Scegliere l’innovazione, la strada europea verso l’efficienza delle risorse

[2 ottobre 2013]

Vorrei iniziare con una citazione: «La ripresa economica europea chiaramente dipenderà molto dalla nostra capacità di innovazione e creatività, che deve essere alimentata a tutti i livelli della popolazione attiva – nelle grandi e piccole aziende, nelle amministrazioni nazionali e locali, nei sindacati e nella professione degli insegnanti» (Una politica per l’innovazione industriale – le linee strategiche di un approccio comunitario, Comunicazione della Commissione al Consiglio).

Queste parole sembrano essere state scritte per la conferenza di oggi, che ho l’onore di aprire. Vorrei ringraziare gli organizzatori e, soprattutto, Lambert van Nistelrooij, Jerzy Buzek e Friedhelm Schmider dalla Knowledge 4 Innovation per aver ospitato questo evento stimolante.

Ho scelto questa mia citazione perché illustra le sfide che l’Europa deve affrontare oggi, anche se queste parole sono state scritte nel 1980 per introdurre i cambiamenti strutturali necessari per il bilancio e le politiche comunitarie. Allora l’Europa stava affrontando una crisi finanziaria e di identità causata da deficit nazionali di grandi dimensioni e dal non impegnarsi in politiche più condivise. Suona familiare, non è vero?

Potreste essere colpiti dalle somiglianze con la situazione odierna. Esiste tuttavia una differenza importante. Oggi sappiamo che le decisioni che abbiamo preso  erano corrette. Abbiamo scelto l’opzione giusta quando abbiamo deciso di continuare a lavorare insieme e di crescere in numero. Abbiamo valori comuni, crediamo nelle istituzioni comuni e vogliamo renderle più forti. Questo è il prezzo per la pace. Il Premio Nobel ricevuto l’anno scorso ci ha ricordato tutto questo.

Tuttavia, queste parole confermano anche che molto c’è ancora da fare per arrivare a compimento. Pertanto, sono lieto di apprendere che la conferenza darà richiami “wake-up” all’Europa sul fronte dell’innovazione. L’attuazione intelligente di nuove politiche e di strumenti è la chiave per raggiungere il massimo del potenziale di innovazione dell’Europa.

Sappiamo tutti perché abbiamo bisogno di innovazione: gli attuali processi di produzione e consumo non sono sostenibili. Dobbiamo cambiarli. Entro il 2030 tre miliardi consumatori della classe media in più si uniranno a noi europei per godere di una vita migliore. Questa è una buona notizia, ma le risorse, alcune delle quali sono già degradate, saranno sottoposte ad un immenso sforzo. Sappiamo anche che cosa dobbiamo fare per cambiare queste tendenze.

In un momento di crisi e tensioni politiche, alcuni Paesi potrebbero essere tentati di trovare soluzioni di “opting out”. Ma noi,  l’Unione europea, abbiamo deciso per “l’opt-in”. Optiamo per l’efficienza delle risorse. La strategia Europa 2020 è una strategia di crescita verde che non solo ci aiuterà a creare un’economia forte sul lungo termine, ma offre anche opportunità di business concrete per uscire dalla crisi attuale e questa volta, in modo sostenibile.

Ciò significa passare dall’economia lineare di oggi – dove si aprono miniere, si manifattura, si usa e si butta via –  ad  un’economia circolare, in cui un’industria come quella dei rifiuti diventa un’altra materia prima. Si tratta di costruire un industria sostenibile che può prosperare per molti anni a venire. Si tratta anche di lavorare con la natura, non contro di essa. La chiave per fare in modo che questa transizione avvenga saranno le soluzioni eco-innovative che agiscono sul modo in cui le risorse fluiscono nell’economia e nel fornire soluzioni per ottimizzare l’uso delle risorse. Il tipo di innovazione che affronta i sistemi nel loro insieme e che guarda alle catene di valore nella loro interezza. L’esperienza passata suggerisce che il cambiamento strutturale è stata guidato da ondate di innovazione che uniscono il progresso tecnologico con gli spostamenti collettivi di percezione e di comportamento. L’ecoinnovazione riguarda l’identificare le cause dei problemi sistemici, rivolgendosi a loro in modo coordinato a muovendosi  verso la sostenibilità. Con l’obiettivo di migliorare le prestazioni di un intero sistema, invece di concentrarsi sui suoi singoli componenti, l’eco-innovazione ci permette di superare più facilmente le barriere strutturali.

La transizione verso la green economy non è una strategia “quick fix”. Sarà difficile, come lo è qualsiasi trasformazione economica. Sarà necessaria la collaborazione di tutti gli stakeholders: dai governi al businesses, dai ricercatori ai cittadini.

Invece di vedere il nostro ambiente come una fonte illimitata di materiali, o come una sfida esterna da trattare separatamente, dobbiamo imparare a lavorarci. Altrimenti troveremo sempre più che le leggi soft dell’economia si scontrano con le leggi hard della fisica, quando sbatteremo contro i vincoli dell’approvvigionamento e dei tipping points.

Le aziende devono cambiare il modo in cui creano, distribuiscono e catturano valore. Questo, ad esempio, richiede una forte collaborazione attraverso la catena di approvvigionamento, per sostituire le materie prime con risorse secondarie o per introdurre nuovi processi produttivi più efficienti. Il rapporto produttore-cliente può inoltre variare dalla vendita di prodotti ala vendita l’utility derivanti dal prodotto.

Perché ciò accada, abbiamo bisogno di ridurre l’importanza della proprietà. I cittadini hanno qui una grande responsabilità. Il car-sharing, il turismo eco-compatibile e di co-housing sono esempi di innovazioni che consentono agli individui di soddisfare i loro bisogni con minore impatto ambientale. La consapevolezza da sola non sarà sufficiente per guidare il cambiamento sociale e strutturale, o per far passare le storie di successo dalla nicchia al  “mainstream”. Abbiamo bisogno, a tutti i livelli di governo, di politiche che forniscano le condizioni strutturali necessarie per permettere alle persone di fare scelte più sostenibili.

La ricerca contribuirà alla transizione facilitando una co-creazione di conoscenza all’interno dei diversi settori, al fine di affrontare le esigenze della società. Per me, la vera sfida per la comunità della ricerca è quello di abbinare la produzione scientifica a “green marketable solutions” che rispondano alle esigenze dei nostri cittadini.

E, ultimo ma non meno importante, i governi hanno il loro ruolo da svolgere. Come policy makers, siamo leader e partner nella transizione verso la green economy. Dobbiamo fissare le condizioni quadro per incoraggiare l’innovazione e gli stakeholders le devono sottoscrivere. Impegnando gli stakeholders nello sviluppo di visioni a lungo termine possiamo aprire la strada alle imprese ed ai cittadini per accogliere nuove politiche ed apportare le modifiche.

La domanda che rimane è: come si fa a promuovere un’economia circolare incentrata sull’efficienza delle risorse? Non esiste una ricetta semplice per far accadere questo cambiamento sistemico. Ma ci sono diverse azioni che i governi possono prendere in considerazione per avviare la transizione.

Primo, dobbiamo costruire una visione condivisa delle sfide dell’eco-innovazione. I nostri partenariati europei per l’innovazione su acqua e materie prime, per esempio, sono un efficace passo in questa direzione. Secondo, dobbiamo sviluppare obiettivi e tappe condivisi.

La Resource Efficiency Roadmap del 2011 della Commissione europea, indica la direzione e la velocità del viaggio che dobbiamo realizzare per la transizione verso un’economia e una società efficienti nelle risorse, e l’European Resource Efficiency Platform che ho creato con gli stakeholders di tutti i settori ci guida verso la sua attuazione. Seguendo il suo Manifesto dell’anno scorso, la Piattaforma ha fatto le raccomandazioni politiche a breve termine nel giugno di quest’anno. Queste raccomandazioni dovrebbero ispirare nuove politiche, ma anche le azioni volontarie del business, che prendano in considerazione l’efficienza delle risorse; schemi di simbiosi industriale per creare mercati per i sottoprodotti industriali, sistemi di approvvigionamento sostenibili e consigli per le piccole e medie imprese per aiutarle a rafforzare la loro efficienza delle risorse. La Resource Efficiency Platform dovrà ora guardare alla prospettiva a lungo termine e  presentare una seconda serie di raccomandazioni nella primavera del 2014.

Terzo, dobbiamo misurare i progressi verso questa visione ed obiettivi. La Commissione ha proposto che la produttività delle risorse sia utilizzata provvisoriamente come il principale indicatore per misurare se viene generata internamente più ricchezza con meno risorse.

Ultimo, ma non ultimo, dobbiamo affrontare gli ostacoli all’innovazione in modo concreto. L’Eco-innovation Action Plan, che ho presentato nel dicembre 2011, è il fondamento in questa direzione. Affronta gli ostacoli normativi, i comportamenti lock-in, i sistemi di produzione, i finanziamenti a breve termine. Offre anche modelli per politiche divers dell’eco-innovazione: public procurement  per l’innovazione, creazione di cluster ed eco-parchi, market replication, iniziative di first application, e soluzioni di finanziamento su misura per le Piccole e medie imprese innovative.

Ho aperto il mio intervento citando il passato. Permettetemi di chiudere ora indicando il futuro. I capisaldi di un’economia realmente sostenibile, come descritti dalla Resource Efficiency Roadmap, sono comprese nella proposta di 7° programma quadro di azione ambientale. Qui abbiamo stabilito una visione di dove dovremmo essere a lungo termine e abbiamo identificato chiaramente gli strumenti che devono essere messi in atto per il nostro obiettivo dichiarato: “vivere bene, entro i limiti del nostro pianeta”.

Il mio augurio, per voi oggi e per tutti noi, è quello di far diventare questo il vostro motto e il principio guida della vostra azione futura.

Intervento all’European Innovation Summit, Bruxelles, 30 settembre 2013