Quando le guerre commerciali finiscono male, dalle banane ai pannelli solari

Oggi la grana più grossa è quella degli Ogm provenienti dagli Usa

[21 gennaio 2014]

Oggi la commissione per il Commercio internazionale discute un aggiornamento delle regole che stabiliscono quando e come l’Ue può imporre delle misure anti-dumping e il sito del Parlamento europeo fa il punto sulle guerre commerciali sottolineando che sono una cosa da evitare perché sono un male economico per tutti gli interessati, ma ricorda che «tuttavia, a volte i Paesi ritengono che valga la pena mettere in atto delle restrizioni commerciali per dei motivi legati alla protezione della salute dei cittadini o a causa della concorrenza sleale.

La disputa più recente risale al 2013, quando l’Ue ha adottato dei dazi antidumping sui pannelli solari cinesi venduti al di sotto il prezzo di mercato. La Cina reagì minacciando di alzare le tariffe sulle importazioni di vino prodotto nell’Ue ed alla fine, a dicembre, Bruxelles e Pechino hanno raggiunto  un accordo che  fissa un prezzo minimo di vendita in Europa  per produttori cinesi di pannelli solari.

Ma l’Ue non ha contenziosi solo con la  potenza comunista asiatica: per una ventina di anni si è scontrata con Usa e Canada sula carne di manzo aglio ormoni che gli europei considerano pericolosa per la salute e che per gli americani è normale “gonfiare”. Nel 1999 i nostri alleati nordamericani risposero imponendo limitazioni all’importazione di formaggi, cioccolata e senape ed altri prodotti alimentari “made in EU”, un contenzioso che è andato avanti fino al 2012, quando il Parlamento europeo approvò un accordo per aumentare le importazioni di carne bovina senza ormoni. Canadesi e statunitensi poi ridussero le restrizioni all’importazione per i prodotti europei.

Ma la grana attualmente più grossa è sicuramente quella degli alimenti geneticamente modificati provenienti dagli Usa. La stragrande maggioranza dei consumatori europei, con una cultura del cibo genuino molto superiore a quella degli americani, sono più che diffidenti rispetto agli Ogm  e l’Ue, nonostante l’atteggiamento non certo ostile della Commissione europea,  non  approvare nuove varietà di Ogm, come dimostra il recentissimo no del Parlamento europeo ad un nuovo tipo di mais geneticamente modificato che sarebbe dannoso per farfalle e falene.

Un altro motivo di conflitto commerciale con gli Usa sono le banane che l’Ue importa dalle ex colonie europee dei Paesi Acp dell’Africa, Caraibi e Pacifico e che non erano soggette a dazi per entrare sul mercato europeo. L’obiettivo dell’Ue era quello di stimolare la crescita di queste economie più povere, cosa che non interessa per niente alle grandi multinazionali di banane Usa che gestiscono enormi piantagioni in America Latina. Gli Usa hanno quindi fatto ricorso all’’Organizzazione mondiale de commercio e quindi messo dazi punitivi sui prodotti europei come il formaggio e il cashmere. L’Ue alla fine ha deciso di abbassare le tariffe per dare ai produttori sudamericani (ma in realtà statunitensi) la possibilità di esportare di più verso l’Europa.

Lo scorso ottobre è scoppiata un’altra guerra commerciale, questa volta con la Russia accusata dagli eurodeputati di distorsioni commerciali per influenzare la presidenza dell’Ue. Vladimir Putin ha risposto imponendo controlli doganali discriminatori ai camion in provenienza dalla Lituania, che era la presidente di turno dell’Unione europea. La Russia ha anche minacciato di vietare le importazioni di prodotti lattiero-caseari, carne e prodotti ittici lituani. Diversi europarlamentari hanno sottolineato che «le misure adottare dalla Russia possano essere interpretati come una strategia atta a ostacolare i tentativi di avvicinamento dell’Unione europea ai suoi vicini orientali» ed ogni riferimento a quanto sta succedendo in queste ore in Ucraina è chiaramente voluto. La Russia aveva già utilizzato restrizioni simili per intimidire anche la piccola e povera Moldavia, che sta trattando l’associazione con l’Ue.