Alla scoperta delle miniere urbane: un viaggio nell’economia circolare

[19 giugno 2014]

Dopo quella industriale, oggi «abbiamo bisogno di una nuova rivoluzione». Così il commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnik, ha aperto alcuni giorni fa la Settimana verde europea a Bruxelles, la maxi-conferenza annuale sull’ambiente organizzata dalla Commissione Ue, dedicata nell’edizione 2014 proprio all’economia circolare. Gli stessi concetti sono stati ripetuti ieri da Enzo Favoino, della scuola agraria del Parco di Monza, che ha scelto il palcoscenico del primo Forum rifiuti – promosso da Legambiente e La Nuova Ecologia e Kyoto club (con la collaborazione di greenreport.it come media partner).

Favoino ha spiegato le novità europee e gli obiettivi concreti da raggiungere nei prossimi anni in fatto di economia circolare, nel corso della sessione pomeridiana del Forum, dedicata a “Le miniere urbane e l’innovazione tecnologica”: economia circolare vuol dire passare da un modello economico lineare dove estraiamo risorse, produciamo, usiamo e gettiamo via, ad un modello economico circolare, in cui i rifiuti di un’attività diventano materie prime di un’altra.

La base da cui partire è un’innovazione tecnologica amica dell’ambiente, e soprattutto nuovi modelli di business che diminuiscano l’impatto dell’intero ciclo di vita dei prodotti: dobbiamo condividere, riusare, riparare e riciclare. Perché le risorse del pianeta sono limitate e intanto la popolazione globale cresce, quindi continuare a procedere come in passato, con il cosiddetto ‘business as usual’, semplicemente non è più possibile.

A spiegare nel dettaglio il concetto di miniere urbane ci ha pensato Diego Barsotti, di Revet, che nell’intervento successivo è partito proprio da questa metafora (le miniere urbane sono rappresentate dalle raccolte differenziate, che costituiscono l’unica strada percorribile in europea per ridurre la dipendenza dall’estero per le commodities). «Ammettiamo di avere una bella miniera, piena d’oro – ha spiegato Barsotti – Per estrarre l’oro è stato necessario scavare gallerie, organizzare la logistica, frantumare rocce e dividere l’oro dagli altri materiali: tutto questo è industria. E allo stesso modo ciò avviene anche per le raccolte differenziate. I rifiuti sono lì, ma non sono ancora risorsa, per valorizzarli come materia è necessaria l’industria: raccolta, trasporto selezione, riciclo e ricollocazione sul mercato. Purtroppo invece in italia si guarda solo alle percentuali di raccolta differenziata, ignorando il riciclo, che è ben altra cosa, anzi è l’obiettivo vero e finale, mentre la raccolta differenziata è solo il mezzo con cui raggiungerlo».

All’esperienza Revet (azienda che attraverso la controllata Revet Recycling è riuscita a riciclare le plastiche miste delle raccolte differenziate, altrove destinate a recupero energetico, ottenendo granuli con le stesse caratteristiche dei polimeri vergini) sono seguite quelle di La Filippa (in Liguria) e Belvedere (in Toscana), due discariche atipiche, quasi sostenibili. Perché un’altra cosa che è emersa durante il Forum rifiuti – e qui si vede la differenza tra un’associazione che si basa su un ambientalismo scientifico, rispetto ad altre –  è il fatto che è necessario ridurre il più possibile il numero di discariche e termovalorizzatori, ben sapendo però che non sarà possibile azzerarli, perché non esistono pasti gratis… e nemmeno rifiuti zero. E dunque, pochi ma buoni: meno impianti di smaltimento residuale,  ma ben gestiti.