Petrolio, l’Opec si prende la prima rivincita sul fracking Usa

La Russia al G20: attenti alle conseguenze del calo del prezzo del petrolio

[10 febbraio 2015]

L’ultimo Monthly Oil Market Report  dell’Organization of the Petroleum Exporting Countries aumenta considerevolmente le previsioni sulla domanda mondiale di petrolio prodotto dai Pesi Opec nel 2015, che arriverebbe a 29,2 milioni di barili al giorno, cioè 400.000 barili in più rispetto a gennaio.  Su base annua, la domanda di petrolio Opec aumenterebbe di 100.000 barili al giorno, invece di calare di 300.000 come veniva previsto a gennaio.

Questo aumento della domanda di petrolio Opec prevista si spiega soprattutto con la diminuzione delle esportazioni dai Paesi non-Opec. Anche la produzione petrolifera statunitense continuerà a crescere, ma ad un ritmo inferiore a quello previsto.

L’Opec ha rivisto al ribasso le previsioni riguardanti gli Usa per gli idrocarburi liquidi (petrolio e gas condensato), fino a 13,6 milioni di barili al giorno. La crescita dell’industria petrolifera Usa nel 2015 dovrebbe arrivare ad 800.000 barili al giorno, invece del milione di barili previsto a gennaio.

Secondo l’Opec queste nuove stime dimostrerebbero che la strategia adottata dell’organizzazione per conserbvare le sue quote di mercato starebbe dando i suoi primi frutti.

Nel novembre 2014, l’Arabia Saudita aveva fortemente premuto sull’Opec perché rinunciasse – come ha fatto – a ridurre la sua produzione totale di 30 milioni di barili al giorno, nonostante il calo dei prezzi del petrolio abbia messo in grande difficoltà Paesi produttori come il Venezuela e l’Algeria. L’opec avrebbe potuto diminuire il ritmo di estrazione per tenere alti i prezzi, ma così avrebbe  perso una parte del mercato a favore delle multinazionali statunitensi che, grazie al fracking ed a petrolio non convenzionale no smettono di aumentare i loro volumi produttivi.

Però ci sono due fattori che complicano le previsioni di un calo della produzione di petrolio da scisti: la trivellazione orizzontale è un crescita. Mentre la realizzazione di un pozzo richiede almeno tre mesi, quindi la diminuzione dell fracking sarà visibile solo a marzo.

Il rapporto Opec punta alla riduzione della domanda sovrabbondante nel 2015, visto che la domanda mondiale quest’anno aumenterà di 1,17 milioni di barili al giorno (+1,3%) per raggiungere i 92,32 milioni di barili. Un aumento che non garantirà il ristabilimento dei prezzi ai livelli della prima metà del 2014, perché la produzione Opec è attualmente di 30,15 milioni di barili al giorno, superando così di circa un milione di barili la domanda del mercato. Inoltre, secondo gli analisti di Morgan Stanley, ci sono oche ragioni per impedire che I prezzi del petrolio calino ancora.

Ma l’Opec fa presente che i prezzi del Brent sono aumentati di più del 20% rispetto al minimo di gennaio, dopo il crollo del 50% avvenuto nel secondo semestre 2014, ma gli analisti ammettono di non sapere se questo sia l’inizio di un nuovo trend al rialzo. Intanto il rapporto Opec ha portato ad una reazione positiva dei mercati: i prezzi dei contratti a termine del Brent sono aumentati dell’1,3%, raggiungendo i 59,46 dollari al barile.

Intanto un altro grosso produttore non-Opec la Russia ha messo in guardia il  G20 sulle possibili conseguenze negative del calo del petrolio sull’economia mondiale ed ha invitato le 20 più grandi economie mondiali ad esaminare attentamente gli effetti sia sui Paesi esportatori che su quelli consumatori.

Al termine del primo meeting del G20, il ministro delle finanze della Russia, Anton Siluanov, ha spiegato: «Abbiamo parlato del fatto che non è dimostrato che i Paesi esportatori siano gli unici perdenti in un contesto di prezzi bassi. L’attuale contesto provoca un calo dell’afflusso  di valuta estera in direzione dei Paesi esportatori, il che indebolisce le loro monete e riduce il consumo, tanto interno che estero. Le importazioni calano, il che alla fine si ripercuote sulla domanda mondiale».