La chiave della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti è nelle risorse, non nel cassonetto

Nell’Ue un cittadino ne consuma 45 kg l’anno, negli Usa 90 kg: gli americani sono forse felici il doppio?

[21 novembre 2014]

Inizia domani la sesta edizione annuale della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, che imperverserà per il Vecchio continente fino alla fine del mese, ma se volete iniziare a capirne davvero qualcosa l’ultimo posto dove guardare è il cassonetto della spazzatura. Potrà forse sembrare controintuitivo, dopo anni e anni di comunicazione remante in senso contrario, ma è letteralmente così.

Basta pensarci un attimo per rendersi conto di quanto sia semplice la cosa: per mettere in piedi interventi sensati all’interno del vasto mondo dei rifiuti è necessario partire dalla fonte, ovvero da come utilizziamo le risorse materiali che vengono poi digerite nel nostro sistema economico e di consumo, trasformandosi in spazzatura.

Non è un caso se associazioni come quella dei Comuni virtuosi rilancino, in occasione di questa settimana, 10 mosse per ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi e che queste abbiano tutte a che vedere con il mondo della produzione e della distribuzione, in modo da innovare prodotti e processi produttivi riprogettandoli in un’ottica di economia circolare: «Ai produttori e utilizzatori di imballaggi – sottolineano dall’Associazione – viene chiesto di immettere nel sistema produttivo una maggioranza schiacciante di imballaggi facilmente riciclabili in impianti di prossimità e di impiegare materia riciclata post consumo per generare nuovi prodotti al posto di materia vergine»

Come riassume l’Unione europea, è infatti necessario sapere che la nostra domanda di risorse naturali è sempre più elevata: si prevede, infatti, che le attività di estrazione di metalli, minerali e lo sfruttamento di risorse quali legname, terra e acqua dolce continuerà ad aumentare, fino a raggiungere un valore pari al 75% nei 25 anni compresi tra il 2005 e il 2030. Il consumo annuo medio di risorse materiali dell’Ue a 27 è pari a circa 16 tonnellate pro capite, e l’Unione consuma più di quanto esporta. Nel 2010, l’Unione ha importato materiali per un volume pari al triplo delle esportazioni (sei volte superiore nel caso di combustibili e prodotti minerari).

Per la precisione, con un volume pari a circa 3 tonnellate pro capite all’anno l’Europa è il continente che registra il più elevato valore di importazioni nette di risorse. Forse anche per questo, non siamo comunque i più spreconi; se un cittadino africano consuma, in media, 10 kg al giorno di risorse, per un europeo le risorse arrivano a 45 kg (raggruppate in un’unica misura, ma ognuna con caratteristiche e scarsità ben diverse), e per un americano la quota addirittura raddoppia ancora a 90 kg. Direste dunque che un cittadino americano beneficia di un benessere individuale doppio a quello di un europeo? Ovviamente no, e questa è già un’importante risposta sul come le risorse naturali debbano e possano essere utilizzate in modo più efficiente (e dunque come anche i rifiuti prodotti possano ancora calare drasticamente).

Attualmente nell’Unione europea ciascun cittadino consuma 16 tonnellate di materiali all’anno, di cui 6 tonnellate vengono sprecate e la metà di esse finisce in discarica; ogni anno in Europa vengono prodotte circa 90 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, e nel mondo circa la metà del cibo prodotto viene sprecata. Un delitto contro l’umanità, come ricordato da ultimo anche da Papa Francesco, soprattutto se si pensa che la domanda mondiale di cibo, mangime e fibre alimentari potrebbe aumentare del 70% entro il 2050.

È in particolare su questi temi, così centrali ma al contempo dimenticati dalla vita di ognuno di noi, che si concentrerà in particolare l’edizione 2014 della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti.

Sprecare il cibo – sottolineano a Bruxelles – equivale a sprecare le risorse naturali impiegate nella sua produzione, come l’acqua, l’energia e il terreno; è uno spreco anche da un punto di vista economico, perché quel denaro è stato speso per nulla. Meno di un quarto degli alimenti attualmente oggetto di spreco in Europa e negli Stati Uniti basterebbe a sfamare gli 805 milioni di persone nel mondo che, secondo le stime, cronicamente soffrono la fame.