Il 96% degli stock ittici europei nel Mar Mediterraneo è già sovrasfruttato

Pesce, se sostenibile il 77% degli italiani è disposto è pagarlo di più a tavola

I risultati di un sondaggio condotto per Greenpeace dall’Istituto Ixè su tremila intervistati tra Italia, Spagna e Grecia

[19 settembre 2016]

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In natura non esistono pasti gratis, e quelli più sostenibili hanno un costo che i consumatori italiani si dichiarano disposti a pagare: è quanto emerge dal sondaggio condotto per Greenpeace dall’Istituto Ixè su un campione di oltre 1.000 intervistati per ciascun Paese oggetto dell’indagine (Italia, Spagna, Grecia), volta ad indagare quanto i consumatori riconoscano l’importanza di consumare prodotti ittici catturati con metodi di pesca sostenibili. Un tema di grande attualità, visto che ormai il 96% degli stock ittici europei nel Mar Mediterraneo risulta già eccessivamente sfruttato.

Incoraggianti i risultati italiani: rispondendo al sondaggio sul consumo di pesce il 77% degli intervistati ha dichiarato di essere disposto a pagarlo di più pur di avere garanzie sulla sua sostenibilità, e il 91% si è detto pronto a modificare le proprie abitudini alimentari per ridurre lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche e tutelare il mare.

L’analisi sottolinea inoltre che quasi la metà degli intervistati italiani mangia pesce almeno una volta alla settimana e lo acquista prevalentemente nei supermercati. Poche le varietà di pesce scelte: nonostante vi sia un’ampia varietà di specie ittiche commerciali, solo poche – e sempre le stesse – finiscono sulla nostra tavola; non a caso tali specie risultano spesso fortemente in declino a causa di una pesca eccessiva e distruttiva. I casi del tonno, merluzzo, acciughe e pesce spada parlano per tutti.

«È evidente – dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia – che le scelte dei consumatori dei prodotti della pesca sono influenzate dall’attuale distorsione del mercato, invaso da prodotti ittici provenienti per lo più dalla pesca industriale e non sostenibile. Questo dimostra quanto sia importante informare adeguatamente i consumatori e dar loro tutti gli strumenti per fare scelte responsabili. È ora che i rivenditori, dalla grande distribuzione alle piccole pescherie di quartiere, soddisfino le richieste dei consumatori e promuovano, come fanno per tanti altri prodotti alimentari e non, le filiere sostenibili anche per il pesce, valorizzando la pesca artigianale e sensibilizzando i consumatori».

Come sempre accade in questo tipo di indagini, accanto ai virtuosismi da sondaggio non mancano le contraddizioni, sottolineate dalla stessa Greenpeace. Pur ritenendo importante informarsi sulla qualità e la provenienza del pesce – sottolineano dall’Ong – solo il 28% dei consumatori è al corrente dell’esistenza della nuova normativa sull’etichettatura del pesce fresco mentre solo l’11% sa che è obbligatorio indicare in etichetta anche la categoria degli attrezzi da pesca utilizzati: un’informazione fondamentale, che consente ai consumatori di poter scegliere il pesce pescato con attrezzi artigianali e che hanno un basso impatto sull’ambiente. Per questo motivo Greenpeace ha lanciato un nuovo sito per aiutare i consumatori a comprare pesce in modo responsabile: fishfinder.greenpeace.it.

«Il sondaggio evidenzia che, se correttamente informati e sensibilizzati sull’importanza di acquistare pesce in modo responsabile, i consumatori possono spostare il mercato verso forme più sostenibili di consumo – dichiara Serena Maso, Campagna Mare di Greenpeace Italia – Considerato lo stato drammatico in cui versa il Mediterraneo, per invertire la rotta è necessario dare maggior valore a una risorsa preziosa come il pesce, ridurne il consumo e essere più attenti e  responsabili quando si va a fare la spesa». Mangiare in modo più sostenibile ha un costo, è vero, ma anche la sovrapesca e la distruzione degli habitat marini ne hanno. Di ben più tremendi. La differenza sta nel dargli o meno visibilità.