Smith di Saline di Volterra, Rossi: «Si può salvare, ma i vertici sono per ora indisponibili»

«Le ragioni del mercato non possono essere deresponsabilizzazione nei confronti del territorio»

[5 maggio 2015]

Enrico Rossi, presidente uscente e ricandidato della Regione Toscana e candidato alla rielezione, torna sulla vicenda della Smith di Saline di Volterra: «Si può salvare e il modo per farlo ha già conosciuto un esperimento ben riuscito, fatto di responsabilità, ricerca, condivisione dei costi. Su questo fronte, è emblematico il caso della Whirlpool che, di fronte ai cambiamenti del mercato e alle innovazioni dei processi di produzione, poteva chiudere lo stabilimento senese ma piuttosto che andare via ha scelto un’altra strada: ha voluto consolidare relazioni territoriali per avviare un programma di innovazione tecnologica assieme alle Università Toscane e diverse PMI locali, a cui ha dato un contributo la Regione tramite 5 milioni di fondi europei. Con quell’operazione che si è avvalsa anche di un saggio ricorso alla ricerca integrata è nato un prodotto innovativo che ha poi posto le condizioni per il salvataggio del posto di lavoro per 500 operai.  Tutto questo con la Smith non è avvenuto. Soltanto ora i vertici della multinazionale ci vengono a dire che il mercato è cambiato. Se ce lo avessero detto prima avremmo potuto proporre lo schema seguito e ben sperimentato con la Whirlpool, che grazie a questo progetto ha salvato la sua presenza in Toscana».

Per Rossi, «Le ragioni del mercato non possono spingersi fino alla completa deresponsabilizzazione nei confronti del territorio. Non lasceremo che le logiche di un capitalismo cinico lascino per la strada, impoverendola, un’intera area della Toscana. Il tema della responsabilità sociale d’impresa, che tanto piace alle multinazionali, non può essere solo un argomento di marketing quando le cose vanno bene, deve essere un tratto distintivo delle imprese serie e, appunto, responsabili. Whirpool e Smith incarnano ancora una volta “due Toscane” che dobbiamo sforzarci di ricomporre. L’innovazione è una leva decisiva del progresso, ma se non è per tutti essa può comprometterlo».

Il presidente della Regione aveva sottolineato che  «Non è accettabile che uno stabilimento venga chiuso dall’oggi al domani. Non è solo una questione di 200 posti di lavoro ma è in gioco l’essenza stessa della nostra democrazia, fondata sul lavoro. Per questo scriverò al Presidente della Repubblica affinché si interessi dell’argomento, al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Industria e al Ministro del Lavoro affinché si adoperino a lavorare contro l’affronto fatto ad un territorio già povero e ai margini delle aree più sviluppate. Gli operai non possono essere lasciati soli. Noi chiediamo tempo. E intanto chiediamo alla Smith di non trasferire le tecnologie e di non assumere decisioni irreparabili. Chiediamo di sedersi a un tavolo regionale a cui inviteremo a partecipare anche altre aziende perché si discuta della prosecuzione della attività della Smith».

Secondo Rossi, «I prodotti di alta tecnologia che vengono prodotti nello stabilimento di Saline sono all’avanguardia e possono avere un futuro commerciale. Ci auguriamo che il governo si impegni su un preciso indirizzo di politica industriale. Non si chiede assistenzialismo ma l’esatto contrario. Chiediamo che l’Italia non perda una presenza produttiva ad alta qualità in modo irrimediabile. Per scongiurare questa eventualità nessuna strada e nessuno sforzo devono restare intentati. A questo scopo sto svolgendo e svolgerò incontri con tutti gli interessati: le aziende, gli investitori, i sindacati, gli operai e gli enti locali».