Dal cibo spazzatura alla spazzatura nel cibo

Ridurre lo spreco per nutrire gli affamati? Gli Usa buttano il 40% del cibo tra i rifiuti

[21 agosto 2013]

Secondo il rapporto Wasted: How America Is Losing Up to 40 Percent of Its Food from Farm to Fork to Landfill, pubblicato dal Natural Resources Defense Council (Nrdc), nel 2012 negli Usa il 40% del cibo non è stato mangiato. Gli statunitensi, noti per prediligere il cibo spazzatura, in realtà buttano nella spazzatura circa 165 miliardi di dollari di cibo all’anno, più o meno  9 kg di cibo a testa ogni mese. Rifiuti che finiscono in discarica, dove rappresentano circa un quarto delle emissioni di metano degli Stati Uniti.

Secondo il Worldwatch Institute il rapporto dell’Nrdc «Rende chiaro che gli americani mangiano non solo più di altre nazioni, ma che producono anche più rifiuti. In effetti, in media nei rifiuti americani c’è 10 volte più cibo che nella media del sud-est asiatico. Mentre un americano su 6 vive nell’insicurezza alimentare, solo il 60% del cibo della nazione viene consumato».  Il rapporto sottolinea anche che «Una riduzione dei rifiuti alimentari di appena il 15% farebbe risparmiare abbastanza cibo da nutrire più di 25 milioni di persone ogni anno».

La soluzione a questa indecente situazione di spreco ed ingiustizia potrebbe venire dalle scuole che, dal novembre 2011,  sono completamente attrezzate sia per ridurre  i rifiuti alimentari che per nutrire gli affamati.  Il Worldwatch Institute  spiega che «Mentre i donatori alimentari che danno rifornimenti alimentari e le food banks sono protetti da ogni responsabilità ai sensi dell’ Emerson Good Samaritan Food Donation Act., la recente legislazione ha fatto  un ulteriore passo avanti, proteggendo in modo esplicito le scuole pubbliche che donano cibo inutilizzato. Ora che le scuole possono donare cibo senza rischi, sono libere di fare un buon uso del loro cibo non utilizzato».

Scuole di ogni ordine e grado stanno rispondendo alla richiesta di donazioni di cibo. La Dranesville Elementary School di Herndon, in Virginia,  ha implementato un nuovo programma di donazione nel marzo del 2012, donando il cibo ancora confezionato della mensa  ai rifugi ed alla banche alimentari locali. Prima  la mensa scolastica buttava via circa 12,25 kg di cibo al giorno. Anche molti college e università hanno programmi di donazione di cibo attraverso i loro programmi di coinvolgimento del volontariato o civici. Studenti volontari dell’università di Princeton prelevano il cibo non utilizzato dalle mense del campus più volte ogni settimana e lo consegnano ad una mensa locale per i poveri.

Il Worldwatch Institute  è convinto che «Gli sforzi di queste e di altre scuole possono essere un modo efficace per affrontare due questioni urgenti: food insecurity e food waste». Come spiega il rapporto Nrdc, limitando gli sprechi alimentari si risparmiano anche energia, terra e acqua: «Portare il cibo dalla fattoria alla nostra forchetta mangia il 10% del budget totale di energia degli Usa,  utilizza il 50% del territorio Usa ed inghiotte l’80% di tutta l’acqua consumata negli Stati Uniti».

Secondo l’associazione ambientalista, «Il governo degli Stati Uniti dovrebbe condurre uno studio completo sulle perdite nel nostro sistema alimentare e fissare obiettivi nazionali per la riduzione dei rifiuti, le imprese dovrebbero cogliere l’opportunità di snellire le proprie operazioni, ridurre le perdite di cibo e risparmiare denaro ed i  consumatori possono sprecare meno cibo facendo shopping con saggezza, sapendo quando il cibo va a male, acquistando prodotti che sono  perfettamente commestibili, anche se sono esteticamente meno attraenti, cucinare solo la quantità di cibo di cui hanno bisogno, e mangiare gli avanzi».

Per gli americani (e non solo) della civiltà dello spreco questi sono cambiamenti epocali e ci vorrà del tempo perché le nuove abitudini si affermino, ma gli ambientalisti non si scoraggiano e pensano che le donazioni di cibo inutilizzato, come sono incoraggiate a fare le scuole pubbliche, consentirà alle comunità di iniziare a ridurre gli sprechi alimentari ma anche di nutrire gli affamati che cercano nella spazzatura l’insostenibile traccia dello spreco di cibo.