenuto di calcio pari a 80 volte quello della tilapia. Specie oceaniche simili presenti altrove, come le sardine di lago africane, hanno profili simili dal punto di vista dei nutrienti, ma molti pesci indigeni devono ancora essere studiati.

Queste caratteristiche sono preziosissime dal momento che 800,000 morti infantili ogni anno sono attribuibili alla carenza di zinco, 250 milioni di bambini in tutto il mondo sono a rischio di carenza di vitamina A, e quasi un terzo della popolazione mondiale è carente di ferro. Il pesce di mare è anche praticamente l’unica fonte naturale di iodio.

Tuttavia, il nuovo studio evidenzia che le famiglie con redditi in crescita spesso riducono il consumo di questi tipi di pesce povero – che l’industria chiama “pesce scarto” – ed aumentano quello di pesci più grassi – come la carpa – , che sono fornitori meno efficienti di micronutrienti. Una delle ragioni è che dei pesci più nobili viene spesso mangiata solo la carne, mentre mola e simili vengono normalmente mangiate interi.

«Il contenuto maggiore di ferro, zinco e calcio nei pesci sta nelle loro teste, ossa e viscere, che sono spesso le parti che vengono gettate via, come succede con il tonno», afferma Toppe. Piuttosto ironicamente, i sottoprodotti come le teste di pesce o le lische del persico del Nilo, la cui carne fresca viene esportata, possono spesso essere di maggior valore nutrizionale del prodotto principale, ha aggiunto.
La FAO ha esortato i decisori politici a prendere in seria considerazione queste informazioni nutrizionali, specialmente in una fase di crescita delle operazioni di acquacoltura.  La pesca di allevamento dovrebbe anche essere analizzata in termini di sistema alimentare generale, poiché ha impatto su una seria di fattori, tra i quali gli effetti ambientali e i progetti di energia idroelettrica, i diritti di proprietà dei piccoli contadini, i sistemi di condivisione delle risorse idriche tramite piscine comuni, l’impiego delle donne nelle reti di commercio locale, che implicano tutti complesse istituzioni sociali e consuetudini.

Il rapporto della FAO suggerisce che la maggior domanda di farina di pesce dovuta ai bisogni dell’acquacoltura non avrà probabilmente effetto sui prezzi, poiché verranno sviluppate delle alternative, come il mangime basato su proteine vegetali, per soddisfare la domanda e controbilanciare le pressioni sui prezzi.

Questa innovazione è particolarmente importante per l’Africa, dove gli allevatori di pesci dipendono in misura notevole dalle importazioni di mangime dai paesi europei. Un notevole cambiamento è già in atto, poiché l’acciuga peruviana, lo sgombro cileno e l’aringa scandinava vengono sempre più usati per il consumo umano diretto, mentre altri sottoprodotti del pesce vengono più efficientemente usati per la produzione di olio di pesce.