Semina Mais Ogm in Friuli, Aiab: contaminazione superiore al 10%

[8 novembre 2013]

Continuano le reazioni alla notizia (vedi greenreport di ieri) dell’ “inquinamento genetico” ( ogm ) che il Corpo forestale dello Stato ha rilevato in Friuli Venezia Giulia, in terreni limitrofi ai due appezzamenti localizzati, rispettivamente nel Comune di Mereto di Tomba (Udine) e di Vivaro (Pordenone), seminati con mais Mon810.

«L’inquinamento rilevato dal Corpo Forestale dello Stato su colture limitrofe ai campi impropriamente seminati a mais geneticamente modificato e colpevolmente lasciati arrivare a maturazione, conferma tutta la gravità della situazione e smaschera le falsità diffuse dalla Monsanto sull’ “innocuità degli Ogm” sull’ambiente e dagli “scienziati” da essa assoldati che, da mesi, imperversano nelle campagne friulane, esponendo le proprie tesi sull’assenza di rischio di contaminazione- ha dichiarato il presidente di Aiab, Vincenzo Vizioli-  D’altronde, sostenere che il polline si limiti a volare solo nel proprio campo, non solo è poco scientifico, ma anche puerile e offensivo per l’intelligenza umana;  non spiegherebbe, infatti, le cause intentate contro agricoltori contaminati per mancato pagamento delle royalties su geni di loro proprietà».

Ma per Aiab il danno sarebbe ancor più grave. Al 10% di contaminazione rilevata dal Corpo Forestale dello Stato si deve aggiungere anche quella incalcolabile, causata dal fenomeno dell’ibridazione con piante parentali selvatiche, cioè le infestanti, documentato per 12 delle 13 più importanti piante alimentari del mondo (tra cui frumento, mais, soia, cotone e riso), così come per molte altre specie meno importanti. «Bisogna, quindi, considerare anche il trasferimento alle infestanti della resistenza agli erbicidi, punto di forza delle specie Gm che aggiungerebbe tra i danneggiati gli stessi prezzolati fautori dell’agricoltura Ogm». Per Aiab in tutta questa vicenda c’è una grossa responsabilità delle Istituzioni pubbliche. «Il palleggio di debolezze tra decreti interministeriali che vietano senza sanzionare, emanati a semina avvenuta, e Regioni che affermano di non avere strumenti per intervenire hanno portato ad una situazione di catastrofe ambientale – ha aggiunto Vizioli – Il fatto che il ministro dell’Ambiente Orlando riproponga un rinvio, invitando le Regioni all’ormai superata emanazione dei piani di coesistenza, conferma la grande confusione e  superficialità con cui si affronta il problema. Per fortuna, la cosiddetta ‘società civile’ si è già espressa e continua a farlo. Sono più di 7000 cittadini che si sono attivati, infatti, in una settimana con la petizione “Appello per un Friuli Venezia Giulia Ogm-free in un’Europa Ogm-Free’ che invitiamo tutti a firmare per far sentire la propria voce contraria agli Ogm. Oggi, per il bene dell’ambiente e dell’agricoltura italiana, è necessario, infatti, ribadire quanto stabilito dal decreto interministeriale sul divieto di coltivazione di piante Gm, corredandolo di un serio piano sanzionatorio, e rispondere alla Commissione UE, chiedendo la clausola di salvaguardia, come già fatto da altri otto Stati membri» ha concluso il presidente Aiab.