Sicurezza alimentare: 4mila additivi a tavola, e non sappiamo se sono tossici

La rivista Nature inaugura una battaglia per la documentazione tossicologica scientificamente fondata

[20 agosto 2013]

Sono almeno 10.000 gli additivi che accompagnano il cibo venduto, in vario modo, negli Stati Uniti. Ma solo il 6,7% di queste sostanze ha una documentazione presso la Food and Drug Administration (F&DA), l’agenzia federale che si occupa anche della sicurezza alimentare, che ne testimonia gli effetti tossici per l’uomo sia a livello di riproduzione che a livello di sviluppo. Significa che per il 93,3% degli additivi non conosciamo, non in termini scientifici almeno, i possibili effetti tossici.

Le cose non vanno molto diversamente in Europa. Il che, almeno in prima battuta, potrebbe suscitare un vivo allarme: non sappiamo ciò che mangiamo. In realtà ogni preoccupazione va ridimensionata. La gran parte di questi additivi (il 45%, più o meno) sono classificati come “additivi del cibo” e non hanno bisogno di particolare attenzione perché sono usati da tempo; un’altra parte equivalente è “genericamente riconosciuta come sicura” (Gras). Solo (si fa per dire) il 10% degli additivi (circa 1.000 sostanze chimiche) sono classificate come coloranti, pesticidi o altro, e il loro uso è regolato dalla legge.

La mancanza di conoscenza più significativa riguarda, dunque, i Gras. Che non possono essere messi in commercio senza l’autorizzazione della F&DA. Per questi additivi l’agenzia in genere chiede alle aziende che li usano documenti che ne testimonino la sicurezza. Ma è una richiesta non tassativa e, infatti, poche aziende forniscono una documentazione scientifica fondata su una completa analisi tossicologica.

In un articolo accettato nei giorni scorsi da Reproductive Toxicology, Thomas G. Neltner e un gruppo di suoi collaboratori hanno verificato che per meno del 38% degli additivi regolati dalla F&DA, i Gras appunto, ci sono studi tossicologici pubblicati. Delle sostanze chimiche direttamente e intenzionalmente aggiunte al cibo dalle aziende alimentari, solo il 21,6% è accompagnato da studi che ne hanno verificato la soglia di tossicità. E, come abbiamo detto, solo il 6,7% ha una documentazione tossicologica completa.

Per fare un esempio, quando nel 2010 emerse il problema delle bevande alcoliche con aggiunta di caffeina, dei quattro produttori nessuno aveva presentato una documentazione che ne testimoniasse la sicurezza.

Senza fare dell’allarmismo, è evidente, dunque, che oltre 4.000 additivi dovrebbero passare dall’essere “genericamente riconosciuti come sicuri” a “scientificamente riconosciuti come sicuri”.

Qui nasce un altro piccolo (ma non piccolo) problema. Thomas G. Neltner e i suoi collaboratori hanno preso in esame i 451 Gras di cui è stata fornita una qualche documentazione tossicologica da parte delle aziende. La prassi scientifica consolidata vorrebbe che i test di sicurezza siano realizzati da gruppi di esperti indipendenti. Invece, nel 22% dei casi nel gruppo che ha effettuato lo studio c’era ameno un dipendente dell’azienda produttrice. Una situazione che si è meritata un editoriale della rivista Nature.

La F&DA ha intenzione di chiedere per ciascuno dei 4.500 Gras una documentazione tossicologica scientificamente fondata. Ebbene, sostiene la rivista inglese, fate in modo che l’analisi scientifica non sia inficiata da un conflitto di interesse. Perché con studi condotti dagli stessi interessati non aumenta la sicurezza. Mentre aumenta la diffidenza dei consumatori.