Il nuovo rapporto del Wwf

Spreco alimentare, quanta natura buttiamo nella spazzatura

Un miliardo di persone al mondo è colpito dalla denutrizione: nella nostra Europa 80 milioni di cittadini non possono garantirsi un pasto al giorno

[11 ottobre 2013]

Il tema dello spreco alimentare è entrato da tempo nell’agenda di discussione politica. Lo spreco di cibo (quasi un miliardo e mezzo di tonnellate all’anno) contrasta con la piaga della denutrizione, che colpisce quasi 1 miliardo di persone. Ma alla spreco di cibo si associa anche uno spreco di natura, come emerge dal rapporto Wwf “Quanta natura sprechiamo” e dall’indagine realizzata da GfK Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply, presentati oggi all’evento organizzato dall’associazione ambientalista Ridurre lo spreco alimentare: una ricetta per salvare il pianeta.

«Per arrivare sulle nostre tavole, il cibo di cui ogni giorno ci nutriamo richiede moltissime risorse naturali e per questo può avere impatti importanti sui sistemi ecologici del pianeta- ha sottolineato Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del Wwf Italia- Quando il cibo viene sprecato, anche il suo “costo” ambientale viene sprecato, e l’ambiente viene quindi inquinato, sfruttato o alterato invano. La riduzione degli sprechi deve diventare una priorità, anche attraverso un migliore bilanciamento tra la produzione e la domanda. In molti casi sono sufficienti semplici azioni da parte di singoli cittadini, produttori, rivenditori, ristoratori e imprese per contribuire a raggiungere la sicurezza alimentare e una migliore sostenibilità ambientale».

Secondo il rapporto Wwf, realizzato con la collaborazione scientifica della Seconda Università di Napoli, nel 2012 abbiamo sprecato in Italia fino a 1226 milioni di metri cubi d’acqua utilizzata per produrre cibo che è stato gettato senza essere consumato (il 46% per lo spreco di carne, il 29% per cereali e derivati, il 22% di frutta, verdura e tuberi e il 3% per latte e derivati), un valore comparabile all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani: di questi, 706 milioni di m3 sono in capo ai consumatori, mentre 520 milioni di metri cubi si sono persi lungo la filiera prima ancora di arrivare nelle case.

Sul fronte delle emissioni, sono 24,5 milioni le tonnellate equivalenti di CO2 immesse inutilmente in atmosfera per produrre beni alimentari sprecati, pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti: di queste 14,3 milioni di tonnellate di CO2 associate al cibo sprecato dai consumatori e 10,2 milioni di tonnellate associate alle perdite lungo la filiera alimentare.

Infine, secondo il rapporto, abbiamo sprecato circa 228.900 tonnellate di azoto reattivo contenuto nei fertilizzanti (143.100 tonnellate sprecate dai consumatori, 85.800 tonnellate lungo la filiera), vale a dire che il 36% dell’azoto immesso nell’ambiente, con gravissimi impatti sulla qualità delle acque e sulle specie che popolano gli ecosistemi idrici, poteva essere evitato.

Il Wwf spiega che il peso ambientale di quello che sprechiamo dipende sia da quanto sprechiamo sia da cosa, in quanto ogni alimento ha una propria impronta ambientale che dipende dalla sua filiera di produzione: lo spreco di 1 kg di carne “costa” all’ambiente 10 volte la quantità di gas serra e di azoto reattivo richiesti da 1 kg di pasta. Lo spreco di 1 kg di manzo utilizza invano 594 litri di acqua a fronte dei 15 litri per lo stesso quantitativo di pasta. Quindi, anche se i cereali rappresentano il 35% della massa di cibo tipicamente sprecato, mentre la carne, alimento più caro e pregiato, ne rappresenta il 12%, i loro impatti ambientali sono comunque elevati.

Tra l’altro, almeno per quanto riguarda gli italiani, ci troviamo di fronte ad uno spreco consapevole e che costa caro alle tasche dei consumatori: infatti secondo la nuova indagine realizzata da GfK Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply, la quasi totalità (90%) degli italiani riconosce oggi lo spreco alimentare come un problema serio ed individua la principale causa nei comportamenti poco attenti dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato. Alla perdita di cibo e risorse contribuisce poi anche il sistema produttivo che fa registrare  lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola.

All’evento, organizzato in vista della Giornata Mondiale dell’Alimentazione (16 ottobre) sotto l’egida e con la partecipazione della campagna globale Think.Eat.Save di Unep/Fao, di cui il Wwf è partner, e che è stata anche la prima tappa della roadmap Wwf verso EXPO 2015, di cui l’associazione è “Civil Society Participant”, ha partecipato anche il parlamentare europeo Salvatore Caronna, che ha portato il tema dello spreco in sede UE: «Per troppo tempo l’obiettivo di ridurre lo spreco di cibo è stato considerato irrealistico dalla politica, dalle istituzioni e dalla grande economia.

Nel gennaio 2012 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che affronta in termini strategici il problema del nostro modello di sviluppo, che da un lato spreca 1/3 di cibo perfettamente commestibile, dall’altro ha quasi 80 milioni di cittadini che, nella sola Europa, non sono in grado di garantirsi un pasto completo al giorno. Per la prima volta lo spreco di cibo è entrato nell’agenda di una grande istituzione, ora è indispensabile che altre istituzioni facciano la loro parte, a partire dai Governi Nazionali: mi aspetto che in tutti i Parlamenti dei 28 Paesi dell’UE, vengano approvate norme che ricalchino la risoluzione del Parlamento Europeo. È indispensabile una forte presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica- ha continuato Caronna-.Per questo abbiamo chiesto che la Commissione Europea indica al più presto l’Anno Europeo contro lo spreco alimentare, un primo atto verso il grande traguardo di dimezzare lo spreco di cibo da qui al 2025. Una battaglia giusta, che sono certo potremo fare insieme. Perché un nuovo modello di sviluppo, più giusto, più sobrio, più rispettoso dell’ambiente è possibile».

Tra le varie iniziative anti-spreco lanciate dal programma Wwf “One Planet Food” insieme a importanti imprese che nei prossimi mesi coinvolgeranno milioni di italiani in comportamenti virtuosi e replicabili, ci sono le eco-vaschette antispreco, una versione evoluta della classica “doggy bag” americana per l’asporto del cibo avanzato, che in questi giorni sbarcheranno in Italia in tutti i ristoranti dei punti vendita Ikea; gli scarti, invece, diventeranno concime grazie all’iniziativa sperimentale di Wwf e Autogrill: ogni 100 kg di rifiuti organici raccolti nelle aree di servizio di Brianza Nord, Brianza Sud e Villoresi Est, saranno trasformati in circa 25 kg di compost per nutrire l’orto dell’Oasi Wwf di Vanzago, dove si pratica agricoltura biologica e dove le scuole del territorio potranno imparare e coltivare.