Le Ong europee chiedono alla banca tedesca di rivelare gli impatti delle sue attività

Speculazione sulle commodities alimentari: Deutsche Bank nel mirino

Dibattito sulla nuova direttiva Ue: lascia troppe scappatoie alle scommesse sulle materie prime?

[24 aprile 2014]

Nell’interessante inchiesta “Reizthema Lebensmittel-Spekulation: Die Fronten sind verhärtet”, Patrick Timmann spiega su EurActiv.de che «gli effetti della speculazione sui prodotti alimentari dividono le Ong e gli investitori. La Deutsche Bank, sotto il fuoco delle critiche, rifiuta ogni correlazione tra la sua politica e l’aumento dei prezzi delle derrate».

La Deutsche Bank respinge le accuse che gli hanno rivolto numerose Ong durante un recente summit a Francoforte e rifiuta ostinatamente di ammettere che la sua politica commerciale ha contribuito ad acuire  il rischio delle speculazioni sui beni di prima necessità. Ma secondo Foodwatch, «la Deutsche Bank non è riuscita a contrastare l’argomentazione che afferma che i suoi prodotti finanziari contribuiscono all’aumento dei prezzi delle derrate alimentari, né ad escludere ogni relazione con la fame». Proprio come Oxfam e l’Ong tedesca Welthungerhilfe, Foodwatch è convinta che «le speculazioni sulle fluttuazioni dei prezzi del mais, della soia e anche del grano sono responsabili della fame che fa strage in tutto il mondo. La speculazione provoca l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a detrimento dei consumatori più poveri».

Deutsche Bank ha ribattuto che le sue attività nel settore alimentare sono sottoposte ad una crescente vigilanza e che valutando l’origine dell’aumento dei prezzi alimentari. Secondo gli studi del gigante bancario tedesco «l’inflazione dei prezzi proviene in primo luogo dall’aumento della domanda generata dalla crescita demografica mondiale». Inoltre, le variazioni dei prezzi a breve termine non sarebbero necessariamente dovute alla speculazione, ma soprattutto ai cattivi raccolti causati dal maltempo, da decisioni politiche inappropriate, dal prezzo del petrolio e dai tassi di cambio.

Secondo Wolfgang Jamann, segretario generale di Welthungerhilfe, «gli specialisti sono divisi nel determinare in quale misura le speculazioni abbiano un impatto sui prezzi delle derrate alimentari: la speculazione sulla fluttuazione dei prezzi dei prodotti alimentari, in vista di trarne il massimo dei profitti a breve termine, può provocare la morte dei piccoli agricoltori. Non è quindi moralmente sostenibile proseguire queste pratiche». Anche Pirmin Spiegel, direttore di Misereor, ha chiesto «il rispetto del principio di precauzione in materia di speculazione sui prodotti alimentari».

Ma Michael Schneider, manager degli investimenti di Deutsche Bank, risponde: «Sarebbe facile dire “Ci asterremo da ogni pratica speculativa e certe organizzazioni non governative ci faranno un’ovazione”. Ma chi rappresenta il punto di vista degli agricoltori in Africa in questo dibattito che è stato caricato di emotività?»

La questione in Germania è diventata materia di campagna elettorale per le europee e Markus Ferber, capolista della conservatrice Unione cristiano sociale (Csu) che domina in Baviera, è convinto che «la speculazione sulle materie prime non è cattiva in sé, fintanto che offre la liquidità necessaria per concludere le transazioni a termine e che rappresenti un reale interesse nei prodotti scambiati». Ferber si dice comunque d’accordo con l’approvazione da parte del Parlamento europeo della nuova direttiva riguardante i mercati degli strumenti finanziari, avvenuta il 15 aprile.  Una direttiva che fissa un limite alle attività speculative sulle derrate alimentari, e anche un limite più stringente per i mercati borsistici in materia di speculazione sulle materie prime e i prodotti agricoli. Così facendo, la direttiva punta ad evitare che chi non ha nessun interesse nella produzione dei prodotti alimentari non ne acquisti  quantità illimitate.

Ferber spiega su EurActiv.de: «Un produttore di cioccolato ha un interesse reale per quel che riguarda il cacao e dovrebbe, per questa ragione, essere in grado di mettere in sicurezza i prezzi dei raccolti sui mercati borsistici. Un agente finanziario, che cerca solo di speculare sul prezzo del cacao, non prevede in alcun modo di acquisire il prodotto». Il socialdemocratico Udo Bullmann, presidente del gruppo SPD all’Europarlamento, aggiunge: «La direttiva che è stata adottata è un passo avanti storico per fermare il gioco immorale  della roulette dei mercati relativa ai prodotti alimentari, agricoli e alle materie prime».

Anche i Verdi sono soddisfatti. Sven Giegold, esperto finanziario e portavoce dei Verdi al Parlamento europeo, ha definito l’accordo raggiunto «una vittoria formidabile per l’impegno civico in Europa. Ora ci sono pesanti contrappesi sulla speculazione contro i prodotti alimentari e le materie prime». Però Thilo Bode, a capo di Foodwatch,  intervistato da Deutschlandradio  si è detto deluso dalla direttiva: «Persistono delle lacune importanti. Ogni Stato potrà fissare il suo limite massimo alle speculazioni, questo potrebbe portare ad un gara a chi fa meno e a regolamentazioni lassiste. Dopotutto, l’Unione europea è un solo ed unico mercato. E se tutti i mercati borsistici possono imporre loro stessi dei limiti sui contratti speculativi, allora ci sarà evidentemente una corsa verso quelli che propongono le condizioni migliori. Le restrizioni sulle speculazioni potrebbero essere indebolite».

David Hachfeld, un esperto di commercio di Oxfam Deutschland, accusa la borsa di Londra, il più grande centro finanziario europeo: «Il rischio esiste chiaramente per quel che riguarda la Gran Bretagna. Un livellamento verso il basso nei termini di regolamentazione minaccia di instaurarsi in tutti i centri finanziari europei»

Proprio a causa della complessità delle interconnessioni della speculazione finanziaria mondiale, Foodwatch chiede a maggiore trasparenza a Deutsche Bank ed avverte: «Fino a quando non rivelerà le sue attività speculative, un dialogo costruttivo è impossibile. Alla fine, Deutsche Bank dovrà divulgare i suoi studi – che è quello che non cessa di promettere – dedicati agli effetti della speculazione nel settore alimentare».